Frammenti - Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.

Luigi Albano
Luigi Albano
Vai ai contenuti

Menu principale:

Frammento iscrizione fatta a Duillio

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in antica Roma ·

">

Il Libro di Enoch

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in curiosità ·









"Vai da Noè e nel mio nome digli ‘nasconditi!’, dopo di che rivelagli che la fine è prossima: tutta la terra sarà devastata, il diluvio sta per arrivare e spazzerà via tutto ciò che si trova sulla terra. E poi spiegagli che lui però può salvarsi, che la sua stirpe sarà preservata per tutte le generazioni del mondo”.

Sembrerebbe un passo della Genesi ma in verità si tratta del paragrafo X del Primo libro di Enoch, un manoscritto di origine giudaica, redatto quasi sicuramente intorno al I secolo a.C.

Il Libro di Enoch viene attribuito al patriarca antidiluviano Enoch che, come possiamo leggere nella Genesi, era il bisnonno di Noè.

Il manoscritto è giunto fino a noi in forma integrale nella sua versione in lingua ge’ez, un’antica lingua delle regioni etiopi, tanto che il testo è conosciuto anche con il nome di “Enoch Etiope”.

Da un punto di vista puramente religioso il Libro di Enoch, vista la sua attribuzione ad un uomo vissuto prima del Diluvio Universale, sarebbe il testo più antico mai scritto da un essere umano.

Proprio per questo motivo si tratta di un testo che ha avuto un’enorme importanza nella storia del pensiero religioso di matrice giudaico cristiana, ma anche nella storia dei culti pagani, delle religioni e delle filosofie esoteriche e delle sette sataniche propriamente dette.

È importante fare subito chiarezza: quando si parla del “Libro di Enoch” ci si riferisce a tre testi diversi, tutti e tre comunque considerati apocrifi sia per la religione ebraica che per quella quella cristiana e precisamente

il Libro di Enoch venne definito aprocrifo: dagli ebrei durante il concilio di Jamnia cioè intorno alla fine del I secolo d.C., all’inizio del IV secolo d.C. dal canone cristiano mentre (Il primo Libro di Enoch ) è invece considerato un testo canonico dai fedeli della Chiesa Copta.
Bibliografia: Vangeli Apocrifi di Esther Neumann.

">

Il significato biblico di "Cherem"?

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in la storia biblica ·
Quando una città era dichiarata Cherem, uomini ed animali e cose inanimate, tutto in somma era devoto alla divinità, tutto doveva essere distrutto, e consumandolo col fuoco se ne faceva un grande olocausto.

Il sottrarre alcuna cosa era sacrilegio.

Dall'universale macello erano esenti le vergini; ma dei maschi persino i lattanti si scannavano e non si perdonava né il sesso, né l'età.

I metalli non consunti dal fuoco si aggiudicavano ai templi.

Ma il Cherem non era sempre generale: alcuna fiata comprendeva i soli uomini, e non le femmine, i fanciulli e glì animali; altra fiata si consacrava alla divinità una parte della preda, restando l'altra da dividersi fra i vincitori, e vi erano altre modificazioni; perché l'anatema assoluto non tornava sempre gradito ai combattenti a cui il bottino serviva di stipendio, né si metteva in uso fuorché nei casi di estrema necessità, quando importava d'infiammare gli uni, di atterrire gli altri, o di distruggere un nemico per contenere il quale, ancorché vinto, mancavano le forze.

">

Iscrizione scolpita nelle colonne di erode attico

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in antica Roma ·


">

Pillola del Giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·

">

Il Carmelo del mare

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in la storia biblica ·


La sacra Scrittura (LETTURE: 1 Re 18, 42-45; Sal 15; Gal4, 4-7; Gv 19, 25-27) esalta la bellezza del monte Carmelo, là dove il profeta Elia difendeva la purezza della fede d’Israele nel Dio vivente.

In quei luoghi, all’inizio del XIII secolo ebbe giuridicamente origine l’Ordine carmelitano, sotto il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo.

Il Carmelo del mare, come vien detto nella Scrittura, monte della Fenicia a 120 stadj da Tolemaide, apparteneva alla Tribù di Aser, distinto dall'altro Carmelo nelle terre della tribù di Giuda, celebre per l'avvenimento di Nabal, d'Abigaille e di David, e per l'arco trionfale di Saul superbo della vittoria contro gli Amaleciti, come si raccoglie dal lib. di Giosuè cap. 2o v. 55; e dal primo dei re cap. 15 v. 22 e cap. 25. v. 3.

Il Carmelo del mare era veramente vicino al mediterraneo, e non era già un monte solo, ma una catena di monti continuati da tramontana a mezzogiorno, ed entranti e stendentisi per lungo tratto nelle terre della tribù d'Issacar e di Zabulon.

Questi monti non erano immediatamente sul mare, ma lo toccavano coll'estremo dei loro fianchi.

Plinio però ricorda il promontorio del Carmelo, e Tacito riferisce che nella cima di questo monte ai tempi di Vespasiano, era un altare a Dio dedicato che dicevasi del Carmelo, dove nè tempio, nè simulacro si vedeva, ma nudo altare e riverenza di religione.

Vi esistevano le rovine di un antico altare consacrato al vero Dio, e sopra questo monte faceva Elia ordinariamente dimora.

Era inoltre così fertile che talvolta prendevasi il suo nome per l'emblema della fertilità.

(tratto da Perle dell'Antico Testamento  - pubblicazione del 1824)

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in islamismo ·


">

Il nome di Mosè nella Bibbia

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in la storia biblica ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

Modo dei Romani di dichiarare la guerra (incisione)

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in storia antica roma ·


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in islamismo ·

">

L'Esposizione dei neonati a Roma

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in storia antica roma ·
Considerevole, come è ben noto, era il numero delle nascite a Roma di neonati figli di prostitute, ed ogni mattina si raccoglievano nelle vie, sulla soglia delle case, sotto i portici e nei forni dei pistori cadaveri di neonati esposti così ad una morte certa, usciti appena dal ventre, ignudi sopra le pietre.
La saga era l'operatrice svergognata d'infanticidi, la quale soffocava tra le pieghe del suo vestito le vittime innocenti che le proprie grida condannavano a morir di violenza.
La madre spesso aveva pietà, è vero, del frutto delle sue viscere, e contentavasi di far esporre il bambino avvolto nelle sue fasce o sulla spiaggia del Velabro (lacus Velabrensis), o sulla piazza delle erbe (in foro alitorio) appiè della colonna Lattaria (columna lactaria); ivi almeno questi sciagurati orfanelli venivano raccolti ed adottati a spese dello Stato che faceva loro da tutore, ma infliggendo loro l'infame appellativo di bastardi.
Tal fiata matrone sterili, suppostrices (infami megere che faceano il mestiere di cangiar i fanciulli), cittadini afflitti di non avere eredi, venivano a scegliere tra questi poveri derelitti quelli che meglio potevan prestarsi ai loro di segni buoni o malvagi. Spesso il Velabro risuonava di vagiti nelle tenebre, e si vedevano passare siccome spettri le sagae, le madri stesse che portavano il loro tributo a questo spaventoso minotauro che si chiamava esposizione (expositio) dei bambini sulla via pubblica.

