rituali massonici e il Cristianesimo - Luigi Albano - copista amanuense digitale -

Luigi Albano
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I rituali massonici e il Cristianesimo **

Della restaurazione del regno giudaico dopo la schiavitù babilonese è fatto ricordo in molteplici gradi, il venerabile raffigurando Ciro e il candidato Zorobabele.

All'incontro nel grado di Principe di Gerusalemme il venerabile rappresenta Zorobabele, e tutte le istruzioni sono relative al fausto evento. Nel Maestro perfetto, nell' Eletto dei nove, nell'Eletto dei quindici, le cerimonie e i catechismi alludano al recupero di libertà sacerdotali rapite da leggi arbitrarie, ed al ritorno e ristabilimento in patria degli Israeliti.

La massoneria, eclettica, universale (1), tentò fusione dell'antica e nuova legge giudaica, non obbliando la teogonia egizia, guidata in ciò da precetto di tolleranza e studio di conciliazione (2).

Nulla rigettando di quanto potevasi annettere al culto razionale della divinità, il simbolismo di essa s'accrebbe di quello di successive ed anche disformi religioni; e valga il vero si avvantaggiò ad un tempo del cristianesimo e del manicheismo.

Acque provenienti da diversissime sorgive si confusero nell'ampia e placida corrente massonica.

Antico grado scozzese per rappresentare insieme il dio egizio ed il cristiano, adottò emblema nel cui mezzo vedesi il serpente degli Ofiti contornato dal detto che pur leggesi nell'Apocalisse di san Giovanni Ego sum Alpha et Omega; ed altri riti congiungono le tavole della legge antica e quelle del nuovo testamento.

Tavola della massoneria eclettica cabalistica accozza simboli diversissimi, riunisce l'antico e il nuovo testamento, e alla cima della piramide rappresenta la risurrezione di Cristo.

Non fu codesta la prima nè l'ultima volta in cui la tradizione cristiana vestì gli sfoggiati colori della leggenda orientale.

La mistica Germania fu a lungo usata a comparare l'incarnazione di Gesù Cristo all'aurora d'un nuovo sole.

Ogni religione ebbe, già il vedemmo, il proprio dio-sole, e nel quarto secolo la Chiesa occidentale celebra la nascita di Gesù Cristo nel solstizio d'inverno (25 dicembre), nel giorno da miriadi d'anni sacro alla nascita del sole invisibile; rapporto evidente con il sole-dio Mitra (3).

I poeti novellano di Cristo neonato posante sul seno di Maria come uccello che la sera rifugiasi in un fiore notturno sbocciato in mezzo al mare; immagine che ricorda il mito della nascita di Brama, racchiuso nel giglio delle acque, il loto, sino al giorno in cui il fiore, sfolgorato dai raggi del sole, si schiude.

Il Cristo, il nuovo giorno, nacque dalla notte, cioè da Maria la nera, i cui piedi poggiano sulla luna, e il cui capo incoronasi di pianeti come di scintillante diadema.

Così riappare quella divinità, chiamata a volta a volta Maia Bhawani, Iside, Cerere, Proserpina, Persefone; reina del cielo, è la notte dal cui grembo esce la vita, e in cui la vita rituffasi, arcana riunione della vita e della morte.

Ella si noma altresì la rugiada, e ne'miti germanici la rugiada considerasi principio restitutore della vita.

Non è soltanto la notte, ma come madre del sole è eziandio l'aurora dietro i cui passi i pianeti scintillano e s'affrettano come intorno a Persefone. Quando esprime la terra come Cerere, rappresentasi col covone di spiche; quando figura la semenza, Persefone, la falce di quest'ultima dea è simboleggiata nella mezza luna stesale a' piedi.

Per ultimo, come la lugubre Proserpina, è bella e lucente ma insieme melanconica e nera, e il Cantico de' cantici profetò di lei: Sono nera ma ripiena di grazie; il Sole mi bruciò (il Cristo).

Ancoroggi l'immagine della madre del Redentore è nera a Napoli, e ad Einsiedeln in Isvizzera, congiungendo il giorno e la notte, la gioja e la tristezza, il sole e la luna, il calore e l'umidità, il divino e l'umano (4).

Questi raccostamenti spieghino e giustifichino que' della massoneria, il cui rituale, preso alla lettera, può accontentare tutti i gusti, porgendosi in più luoghi devotissimo a quella trinità che altrove rifiuta (5); trinità detta cristiana, ma certo non uscita dalla mente di Cristo, apostolo d'una pura, schietta ed ingenua morale, non fondatore di una teologia, e così alieno dall'imporre agli uomini la credenza in determinati dommi quanto sollecito di governare la loro condotta e di avverare nel mondo l'ideale del regno de' cieli.

La figura di Cristo uscente dalle sue predicazioni, e dalle carte che più fedelmente ne serbano l'immagine, rinviensi più presto nel concetto che se ne formano i Liberi Muratori, che non in quello, offuscato dagli odii e da una fallace dottrina, che formano e comandano i teologi.

