Reliquie e relazione con Gesù Cristo - Luigi Albano - copista amanuense digitale -

Luigi Albano
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LUIGI
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Una parte del Bellico di Gesù tagliato dalla Madre, era a Lucca nella Croce del Volto Santo: a Roma in San Marco del Popolo.

Prepuzio: La porzione che gli fu tolta nella circoncisione la posseggono i frati di Charvoux nel Poitiers: è in un reliquario d'argento, lo mostrano alle donne incinte, perchè possono più facilmente partorire: frutta loro 3, o 4 mila lire all'anno. Esiste pure a Roma in San Giovanni Laterano, a Hildespenim in Alemagna, a Calcato in vicinanza di Viterbo, e a Siena alle Cappuccine.

Nonostante che conoscessimo quanto è grande l'inganno della Chiesa di Roma, pur nondimeno non avremmo mai pensato che si scriverebbe un libro per provare teologicamente, la esistenza del prepuzio, e se ne facesse una storia, come di cosa che sia realmente ed effettivamente esistita ed esistente: è così! con vero dolore abbiamo veduto con i nostri occhi, che nel 1728, in Roma, Sede della Cristianità, si stampò un libretto sul Prepuzio, e con dolore abbiamo letto quello stampato nel 1802 in Roma con approvazione e avente questo titolo: Narrazione Critica Storica, della Reliquia preziosissima del Santissimo Prepuzio di Nostro Signore Gesù Cristo, che si venera nella Chiesa Parrocchiale di Calcata, Diogesi di Civita Castellana, e Feudo della Eccellentissima casa Sinibaldi, ristampata e accresciuta per ordine di S E. M. Cesare Sinibaldi Gambalenga Barone e Signore della Terra. Roma 1802, presso Vincenzo Poggiali con approvazione.
ll libretto in vari capitoli prova teologicamente la esistenza del Prepuzio, ne da le notizie storiche, i passaggi che fece in più e diverse mani, i miracoli: la penna rifuggirebbe a svelare tante imposture, se il popolo non dovesse essere illuminato, e la menzogna palesata.
Diremo dunque che quel libretto narra, che Maria madre di Gesù, fu la prima a conservare il prepuzio (i Padri Suarez e Salmeron in Evang. T. 3, tratt. 36, p. 32, dicono, che questa conservaziane era consentanea alla carità della vergine): che quando la vergine si sentì presso ad ascendere al cielo, lo consegnò, o alla Maria Maddalena, (e incerto) o a S. Giovanni, e questi ad altri. Per molto tempo non si seppe ove fosse, ma li Angeli lo trovarono, e in ricompensa dell'amore mostrato per la religione da Carlo Magno, lo portarono a Lui, che lo depositò nella Chiesa di S. Maria in Aquisgrana, e di là per sconosciuti modi passò a Roma nell'Oratorio di San Lorenzo, nel Sancta Santorum, di dove fu portato via da un soldato di Carlo V, stato al sacco di Roma. Questo soldato fuggito dall'esercito, fu arrestato dai contadini di Calcata e messo in prigione: temendo che se li avessero trovata quella reliquia, lo avrebbero ucciso, la nascose fra la paglia. Ricondotto a Roma, ammalatosi e vicino a morire, confessò il furto, ma non potè indicare il nome del castello ove aveva subita la prigione: Clemente Vll annunziò Urbi et Orbi, il fatto.
Nel 1557 il curato di Calcata entrò per caso nella prigione ove era stato messo il soldato: vi trovò una scatola: la prese, e la portò a Maddalena Strozzi Anguillara, la quale mossa da curiosità, la apre alla presenza del curato, e della giovinetta Clarice Colonna. Vi rinviene la Carne di San Valentino fresca, fresca che pareva tagliata d'allora (S. Valentino morì nel 306) e la mascella di Santa Marta sorella di Maria Maddalena; vi trovò pure un involto in bianca tela di lino, sul quale era scritto a Gesù.
Alla giovinetta Golonna viene in mente che possa essere il Santo Prepuzio. La Maddalena vuole svolgere il fagottino, ma non le riesce: le dita divengono inerti: il Curato le suggerisce di farlo svolgere alla giovinetta, la quale facilmente lo scioglie, e apparisce il Santo Prepurzio, denso, crespo, simile ad un cece, di color rosso, che tramanda una fragranza che lasciò per due giorni l'odore nelle mani delle due donne. È posto in un bacile d'argento; datone avviso al Papa, si portò a Calcata, e lo depose nella Chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, ove è attualmente alla adorazione di tutti i fedeli.
Nel 1559 fece il seguente miracolo: Esposto sull'altare maggiore, una nuvola nasconde la reliquia, il sacerdote, l'altare: era così densa la nube che non si poteva veder nulla traverso di quella: durò per quattro ore; di tanto in tanto uscivano dalla nuvola precipitose stelle e lampi di fuoco.