">

La storia biblica

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in la storia biblica ·
Jehovà era il Dio nazionale degli Ebrei, come Baal - Dagon dei Filistei, Baal - Berit dei Sichemiti, Baal - Fogor dei Moabiti, Chamos o Moloch degli Ammoniti, Bel o l'Altissimo dei Babilonesi ed anche dei Cananei, e così di altri.

Ma dopo che l'orgoglio nazionale degli Ebrei fu innalzato dallo splendore dei regni di Davide e di Salomone, partendo dall'opinione che la vittoria viene da Dio, e che il Dio più forte vince il più debole, Jehovà divenne il Jehovà Elohim (Signore degli Dei), il supremo e potentissimo sopra tutte le divinità, il Dio geloso di essere adorato dagli Ebrei ad esclusione di ogni altro.

E quando la potenza israelitica decadde, non fu perché Jehovà si lasciasse vincere dalle divinità straniere, ma perché era incollerito contro i suoi propri adoratori e voleva punirne le prevaricazioni.
All'incontro i profeti promettevano sempre, che un giorno Jehovà avrebbe instaurato il suo popolo e fatto il più grande di lutti i popoli: e questo sentimento, divenuto anche più vigoroso durante l'esilio, fu la fonte da cui scaturì l'idea del Messia.
Nella Bibbia non vi è indizio che gli Ebrei avessero cognizione di sostanze spirituali, nel senso della teologia moderna.
Tutto per loro era corporeo, e corporeo facevano anche Dio benché non si potesse assegnarne la figura o là forma: anzi ella era così inviolabile ed inaccessibile all'occhio umano che ritenevasi, nessuno potere veder Dio, senza essere colpito da morte istantanea.

Il tabernacolo prima, e il Santissimo dopo la fondazione del tempio era il luogo ove scendeva Jehovà e da dove emanava i suoi oracoli; nel quale misterioso recinto il solo gran sacerdote aveva il diritto di entrare una volta all'anno, nel dì delle espiazioni.
(dalla Storia Biblica, riedizione opera del 1851, prossimamente in uscita)

">

Elohistici o Jehovistici

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in Genesi ·
Qui i critici troveranno ancora un argomento perentorio per le loro opinioni.

La Genesi in specialmodo e il Pentateuco in genere risultano composti di documenti diversi: Elohistici e Jehovistici.
Il diluvio viene raccontato due volte; una sempre con il nome del Dio Jehovah e l'altra con il nome di Elohim.
Noi sottoponiamo qui le due storie:



">

Gli Angeli nella Bibbia

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in angeli ·







Quantunque nella Bibbia vi sia frequente menzione di angelofanie, i redattori tuttavia neppure sugli angeli e sugli spiriti avevano concetti distinti.

Gli angeli talora sono uomini santi, altre volte sono creature umane, che hanno corpo, mangiano, bevono, dormono, parlano, camminano, ma di una natura superiore agli uomini perché possono rendersi invisibili.

">

Pagina di un dizionario antico romano (inizio 1800).

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in storia antica roma ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in islamismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in islamismo ·


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·


">

La Gazzella

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in favole ·















Una gazzella essendo andata ad una fonte per dissetarsi, scorse la sua imagine sulla superficie dell'acqua ma non potè astenersi dal gemere per la magrezza delle sue gambe, ma s'insuperbì della magnificenza delle sue corna.

Tutto a un tratto una truppa di cacciatori si pone ad inseguirla e la gazzella si slancia nella pianura da loro allontanandosi ma appena essa entrò all'interno della montagna le sue corna si avviluppano agli alberi, ed i cacciatori la presero.

"Infelice, disse la gazzella mentre spirava, ho disprezzato ciò che mi poteva salvare e invece ciò che mi inorgogliva è stata la mia rovina".

">

I Lupi

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in favole ·










Alcuni lupi avendo avvistato delle pelli di bue che galleggiavano in un bacino d'acqua corrente, venne loro voglia di mangiarle e decisero pertanto di bere tutta l'acqua al fine poterle prendere quando il bacino fosse secco, ma essi scoppiarono senza aver potuto avvicinarsine.

Senso morale: Questa favola raffigura uno sciocco che intraprende una cosa impossibile.

Un leone sorprese un lupo intento a rubare un porcello e mentre fuggiva con la sua preda gliela tolse.

"Ammiro, disse fra se stesso il lupo, il modo con il quale sono stato privato di quello che mi sono impossessato con la violenza".

Senso morale: Cio che si acquista per mezzi ingiusti non rimane in possesso di colui che se ne rese padrone i e se vi rimane  non ne gode.

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in islamismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·


">

Il Cappello sulle Ventiquattro

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in modi di dire ·








Dopo la riforma dell'ora unica per l'Europa centrale, con la divisione dell'orario quotidiano in ventiquattro ore, può essere ricordata l'espressione caratteristica fiorentina: portare il cappello sulle ventiquatro, che è una singolare civetteria dei bellimbusti, specialmente popolani.

Il cappello sulle ventiquatro è il cappello messo sul capo di traverso, che accenna a cadere, ma non cade, ed è questa la bravura di chi lo porta, per farsi specialmente ammirare dalle ragazze.

Le ore ventiquatro rispondono al sole che sta per tramontare, che sembra quasi cadere ma non è ancora caduto.

">

MAMMA DI S. PIETRO

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in modi di dire ·











Chiamasi così colei, che non solo è attaccata all’interesse e avara, ma anche dura inverso i poveri.

E ora io racconterò a quel modo che mi fu raccontata, la tradizione da cui questa denominazione, un po’strana, trae l’origine.

Dicesi dunque che la mamma di S. Pietro apostolo fu in vita sua tanto e poi tanto avara, che qualunque povero le si accostasse per l’elemosina, ella con male parole lo cacciava via come un can frustato.