L'adorazione massonica per il Redentore ha alcun che di tenero, patetico e vero, che manca nel rimaneggiamento del culto operato dall'insidiosa avidità sacerdotale; e segnatamente i Carbonari dedicano al buon cugino Gesù pressochè tutte le loro cerimonie, con quel costante e dilicato amore che ripugna dall'idolatria come da un oltraggio fatto a colui medesimo che ne è l'oggetto.

Gesù, le sue predicazioni, il suo martirio ritrovansi pertanto ad ogni piè sospinto ne' riti massonici, a quella guisa che nel Positivismo di Comte gli uomini grandi ricevono culto come raggi della divinità.

La stella cristiana piove la sua luce più pura nelle massoniche loggie comparabili a' convegni degli Elbioniti, de' Corinzi e di quante sette, ammirando in Gesù una delle più alte incarnazioni del divino, adorarono in lui l'Ecce homo, l'apostolo della verità, il benefattore del genere umano.

Profezìe annunciarono e accompagnarono la nascita di Gesù; de'sogni di Giuseppe e d'Henoch è fatto parola in molteplici riti.

La stella fiammeggiante, che scorse i Magi al verbo divino, alla verità, è il massimo emblema dell'ordine.

L'episodio della sinagoga sbigottita dall'eloquenza del divino fanciullo rammentasi nelle istruzioni de' Moderni Templari.

I Car bonari designano il giorno de' Re come quello dei tre miracoli, e lor catechismi contengono minuziose circostanze sulla vita del Redentore.

I primi dodici buoni cugini figurano i dodici apostoli.

Ne' banchetti il primo brindisi obbligatorio è al creatore dell'universo; il secondo a Gesù Cristo suo inviato per ristabilire la filosofia, la libertà e l'eguaglianza; il terzo ai dodici apostoli.

La cerimonia del battesimo è riprodotta nel grado della Grande arca ed in altri ordini e riti.

Il potentissimo fa appressare il neofito al mare di bronzo, e versandogli acqua sul fianco sinistro gli dice: Siate purificato.

E nelle istruzioni del primo grado, di parecchi riti, si chiede all'apprendista da dove viene; l'apprendista risponde costantemente: — Vengo dalla loggia di San Giovanni, volendo indicare ch'egli fu purificato nelle acque battesimali.

Codesta è una delle ragioni per cui in molteplici riti e gradi si stabilì la commemorazione di san Giovanni Battista e san Giovanni evangelista.

Queste due feste della cristianità, che coincidono coi solstizi, sono eziandio le più solenni della massoneria; ed in onore
de' due Giovanni si crearono e denominarono i gradi dell'aquila nera, dell'aquila bianca e dell'aquila rossa; Zinnendorf appellò il proprio sesto grado, il primo del di lui ordine interno o capitolare, il favorito di San Giovanni; e la medesima denominazione assunse grado del l'ordine istituito da Carlo XIII di Svezia, mentre del profeta di Patruos fan menzione i sigilli del trentaduesimo grado dello scozzismo antico ed accettato.

E tra gli alti gradi havvi quello chiamato Gran Pontefice, tutto apocalittico.

Nella funzione emblematica colui che riceve il grado è decorato dell'emblema proprio della donna mistica con dodici stelle intorno al capo; e vedesi scendere la nuova Gerusalemme dall'alto per ischiacciare la vecchia Gerusalemme, o sinagoga di Satana, tutta capovolta al basso.

In appresso sapremo i multiformi significati che ricevettero nella massoneria le iniziali I.N. R. J.

Qui le consideriamo come altra prova del cospicuo contingente di figure e simboli dal cristianesimo nascente pagato alla nascente massoneria; la quale annoverò del pari fra le sue figure l'agnello, la colomba, il pellicano, la fenice, l'aurora, il vascello disarborato, la lira, il serpente colla croce, ed eziandio la navicella di san Pietro.

Or ci è manifesto come si vennero complicando, per via di successivi aggiungimenti, le figure muratone; le quali formarono uno de' più oscuri sistemi simbolici che mai pigliassero origine dalle società segrete; ed all'elemento egizio, giudaico e cristiano, che esaminammo testè, conviene aggiungere l'elemento manicheo e templare, de' più efficaci, come potemmo innanzi rilevare, e ad un tempo de' più misteriosi. (Capitolo VIII, pagina 144, Il Mondo Secreto - anno  1854).

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** (trascrizione in ortografia originale)

Note:
"La religione unica, universale, immutabile é la massoneria" Lenoir, Op. clt., pag. 90;
  1. I nostri antichi fratelli procacciarono costantemente consertare gli emblemi giudaici a quelli di Gesù, come l'antica dottrina egizio-giuilaica alla cristiana — Reghellini, Esprit, ere , pag. 58;
  2. Credzer, Symbnlik, 11,200; Jablonski, Opus, III, 316 e seg.;
  3. Grim, introduzione al poema di Corrado di Wùrtzburg in onore delta Vergine.
  4. Presso i Rosacroce di Kilvinning a capo di ogni atto) leggesi : In nome della santa e indivisibile trifilà; ma di rimpallo la chiusura è sempre ne' seguenti termini: Salute al Dio eterno; noi possediamo il bene di trovarci nella maggior possibile unità de' numeri sacri. — Reghellini, Esprit ecc pag. 87.

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