E' Roma permette che si pubblichino tali imposture!

l denti e capelli si trovano nel Convento di Charroux nel Poitiers: nella Chiesa (i Capelli) dei Santi e Beati Fiorentini nel Mugello, in Toscana, a Roma nella Chiesa di Santa croce in Gerusalemme, ed erano nella croce del volto Santo a Lucca.

Le unghie erano nella croce del Volto Santo a Lucca, le fasce e pezze a Roma, la camicia a Roma in San Giovanni a Laterano, le scarpe a Roma.

La culla o il presepio nel quale fu posto da Maria appena nato; a Roma in S. Maria Maggiore.

L'altare ove fu posto Gesù quando fu presentato al tempio a Roma nella Chiesa di San Giacomo.

I vasi nei quali convertì l'acqua in vino, a Ravenna, Cluny, in Spagna nella Chiesa di San Salvadore.

La colonna alla quale era appoggiato quando disputò nel tempio, a Roma. Un pezzo di pane che avanzò nel miracolo della moltiplicazione dei pani alle 5 mila persone, a Roma e in Spagna nella Chiesa di San Salvadore.

Una lacrima esiste a Treveri, Vienna, Orleans.

La palma che aveva in mano Gesù quando entrò in Gerusalemme montato sull'asinello: in Spagna nella Chiesa di San Salvadore.

Le impressioni dei piedi di Gesù a Roma in San Lorenzo, e a Poitiers.

La tavola ove celebrò la Cena, a Roma in San Giovanni a Laterano.

Il piatto ove era l'Agnello Pasquale, mangiato la sera della Cena, a Roma, a Genova, ad Arles.

Il coltello con il quale fu tagliato l'Agnello Pasquale è a Treveri.

Un pezzetto di pane avanzato alla Cena del Signore, è in Spagna nella Chiesa di San Salvadore, il calice nel quale dette bere alli apostoli il vino nella cena, si trova a lione nella Chiesa di S. Maria, a Viviers in Francia, a Valenza in Spagna.

Intorno al calice i Bollandisti raccontano questa inverosimile storiella. La coppa sarebbe d'Agata, l'orlo e il piede d'oro. San Pietro lo avrebbe preso la sera della cena, custodito, e sarebbe passato dalle di lui mani in quelle dei papi venuti dopo lui. Sisto (257, 258) lo avrebbe dato a S. Lorenzo Diacono, ed egli lo avrebbe mandato in Aragona nel Monastero di S. Giovanni della Pena. I Bollandisti appoggiano questa storiella ad un documento del secolo XIV. Innumerevoli riscontri lo rendono non solo incredibile, ma anche ridicolo. Pietro avrebbe involato il calice al padrone della casa nella quale fu mangiata l'ultima cena, e avrebbe dato importanza ad un oggetto destinato all'uso comune, ciò che era contrario alle prescrizioni della Bibbia. Sisto avrebbe donato quello che non era suo, e Lorenzo avrebbe fatto un dono ad un convento che non esisteva.

L'asciugamano col quale asciugò i piedi alli Apostoli è a Roma in San Giovanni a Laterano, ad Agligni in Germania; in questo vi è l'impronta dei piedi di Giuda.

La colonna alla quale Gesù fu flagellato, a Roma in Santa Prassede.

La canna che fu data in mano a Gesù dopo vestito di porpora, a Roma.

Li scalini del Pretorio di Pilato con i segni del sangue di Gesù, a Roma: con questi si è formata la scala santa.

ll sudario col quale Veronica asciugò il viso a Gesù è a Roma in San Pietro, a Torino.

Il sudario avanzo del lenzuolo nel quale fu avvolto Gesù quando fu posto nel Sepolcro, è a Besangon, a Compiegne, e un pezzo a Napoli nella Chiesa di San Patrizio.