E questo mal animo ella lo mostrava anche più specialmente dando ai cani e ai gatti, piuttosto che ai poveri affamati gli avanzi de pesci mangiati in famiglia e che il suo marito e il suo figliolo avevan pescati.

Più volte i suoi di casa e gli altri parenti e i vicini l’avevan ripresa di questa durezza, e l'avevan consigliata a essere più umana; ma ella non abbadava alle parole di loro, e dentro di sé parea rispondesse: crò cro tu dirai e io farò.

E cosi ella visse sino all’ ultima vecchiezza senza cambiar costumi né modi, forse buona massaia in casa ma cattiva e disumana inverso i fratelli.

E venuta al punto del morire, fece partenza di questo mondo, e per quel suo peccato andò dannata.

Gia da molti anni la poveretta scontava il malfatto, quando le sue raccomandazioni (non so ben come) giunsero all’orecchio del suo figliolo, che era già in paradiso.

Il quale, commosso da quei preghi e dal tanto patire intercesse per lei presso il Signore e ottenne in grazia di poterla cavar di laggiù, se fosse trovato che in tutta la sua vita terrena ella avesse avuto da un povero un Diel Meriti.

E infatti si rinvenne che una volta ella aveva dato per carità una fronda di cipolla a un povero, che disse « Diel meriti » però fu
mandato tosto un angiolo con questa fronda tutta splendente, perchè la cavasse fuori del luogo di dannazione.

Ed ella appena quella fronda ebbe veduta e riconosciuta, vi s’attaccò con tutte e due le mani e l’Angelo intanto veniva tirandola su.

Allora le altre anime che le eran compagne e vicine, vedendo questo, quale le si attaccava da un lato quale da un altro, pregando d’andar su con lei.

Ma ella provò in quel punto un risentimento tanto forte, che si dibatteva e si scoteva tutta per cacciar via quelle meschinelle e per quel commovimento diepettoso e disumano avvenne che la fronda si strappasse e ella ricadde dov’era mentre l’Angiolo rivolò in Paradiso.

1869, T. Gradi (ortografia originale)

">

AVER LA CODA DI PAGLIA

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in modi di dire ·










Ecco l’origine di questo dettato.

E’ vi fu un tratto una certa volpicella, alla quale, perché era poco sperta e di molto golosa, le intravvenne di dare in una tagliola, dove lasciò buona parte della sua coda.

Afflitta e vergognosa molto di questa disgrazia, ella non s‘attentava di comparir più fra il suo parentado, e si stava soletta e celata in luogo, dove da nessuno quella vergogna fosse veduta.

Nondimeno ella non potette far tanto che fra quel suo parentado non si spargesse con grande scandalo, ch’ ella invece di coda non aveva altro che la miseria d'un mozzicone; e però tutto il vicinato, fatto prima consiglio e preso partito, furono a lei e dopo averla un pò borbottata e un po’ consolata, le accomodarono in su quel mozziconcello una bella coda di paglia, fatta ad arte, che pareva
una coda davvero: e innanzi di lasciarla 1'avvertirono che non s’ avvicinasse mai a nessun fuoco, perché fuoco non le pigliasse quella figura di coda, e tutta lei bruciasse.

Ma questo provvedimento e questo consiglio non furono tanto segreti, che un galletto non sentisse e tutto raccontasse a chi di ragione: il perché quand’era in sull’ ora che le volpi vanno alla busca, si vedeva qua e la presso i pollai de’ focarelli mezzo nascosti, che parevari dire a quella disgraziata di coda: « Se vieni, ti brucio ».

E la volpicella nostra, che tutto questo Vedea, girava largo da pollai per amor della coda, e vivea in gran tribolazione e sospetto molto d’incappare in qualche fuoco acceso a tradimento.

Quanto durasse quella tapinella a questo modo non si sa bene, ma dice che poi désse della coda in una fiammolina, e si restasse tutta abbruciacchiata e morta.

E però d’un uomo che ha del mal fatto e sta in sopetto, l’essere scoperto a ogni momento e che con gran cura da tutti si guarda, si dice che costui ha la coda dipaglia, e ha paura ch’ella non gli pigli fuoco.

E come la volpe non facciamo noi. Se abbiamo, qualche difetto, confessiamolo e comportiamolo; perciocche la malizia alle volte sta più nello studio di nascondere le magagne, che nelle magagne stesse.

Ad ogni modo il meglio è mai non fare, e paura non avere.

1869, T. Gradi (ortografia originale)

">

LA RELIQUIA DEL BEATO FEDERICO IMPERATORE BARBAROSSA

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in reliquie ·









Nella chiesa di Brienno (sul Lago) si conservano tuttora in una custodia di vetro due involti, sui quali è scritto in caratteri gotici: Reliq. Federici Imperatoris Barbarossae.

Ecco quello che scrisse in proposito l'Ordine, giornale clericale della diocesi di Como:

«Io penso che in quei tempi remotissimi, in cui i popoli di proprio arbitrio, senza dipendere da autorità alcuna, innalzavano dopo morte all'onore degli altari coloro che in vita o colle loro virtù eminenti avevano destata l'ammirazione dei contemporanei, o in qualsiasi modo avevano beneficata l'umanità oppressa, i Comaschi abbiano fatto altrettanto con questo imperatore alemanno, flagello certamente d'Italia, ma in Como Benedetto quale liberatore dall'odioso giogo dei Milanesi, poiché, oltre l'aver riedificata la citta, ci colmò di grandi benefizi e privilegi ».

Il culto del Barbarossa era sparso in tutto il territorio comasco, e parecchie chiese se ne disputano, o meglio se ne disputarono la sepoltura.

Alcune altre città dovettero professare molta venerazione al Barbarossa, perchè anche i Lodigiani ne hanno collocata la statua sulla facciata della cattedrale.

Il parroco di Brienno mi ha mostrato, nella sagrestia della chiesa parrocchiale, in una custodia di ottone esagonale e a vetri (un bel lavoro del cinquecento, benché un po' guasto dall'uso), più di una ventina di piccoli involti contenenti reliquie di Santi.

Fra gli altri ve n'erano due che portavano le scritte seguenti, che io ho copiato letteralmente.

Sopra uno era scritto: st. Federici Imperator, e conteneva un dente incisivo, sull'altro: R.fci. Barbarossa, e conteneva un pezzetto di legno.

Ho domandato al parroco se non vi erano tradizioni in proposito e mi ha assicurato che nell'archivio della chiesa esisteva un elenco, nel quale quelle reliquie erano enumerate, e, quel ch'è più, un documento che parlava di dette reliquie.

Però in quel momento, per quanto cercasse nelle vecchie carte, non potè rinvenire il prezioso documento, e ho dovuto partire con la promessa che più tardi me ne avrebbe mandato una copia.

A Como poi ho trovato un altro sacerdote, il quale mi ha assicurato che quei documenti esistono veramente, e ch'egli li ha veduti coi propri occhi.

L'importanza storica di questa legenda non sfuggirà a nessuno dei nostri lettori.

È noto che in Germania Federico Barbarossa è ancora venerato, nella leggenda popolare come un eroe meraviglioso.

Doveva essere naturale che questa leggenda tedesca si estendesse pure a quei popoli lombardi che lo avevano parteggiato maggiormente per i Tedeschi contro i Milanesi.

Como ed il Comasco sostenevano le ragioni del Barbarossa: ed ecco il diavolo dei Milanesi diventare un Santo per i Comaschi.

Nella storia delle credenze popolari non è un caso nuovo; anzi può dirsi frequente; ma la insistenza della tradizione prova la tenacità di certi sentimenti nella vita comunale italiana.

1893, A. Pozzi (ortografia originale)

">

Sorsensi

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in curiosità ·











La scrittrice Grazia Deledda nelle note alla Lauda di Sant'Antonio scrive che "in ogni circondario in Sardegna, c'è un villaggio cui si è sempre sfogato lo spirito sottilmente o grossolanamente caustico del popolo. Lodè è stato la vittima del circondario di Nuoro".

Sorso è la vittima del circondario di Sassari.

Il monello sassarese tanto bene descritto da Enrico Costa nelle sue Acqueforti, quando in polta mazzeddu (luogo di convegno in Sassari degli asinai e sfaccendati)  vede passare qualche sorsense gli grida dietro: Sussincu maccu (dal latino maccus - stupido, cretino).

L'immaginazione popolare sassarese tanto feconda, tanto spiritosa e frizzante ha intessuto un così gran numero di leggende e storielle intorno a Sorso ed ai suoi abitanti che è impossibile che i poveri Sorsensi possano togliersi da dosso la nomea di persone stupide e cretine.

Si racconta che un giorno i Sorsensi radunati a consiglio, stabilirono di rubare ai Sassaresi la fonte di Rosello.

Per un anno, le buone massaie filarono li funizeddi (fune fatta di foglie di palma, questo è un prodotto speciale di Sorso) e quando ogni cittadino ebbe la sua si avviarono verso Sassari, ivi giunti ognuno legò la sua fune alla fontana e iniziarono a tirare.

Così termina la leggenda raccontata dai Sassaresi ma i Sorsensi vi fecero un aggiunta: "quando stavamo tirando colle nostre funi la fontana di Rosello, i Sassaresi uscirono dalle mura con i fucili" , quindi gli abitanti di Sorso domandarono ai Sassaresi: Ca era oiù maccu? (chi era più stupido?).

Un altro racconto popolarissimo è questo:

Era il mese di agosto, e già da molti mesi non pioveva, preghiere, messe cantate e processioni per il villaggio a nulla servivano, si decise allora di fare una processione in campagna e benedire i campi.

Molti devoti e quasi tutti gli agricoltori uscirono in processione con il prete che con un gran crocifisso in mano dava la benedizione.

Si racconta che mentre il prete benediceva un campo, una lepre forse spaventata dai lamenti e dalle litanie del popolo supplicante uscì fuori dalla sua tana e passò spaurita a pochi passi dal prete.

Questi gli scagliò addosso il crocifisso ma la lepre sana e salva si rifugiò in una macchia. Parecchi contadini corsero dietro con i fucili ma il prete li fece desistere dicendo loro: No l'à sigghidu Gesu Criltu e no lu sigarà nemmancu la balla (non l'ha raggiunto Gesù Cristo e non lo raggiungerà neanche la palla)

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·
Tags: ebraismopillola


">

Il Feticcio Romano

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in curiosità ·















Il feticcio romano (fetish ossia portafortuna) consiste in una calamita rinchiusa in un sacchetto di flanella o di lana rossa unitamente ai seguenti ingredienti: cera, raschiature di ferro, un pezzo di palma d'uliva, un po di ruta e una mollica di pane.

Si capisce che per godere delle virtù del sacchettino bisogna portarlo sempre con se.

Ora viene la parte più bella e somigliante in  tutto al Voodooismo, ogni quindici giorni e non più in la, si deve far bere alla calamita del vino immergendola in un bicchiere, pare che per questa immersione sia migiore il marsala, ma in ogni caso la calamita richiede del vino superiore altrimenti sparirebbe questo incantesimo.

Si ritrova la medesima idea quando il contadino romano, prima di bere, versa un po di vino per terra, "la festa non è bella se non si versa del vino" dice il proverbio romano.

Nel voodooismo si immerge il Luck-ball nell'acquavite ossia nel wisky.

Notasi bene che la calamita deve essere rubata o regalata e non mai acquistata: la stregoneria ha un santo orrore per chi paga i suoi debiti e soffre dell'onestà dei suoi devoti.

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·
Tags: pillolacristianesimo


">

Usi funebri Sardi

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in usi e costumi ·




















Tutti i popoli della terra hanno avuto per i morti culto e venerazione speciale ed il render loro onori funebri era in uso anche fra i Barbari.

Gli Ebrei ed i Cristiani hanno sempre gareggiato  fra loro nel preparare e rendere onori ai loro morti il più sontuosamente possibile, come se in tale atto volessero far mostra dell'intensità e sincerità del dolore.

Mano mano che la filosofia di Cristo si sparse onnipotente sulla terra, i popoli sentirono l'influsso poderoso delle sue dottrine e lo rivelarono - oltre che nelle preghiere - negli usi e nelle abitudini domestiche e specialmente negli accompagnamenti e nelle commemorazioni funebri.

I Sardi, allora come adesso abbandonati nella loro splendida isola, tenaci conservatori delle tradizioni dei loro antenati, parrebbe che con la nuova credenza non cambiassero se non per la divinità e l'apparato esteriore imposto dalla nuova Chiesa nelle pubbliche cerimonie religiose, ritenendo nelle abitudini domestiche una parte di quelle diventate ormai incancellabili dal loro animo.

II popolo più tenace nel conservare intatte le sue abitudini è per natura sua più restio a modificarle e rimane perciò unico custode delle più antiche tradizioni, le quali le sa tramandare inconsciamente dalle epoche più lontane.