La veste inconsutile, o senza cucitura, è a Treveri, ad Argenteuil in Francia, e un pezzo a Napoli nella Chiesa di San Patrizio.

Uno dei trenta danari per cui fu venduto Gesù Cristo, è a Roma.

La coda dell'asino sul quale era montato quando entrò in Gerusalemme, è a Poitiers.

Il titolo che pose Pilato sulla croce, è a Roma in Santa Croce di Gerusalemme.

La croce: Si è fatto credere che Sant'Elena madre dell'Imperatore Costantino, cercasse la croce alla quale fu crocifisso il Salvadore, e che nel 326 sotto le rovine del luogo ove morì, e ove i pagani avevano collocata la statua di Venere, ne trovasse tre unite insieme che suppose essere quella di Cristo e dei due ladroni: ma qual era quella di Cristo? il titolo non vi era: un miracolo fece uscire dal dubbio: una di queste croci resuscitò un morto postovi sopra: si dichiarò esser quella sulla quale Cristo fu confitto. Attualmente si hanno tre vere croci, e una infinità di pezzi sparsi nel mondo, i quali sarebbero un gran carico anche per il più grosso bastimento. Una croce, la vera, era ad Accon; assediata e presa dai Saraceni quella città, la vera croce restò in mano a loro, e non si sa quello che ne accadesse. Un altra, vera, fu trovata dai Latini in Costantinopoli e di questa un pezzo fu mandato al Papa Innocenzo Ill, uno al Duca d'Austria, altro al Re di Francia. Altra vera croce giunse miracolosamente a Genova. Due gran pezzi della Croce sono a Roma, uno a San Pietro, l'altro nella Chiesa di S. Croce in Gerusalemme.

Chiodi coi quali fu Gesù fitto alla Croce. Come ognun sa erano tre: e di questi, si dice che uno fu posto sull'elmo di Costantino, d'altro fu fatto il morso pel di lui cavallo, il terzo lo ritenne Elena, la quale, si dice, gettasse nell'Adriatico per placare la tempesta. Ora se ne hanno Quattordici: uno a Roma nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, uno a Siena, uno a Venezia, due in Germania, uno a Colonia, uno a Treveri, tre a Parigi, uno a Burges, uno a Draghignano, uno a Milano, uno a Napoli nella Chiesa di S. Patrizio.

La canna sulla quale fu posta la Spugna per abbeverare Gesù è a Roma in S. Giovanni in Laterano, a Siena nella Chiesa dell'Annunziata.

La spugna con la quale Gesù fu abbeverato. Si narra che la vera spugna, insieme alla vera Lancia, furono donati da Bajazette a Innocenzo III nel 30 Maggio 1492, per ricompensa di avergli tenuto prigioniero il suo fratello. Un pezzo di spugna è a Napoli nella Chiesa di San Grandioso, e a Roma nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, e di Santa Maria in Trastevere, a Siena nella Chiesa dell'Annunziata.

La lancia di Longino: Ne esistono quattro: non si sa quale sia quella vera, donata da Bajazette a Innocenzo llI; tutte e quattro da chi si posseggono, si pretendono vere. Una esiste a Roma in S. Pietro, una a Parigi, una a Saintonge, una a Selva presso Bordeaux, a Siena nella Chiesa dell'Annunziata.

La corona di spine che fu posta sul capo a Gesù: Una terza parte è a Parigi: le Spine sono sparse per tutto il mondo da formare una corona sterminata, a Roma nella Chiesa di S. Croce in Gerusalemme ne sono parecchie, ne esistono a Vicenza, a Burges, a Campo Stella, a Tolosa a Pisa, a Napoli, tinta del sangue di Gesù nella Chiesa di San Grandioso e Patrizio.

La pietra di porfido sulla quale i soldati giuocarono ai dadi, la vesta senza cucitura, è a roma in San Giovanni in Laterano.

Il sangue è a Mantova in un ampolla portatovi da Longino: è pure a Bologna, a Sarzana, a Roma nella Chiesa di S. Croce in Gerusalemme, ed era nella croce del volto Santo a Lucca.

ll sangue e l'acqua che uscì dal costato di Gesù è a Roma in San Giovanni in Laterano.
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