Spicca il carattere del Sardo negli usi e nelle cerimonie funebri, nelle feste nuziali, nei ludi guerreschi, nella caccia, nel canto, nei balli pubblici e più specialmente nella vita individuale e nella intimità delle famiglie.

Sul letto di morte del Sardo, in quei letti caratteristici, composti di un materasso posto in terra accanto al focolare, detto campalellu - quasi letto di campo - stà silenziosa e senza lacrime la persona più cara, ansiosa e tremante all'appressarsi dell'istante supremo.

Ha nella destra una candela di cera accesa per la prima volta - simbolo della fede cristiana pura - pronta a ninnare - fare il segno della croce - per colui del quale già sente fuggire 1'estremo respiro.

Fissando mestamente il caro volto mentre è certa che nessuna speranza le rimane, trova ancora qualche parola d'incoraggiamento al moribondo clie, inconscio, non la sente.

Egli muore e la mano amata lo segna con la candela accesa, quindi le chiude la bocca perchè i segreti della sua vita ornai trascorsa non gli sfuggano e pervengano ad orecchie di persone profane e mal fidate.

Chiude gli occhi che guarda un'ultima volta, mentre le lacrime le scorrono cocenti sul viso.

Con voce di pianto chiama il caro estinto per nome - come per accertarsi che sia veramente morto - ripetendo tra i singhiozzi: coro, coro, coro - cuore, cuore, cuore - manda doloroso lamento di morte l'ultimo addio al caro trapassato.

Quindi, affinchè al morto non fugga di casa la fortuna - saguru -  gli si tagliano le unghie o gli si recide una ciocca di capelli dalla parte superiore del capo che sarà ben custodita in un angolo remoto della casa per la protezione (talisman).

Alcuni degli astanti invece danno sfogo al dolore piangendo e rumorosamente gridando, strappandosi per il dolore i capelli dandosi dei pugni sulla testa o sulle anche o graffiandosi il viso, mentre gli altri provvedano a lavare accuratamente il morto a pettinarne i capelli ed a rivestirlo degli abiti più belli e per lo più cuciti premurosamente a nuovo negli ultimi momenti dell'agonia.

Intanto la porta di casa rimane chiusa e solo quando il morto è decentemente vestito e disteso in mezzo alla stanza con i piedi rivolti all'uscita con tre donne che devono piangerlo sedute intorno, si apre la porta di casa e si manda quindi ad annunciare al prete o al sacrista della morte avvenuta affinchè il suono lugubre della campana annunzi al popolo - silenzioso al funebre rintocco - che una vita si è spenta e lo invita alla preghiera.

Le visite affluiscono appena la notizia si diffonde, le donne entrano silenziose con le gonne nere fluttuanti sulla sottana candida, che spunta vagamente pieghettata alla estremità del furèsi — gonna nera  — e col corsetto rosso — corìln — rivolto alla parte meno ricca di ornamenti e di fregi, fanno il segno derlla croce alla vista del morto; coprono la bocca col luppóne — lembo dello scialle che avvolge loro il capo e che esse alzano sul mento,  che fermano sulla punta del naso in segno di lutto — e quindi si siedono in terra poggiate sulle gambe piegate come donne orientali negli harem, serie, maestose e voluttuosamente belle.

Al capo del letto mortuario ed ai suoi lati stanno a piangere le donne che per parentela od amicizia, furono al morto più care, le altre secondo il loro grado di parentela fan siepe attorno interrompendo di tratto in tratto i singhiozzi col narrare le virtù dell'estinto, i grandi suoi patimenti nella malattia, gli ultimi suoi istanti e come fu lenta o precipitata l'agonia - sa mola - .

Gli uomini, per lo più ritirati in un'altra stanza, discorrono pacatamente fra loro finche una nenia lenta lenta e monotona li interrompe.

E' una nenia che modula il suo canto mortuario semplice ed appassionato a simiglianza delle prediche antiche. Questo canto interrotto dal coro, coro lungo e lamentevole non è accompagnato né da suòni, né da musiche, come quello delle prediche degli Ebrei, ma da singulti e da gemiti.

Le naeniae o mortualia dei Romani, recitate quasi egualmente per tutto danno l'idea di queste piangitrici prese a nolo — con una maggiore o minore retribuzione.

Tra i Sardi però — sebbene qualche donna segua per secolare tradizione il costume romano, e pianga e canti spesso per morti non parenti  né amici — conserva nella maggior parte una tale dignità e riservatezza circa i doni che a loro venissero offerti, per cui è raro il caso in cui vengano accettati.

Delle astanti, alcune rispondono con versi inspirati all'amore e al dolore che restano indelebilmente impressi nella memoria di chi li ascolta.

Le lodi che vengono tributate ai morti se hanno del tenero e dell'affettuoso non mancano spesso delle solite esagerazioni e degli immeritati encomi. Cionondimeno questi versi armoniosi cantati da donne piangenti e dondolanti leggermente con il capo, con le mani rivolte al defunto, toccanti la fronte o le fredde mani di questi, imprimono un tal senso di mestizia e di pietà,da lasciare una traccia incancellabile nell'animo più duro.

Gli attilos assumono una speciale importanza quando s'improvvisano piangendo qualchemorto di morte violenta; quando si piange e si canta su uno di quei tanti assassini, di cui troppo spesso siamo testimoni in Sardegna.

In questi casi le donne col capo scoperto coi capelli sciolti e sparsi gareggiano a vicenda per accendere nei superstiti l'amore della vendetta; per ricordare odi ed offese dimenticate da tempo e  per rendere la perdita più acerba ed indimenticabile enumerano le circostanze che accompagnarono o furono causa della morte, le ferite, i patimenti fatti soffrire al caduto, lasciando agli astanti — specialmente sui giovani — una impressione d'odio e di vendetta feroce.

Questi canti furono un esca non ultima a ridestare e tener vivo di padre in figlio il sentimento dell'odio, ad innalzar la vendetta a divinità, a far nascere e conservare nella mente dei figli e dei nipoti una mal compresa compiacenza per la virtù degli avi cosi pronti a vendicarsi ed a spargere il sangue del nemico.

Ad interrompere questo piagnisteo viene la notte, essendo le donne che vi prendono parte condannate ad una perpetua immobilità per tutta la giornata e solo allora possono prendere un po' di cibo prima del riposo.

In molti comuni, ad Orune per esempio, le donne che circondano il morto piangendo, non prendono alcuna sorta di cibo, finchè il morto non è seppellito.

La sera che precede il seppellimento ha luogo la veglia che si fa con parecchi uomini, parenti per lo più del deceduto i quali, dopo aver ritirato in un angolo della stanza o deposto sopra un tavolino e coperto d'un lenzuolo il morto, fanno la tradizionale cena di pane e miele, la quale se non si ha in casa è portata da altri del vicinato o da qualche intimo.

Essi si guardano bene dal toccare una parte della cena che è coperta e posta in un posto appartato della stanza nella ferma credenza che l'anima del trapassato vi si rechi di notte a ristorarsi.

Non è raro il caso in cui qualche gatto o qualche cane mangi del piatto riservato al morto ed allora si riafferma più la credenza che il povero defunto non volle andarsene all'altro mondo a stomaco vuoto.

La mattina per tempo le donne deposto il cadavere come il dì precedente, riprendono lo stesso atteggiamento; i pianti e gli attilos abbondano più che mai in attesa che si provveda al trasporto del cadavere.

Al momento che questo avviene, i lamenti, gli accenti di dolore assumono tale intensità e veemenza che non è possibile descriverli.

Avvenuto il spppellimento e dopo che il prete si reca alla casa del morto e la benedice ha principio su dòlu — il duolo, le condoglianze.

Le visite delle donne si ripetono per due o tre giorni consecutivi e quelle degli uomini per due o tre sere, occupate sempre a ricordare le virtù, la malattia e qualche volta l'eredità del morto e quindi rimane solo alla famiglia la cura delle altre cerimonie che hanno perciò un carattere intimo e privato.

Per celebrare meglio il settimo ed il nono giorno dell'avvenuta morte, la famiglia prepara la farina per fare sas panèddas — pane finissimo e saporito che appena si leva dal forno viene dato caldo caldo in dono alle famiglie del vicinato, ai parenti, agli amici e a tutti coloro che piansero o accompagnarono il morto alla tomba.

La famiglia poi si raduna a cena durante la quale le virtù dell'estinto son ricordate fra bocconi e lacrime.

Più caratteristica è però un altra offerta che per la sua originalità è più gradita al popolo. Il giorno settimo o nono dalla morte, nella famiglia dell'estinto è un continuo e tacito affaccendarsi di donne che fanno bollire enormi caldaie di maccheroni — i tradizionali maccheroni, di cui i Sardi che ne furono gli inventori vanno molto ghiotti — ed a grattare del cacio in gran quantità.

A misura che i maccheroni son pronti tre o quattro ragazze con le sporte sul capo vanno in giro dai parenti, dagli amici del vicinato e dai più poveri del villaggio portando ad ogni famiglia un piatto di questa vivanda ben colmo e fumante, dono che nessuno rifiuta in memoria del morto che si commemora.

Il popolo tiene molto a conservare quest'e usanze e nessuno può schermirsi nel farlo senza andare incontro alle acri censure dei suoi concittadini amanti delle proprie tradizioni, le quali acquistano un tal carattere di nazionalità fra noi da parere impossibile o almeno assai lontano il tempo di abbandonarle.

Chi invece è assolutamente povero, per ragioni facili a comprendersi si  astengono.

Lula 1894, O. Nemi (ortografia originale)

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in islamismo ·
Tags: pillolaislamismo

">

Usi funebri dell'alta Lombardia

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in usi e costumi ·




















In alcuni paesi dell'alta Lombardia o del Veneto esiste l'usanza di distribuire pane e sale ai poveri della famiglia del defunto nel giorno del funerale.

Una volta, in simili occasioni, era costume offrire ai poveri frumento in luogo di pane e ciò appoggiandosi forse alla promessa della sacra Scrittura: «Come seminate, cosi raccoglierete».

In tal senso chi fa un'azione caritatevole in memoria del dipartito, ne raccoglie il frutto nella dimora celeste.

L'offrire sale è basato, secondo me, sulle parole del Vangelo: Voi siete il sale della terra, se il sale perde la sua forza con che mai si può salare?.

Una vecchia inoltre mi diceva: neanche le gioie del paradiso potrà gustare un povero morto senza sale.

Altro uso invece troviamo del Canton Ticino in seguito a decesso: quando qualcuno muore, tutte le donne della parentela e del vicinato si ricoprono la testa con un gran fazzoletto di colore oscuro, usanza dei tempi antichi quando era costume coprirsi la faccia e la nuca volendosi così escludere le donne di qualunque e qualsiasi altra preoccupazione del mondo!

">

proverbi Arabi

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in proverbi ·
(estratto dalla Raccolta di Proverbi e Favole Arabe, composte da Nicola Misabischi Egiziano nella Imperiale Regia Stamperia di Milano nel 1818)

1. Un Re che non ha giustizia nel suo cuore è come un fiume senza acque.

2. Un Sapiente che non si è fatto conoscere (nel mondo letterario) con le sue opere é come una nube senza pioggia.

3. Un ricco senza libertà è simile ad un albero senza frutti.

4. Un povero senza pazienza è una lampada senza olio.

5. Un giovane senza penitenza é come una casa senza tetto.

6. Una donna senza pudore é simile ad un intingolo senza sale.

7. La buona intelligenza fa durare l'amicizia.

8. La bellezza del viso è il presagio della felicità.

9. Un uomo senza educazione è un corpo senza un anima.

10. Vi sono due classi d'uomini: l'una che non è soddisfatta di quello che ha trovato e l'altra che cerca e non trova nulla.

11. L'amico non si conosce che quando si ricorre a lui.

12. La Sovranità (eterna) appartiene soltanto a Dio.

13. La passione per le ricchezze si aumenta in vecchiaia.

14. Quel figlio che non onora i propri genitori nella sua giovinezza, non sarà stimato dalla gente perbene quando sarà adulto.

Vi sono quattro specie di morti:

  1. morte dei Principi.
  2. morte dei ricchi.
  3. morte dei sapienti.
  4. morte dei poveri.

La prima è un delitto.
La seconda è desiderata.
La terza è un oggetto di rammarico.
La quarta è un riposo

Egli ha bevuto la terra dei morti, vale a dire l'acqua di cui si sono fatte le libazioni* sulla tomba di un morto.

Era opinione degli antichi Arabi che siffata bevanda spegnesse l'amore.

* LIBAZIONE (dal lat. libo "versare"). - È il versamento di un liquido per bevanda di uno spirito o di un dio. Gli antichi, oltre collocare entro le sepolture cibi e bevande, sopra o all'intorno versavano specialmente acqua fresca, perché credevano che i morti fossero tormentati, più che dalla fame, dalla sete.

  Questo proverbio si usa allor quando si parla di un uomo che è stato crudele versoi suoi amici.

15. Le armi del sapiente sono la sua scienza e la sua lingua, come le armi del Re sono la spada e la lancia.

16. Tutti portano le armi come tutti quelli che sono forniti di zampe non sono leoni.

17. Simile al giacinto, che dal momento in cui viene avvicinato al fuoco brilla di nuovo splendore a causa del dispetto ch'egli ne prova.

18. Molte promesse e pochi fatti.

19. Vi è gran differenza fra una strada piana ed una scabrosa.

20. I legumi non si raccolgono che nei terreni coltivati.

21. Bisogna comperare la sferza quando si compra uno schiavo.

22. Una lampada alimentata a olio si spegne quando la quantita di olio è troppa.

23. Il Pastore muore nella sua ignoranza nello stesso modo che Gallieno muore nella sua scienza.

24. Il Sultano è l'immagine di Dio: chiunque è oppresso deve implorare il di lui appoggio.

25. Il Profeta ha detto: allorche l'uomo comincia ad invecchiare due violente passioni si accendono nel suo cuore, l'avarizia e uno smoderato amore per la vita.

26. La base del sapere e il timor di Dio.

27. L'uomo saggio nel suo paese natio è come l'oro nella sua miniera.

28. La stagno si forma goccia a goccia.

29. Colui che vuol sublimarsi nel sapere non deve lasciarsi condurre dalle donne.

30. I grandi avvenimenti hanno sovente origine da piccole cause.

31. E' cosa pia allontanare i cattivi dalla loro passione e dai loro vizi che distogliere l'uomo affilitto dal suo dolore.

32. Colui che possiede l'arte è padrone della fortezza, vale a dire che nulla e difficile all'uomo industrioso.

33. Non ti fidare di colui che tu non conosci.

34. Ogni cane abbaia sulla sua porta e ogni leone va orgoglioso nella sua foresta, vale a dire che ognuno è  forte in casa sua.

35. Quelli che montano il carro della speranza vi trovano per compagno la miseria.

36. L'annegato si attacca ad un filo, ad un brano e pure alla punta del muschio che trova nell'acqua.

37. Colui che nasconde il suo segreto giunge al suo scopo.

38. Ci inganniamo in un primo tentativo ma riusciamo in un secondo.

39. Il chirurgo s'istruisce alle spese dei poveri.

40. La fortuna è facile e difficile nello stesso tempo, vale a dire la fortuna è incostante.

41. Ciò che tu pianti in un giardino ti arreca utilità: ma se tu dai a un uomo un impiego, egli  proverà a togliertelo.

42. Giorni di felicità uguali a giorno di disgrazie.

43. E' meglio custodire in se stesso i propri segreti che confidarli ad altri.

44. E' andato a vendere datteri ad Hajar voale a dire, fare una cosa inutile.

45. Quello che ti loda, dice male di te.

46. Il bene ed il male non possono associarsi.

47. Colui che ti racconta male degli altri agli altri racconta male di te.

48. Aver dell"erba e non aver cammelli.

49. Il sapiente conosce l'ignorante, perchè egli fu tale prima di essere sapiente; all'incontro l'ignorante non riconosce il sapiente perchè sapiente non fu mai.

50. Mettere la collana alla colomba, vale a dire fare una cosa inutile.

51. L'ignorante è nemico di se stesso e come potrebbe mai essere amico degli altri?

52. Tutti quelli che sono coperti di una pelle di tigre non sono mica tutti coraggiosi.

53. La speranza non abbandona mai il cuore dell'uomo neppure al momento della morte.

54. Egli ha restituito la freccia all'arciere, vale a dire rendere a qualcuno ciò che gli appartiene.

55. Colui che s'imbarazza degli affari si imbarca sul mare.

56. Nel paese delle palme si danno i datteri agli asini.

57. Lunga esperienza aumento del sapere.

58. L'astrologo trova sempre dei presagi, cioè tira partito da tutto.

59. Se tutti gli uomini si dessero alla contemplazione il mondo diverrebbe un deserto.

60. Era tibia ed è divenuto braccio, vale a dire era povero ed è divenuto ricco.

61. Chi rischiara gli altri brucia se stesso.

62. Informati del vicino prima di prendere l'abitazione e del compagno prima di partire in viaggio.

63. Colui che di giorno vede gli altri anch'esso è veduto.

64. Fa bene agli altri se vuoi che gli altri lo facciano a te.

65. E' meglio mostrare il disopra che il disotto della mano, vale a dire che è più felice colui che da di quello che riceve.

66. Condanna i tuoi difetti con la stessa misura con cui tu condanni quelli degli altri.

67. Quantunque la luna splenda di luce il sole ne manda ancor di più.

68. La collera ha per origine la pazzia e per fine il pentimento.

69. Un cane vivo è preferibile ad un leone morto.

70. Un nemico saggio è preferibile ad un amico ignorante.

71. E' ricco colui che sa porre freno alle sue passioni.

72. Ogni mattina ha la sua sera.

73. Nubi d'estate non danno acqua, vale a dire belle promesse che non si effettuano mai.

74. L'orto si copre di verdura dopo che è stato concimato.

75. Chi dorme non conosce chi è sveglio.

76. Il leone si lancia ugualmente sia sulla lepre che sul toro.

77. Il toro protegge il suo naso con le sue corna.

78. Più costante del corvo di Noe.

79. Se gli uomini agissero con equità il giudice sarebbe inutile.

80. Non ha sempre occhi chi vede, non ha sempre mani chi prende, vale a dire che non e sempre nobile chi si pavoneggia.

81. Simile allo struzzo che non è né uccello nè cammello.

82. Qualche volta si diviene sano a forza di malattie, vale a dire che le avversità sono talvolta utili.

83. Non lanciar mai una freccia in luogo che tu non la possa ritrovare.

84. Ciò che ti avvicina deve più di tutto servirti da scuola.

85. Il leone non si nutrisce che della sua caccia.

86. Il serpente maschio è generato dal serpente femmina.

87. Chi precede non è nella medesima condizione di quello che viene dopo.

88. Chi abita un promontorio è nuotatore.

89. Colui ch è stato morsicato dalla serpe teme anche delle corde,  vale a dire che teme di tutto ciò che ha qualche rassomiglianza col serpente.

90. Chi lava l'asino perde l'acqua ed iا sapone.

91. I buoni cavalli conoscono con quali padroni hanno a che fare.

92. Un cane che corre vale di più di un leone coricato.

93. Il naso nelle nubi e le natiche nell' acqua.

94. E' meglio avere dei mobili comuni che non averne affatto, (letteralmente) i mobili comuni sono preferibili alla casa vuota.

95. Veste gli altri e va a culo nudo.

96. L'urina di un came non sporca l'acqua del mare.

97. Respingi il sasso a colui che te l'ha, tirato. ( letteralmente ) rimanda il sasso da dove ti é venuto.

98. La visita di un nemico quando si dichiara malato è più crudele che sopportare la malattia stessa.

99. Nulla ci sembra bello quanto ciò che amiamo.

100. Le famiglie si sostengono reciprocamente.

101. Colui che versa da bevere agli altri beve per ultimo.

102. Basta un po di amarezza per distruggere molta dolcezza.

103. Non é l'acqua già colata che fa girare il molino.

104. Subito vinto, subito spogliato.

105. Ogni uccello prende piacere a sentire la sua voce.

106. Qualche volta la testa diviene la messa della lingua.

107. Il corvo non becca mai gli occhi dei suoi fratelli.

108. La morte dell'asino è la festa de cani.

109. Se la gallina avesse denaro non le si taglierebbe la testa.

110. Spaventate le bestie prima che esse vi spaventino.

111. Non si trovano scintille nella cenere.

112. Chi ha due occhi scopre il giorno nel momento che appare.

113. Non va a cercare il francolino (uccellino) nell'antro del leone.

114. Sono caduto in un pozzo e tu vuoi condurmi in mare.

115. Tutti i giorni sono giorni di festa per lui, vale a dire il giorno primo dell'anno.

116. La notte d'oggi non rassomiglia a quella di ieri.

117. Preparati alle disgrazie prima che ti arrivino.

118. Non si mettono due spade nello stesso fodero.

119. Il ferro non si taglia che col ferro.

120. La pecora non ingrassa sotto l'occhio del lupo.

121. La cavalla segue il suo freno.

122. La cammella segue la sua coreggia.

123. La secchia segue la sua corda.

124. Si distingue quello che piange davvero da quello che finge di piangere.

125. A colui che non crede nulla sono utili le testimonianze.

126. Il peggiore di tutti i paesi e quello dove non si hanno amici.

127. Spesso uno schiavo ha l'animo piu grande di un nobile.

128. L'amore supera tutti i pericoli.

129. Un ricco che disprezza gli altri uomini diviene egli stesso disprezzabile.

130. Il miglior compagno per passare il tempo è un libro.

131. Le dolcezze di questo mondo sono per chi non sa conoscerle e le sue amarezze sono il partaggio dell'uomo savio.

132. Fa il bene agli altri allo stesso modo che Iddio lo ha fatto a te.

133. Gli uomini seguono la religione dei loro Sovrani.

134. Non desolarti giacchè tu non potresti evitare ciò che Dio ha ordinato.

135. Le ricchezze sono passeggiere e l'oro è un bene incostante.

136. Il più felice dei regnanti é quello ch può trasmettere alla posterità la memoria le sue buone azioni.

137. Il ridere senza ragione é prova di poca buona educazione.

138. La nostra esistenza non é altro che un ebbrezza, passano le sue dolcezze e non rimane che la feccia.

140. L 'acqua ferma in uno stagno si corrompe subito, se scorre sopra un letto di sabbia diviene limpida e dolce, ma appena si ferma diviene amara.

141. Se il Sole dimorasse continuamente in mezzo degli astri i popoli della Persia e dell'Arabia simstancherebbero della benefica sua luce.

142. Se il leone non uscisse mai dal suo antro come potrebbe provvedere pe il suo cibo? e se la freccia non si allontanasse mai dall'arco potrebbe cogliere la sua mira?

143. La polvere d'oro giace abbandonata nella sua miniera come paglia e I'aloe nel suo suolo natale é considerato come legno il più comune.

144. O tu che vuoi acquistare la scienza sii diligente notte e giorno poichè la scienza non s'acquista  che con la costanza e col travaglio ostinato.

145. L'uomo si affida al suo genio.

146. Allorchè tu hai intrapreso una cosa qualunque sii paziente nel sostenerla.

147. La riconoscenza fa durare il beneficio.

148. Egli ha la gioia sul viso e il dolore nell'anima.

149. La liberalità del povero e la migliore liberalità.

150. Il vostro abito regola il modo con il quale dagli altri sarete ricevuti.

151. La base della fede è la sincerita.

152. Ognuno che si contenta del proprio stato è sempre ricco, il nostro chi contenta gode.

153. Chiunque vuol comparir grande si mostra piccolo.

154. Ogni dolore ha le sue dolcezze.

155. Ogni cosa ha la sua causa.

156. I tiranni non conoscono fratelli.

157. I negozianti mettono la loro gloria nella borsa ed i sapienti la pongono nei loro scritti.

158. Nulla e più breve della vita del Tiranno, nulla e più durevole della vita dell uomo giusto.

159. Tutti gli uomini sono uguali tra loro.

160. La gloria appartiene ai soli sapienti.

161. Il più cattivo degli uomini é quello che non impiega i suoi talenti a beneficio degli altri.

162. I Sapienti sono la luce, che dissipar deve le tenebre.

163. Gli uomini sono soggetti alla morte ma i sapienti sono immortali.

164. Se la scienza della medicina facesse guarire da tutti i mali e desse la salute, il medico non temerebbe la morte.

165. Egli riderà per un giorno e piangerà per un anno.

166. La vita é come il fuoco, che comincia dal fumo e finisce ad essere Cenere.

167. La vita é un sogno, da cui ci risveglia la morte.

168. Colui che teme, trova la sua salvezza.

169. Non si deve avere per i bugiardi alcuna considerazione.

170. L'amicizia di un giorno si dimentica presto.

171. L'onesto uomo perdona facilmente l'offesa.

172. Mostra di non avvederti delle perfidie che ti fa l'invidia: la tua pazienza la farà cessare e poichè il fuoco quando non ha più nulla da divorare si distrugge da solo.

173. L'oro non appartiene all'avaro, ma l'avaro è schiavo dell'oro.

174. Egli é vinto, ma è stato vincitore.

175. Tu devi ugualmente temere un nemico sapiente che un ignorante; perche devesi paventare del pari l'astuzia del saggio che l'ignoranza dello sciocco.

176. Si ama sempre chi fù da noi amato per primo.


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·


">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in cristianesimo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

pillola del giorno

Luigi Albano - Sito Ufficiale - edizioni digitali opere di pubblico dominio che corrono il rischio di essere dimenticate.
Pubblicato da in ebraismo ·

">

© 2017 Luigi Albano - All rights reserved
Torna ai contenuti | Torna al menu