Disquisizione sulla natura dell'anima e del suo stato dopo la morte - Luigi Albano

Luigi Albano
Edizioni Digitali
Vai ai contenuti

Menu principale:

contenuti > Curiosità
Disquisizione sulla natura dell'anima e del suo stato dopo la morte secondo gli antichi Ebrei.

Il termine Anima è sovente oggetto di equivoco negli Scritti degli Antichi; essi talora intendendo sotto questo termine quella semplice, spirituale, incorruttibile e immortale sostanza che in noi pensa.

Altre volte intendono una sostanza materiale, ma di una materia fine, sottile, come nella natura l'aria, la luce, lo splendore, la quale serve come un abito o una coperta dello Spirito, che è il principio dei nostri pensieri e ragionamenti.

L'anima presa nel primo senso, secondo molti Antichi è sensibile alle attrattive della passione, all'odore dei profumi, al suono degli strumenti, essa appare intorno ai sepolcri, gusta il sangue delle vittime e comunica per mezzo delle generazioni.

Similari sentimenti si notano non solo nei filosofi e nei poeti pagani ma si trovano anche in molti padri antichi della Chiesa e in certi libri apocrifi che ebbero autorità nel principio della Chiesa.

Gli Antichi dunque distinguevano nell'uomo tre diverse sostanze, il Corpo: grosso, corruttibile e materiale; l'Anima, snella, sottile e della natura dell'aria, o della luce; e finalmente lo Spirito o l'intendimento puramente spirituale che è racchiuso come in una guaina dentro all'Anima.

Dopo la morte del Corpo, l'Anima se ne vola con lo Spirito sotto la Luna, mentre l’Anima che visse male resta a soffrire le sue pene.

Ma l’Anima che visse bene a sua volta si solleva sopra la luna ove le ha luogo una sua seconda morte.

Lo Spirito separandosi dall'Anima va a riunirsi con il Sole e sia l'Anima che l'immagine del Corpo rimane al di sopra della Luna nei Campi Elisi, ove gode di una perfetta felicità, conservando la forma del Corpo che animava nonché tutte le inclinazioni che aveva avute sopra la terra (es. per trattare le armi o per maneggiare cavalli o per amministrare la Giustizia, ecc...).

Si osservano tali sentimenti principalmente in Omero, il gran Teologo dei Greci.

Parlando egli dell'Anima di Patrocle che apparve ad Achille (Homer. Iliad. XXIII) dice, che era tutta simile all'Eroe che aveva animato, tenendone la corporatura, gli occhi, la voce e gli abiti stessi e altrove dice che Ulisse essendo sceso nell’Inferno vide il divino Ercole, vale a dire la sua immagine (l'anima sua) perché quanto al suo Spirito, soggiunse trovarsi con gli Dei immortali che assiste ai loro banchetti.

Didone dice di Virgilio che la sua immagine, la sua Anima dopo la morte si ritirerà sotto terra “Et tunc magna mei sub terras ibit imago”.

Sebbene codesti sentimenti siano lontanissimi da quello che la fede e la scrittura ci insegna si può notare nella scrittura alcune asserzioni che potrebbero parere avervi correlazione, scorgendo l'Anima distinta dall'intelletto o dallo Spirito.

L'Anima che la Scrittura chiama Nephesch o Nesthmach o veramente Ruah, é attribuita agli animali come all'uomo.

Iddio disse alle acque di produrre Anime viventi e uccelli e poco dopo Iddio donò all'uomo e agli animali e a ogni Anima vivente le erbe della terra per nutrirli.

E parlando del Diluvio,  il Signore fece perire tutto ciò che aveva Spirito di vita o che respirava, tutto ciò che viveva: Io farò morire tutto ciò, che ha spirito di vita, in Ebreo Ruah.

Ma lo Spirito (Ruah) e il (Binah) la intelligenza  uniti insieme  non si attribuiscono mai se non all'uomo.

Questo modo di pensare fece credere agli antichi Ebrei che l'Anima, che è comune agli uomini e alle bestie e che la Scrittura fa risiedere nel sangue “Anima carnis in sanguine est, Anima omnis carnis in sanguine est” fosse materiale e diversa dalla intelligente che la Scrittura non attribuisce alle bestie.

Filone distingue benissimo l'Anima sensitiva dall'Anima ragionevole, dicendo, che la sensitiva o vitale è quella “merce” di cui viviamo e che l'Anima ragionevole è quella per la quale siamo ragionevoli.

La prima è comune con gli animali, la seconda è propria.

Dio non ha quest'Anima ragionevole, ma la domina è veramente ne è il principio, come fonte della ragione.

L'Anima sensitiva, che è comune con gli animali non è altra cosa che il sangue, ma l'Anima ragionevole che è un’emanazione della ragione Divina è una sostanza spirituale, cioè lo Spirito.

Filone insinua che l'Anima è materiale, anche se non si vede (Pbilo de Gigantibus pag. 285 B.) non si deve concludere che ella non esista perché vi sono Anime in tutte le parti del mondo, nell'aria, nell'acqua, nel fuoco e sopra la terra; che gli Astri sono animati; che gli Angeli, le Anime e i Demoni non diversificano se non di nome e se in qualche luogo si dice che gli Angeli sono incorporei si vuole semplicemente dire che non sono legati a un corpo materiale, come l'Anima che ci anima.

Si legge nei Settanta che gli Angeli di Dio vedendo le giovani degli uomini che erano belle, ne scelsero e ne presero per mogli; e benché questo passo volge in allegoria manifesta l’unione delle Anime con i nostri corpi e si suppone tuttavia che le Anime o gli Angeli che sono nell'aria, hanno una certa simpatia che le attira verso i Corpi e che li unisce a una materiale sostanza.

Io non voglio per questo affermare che credessero le Anime corporali, non trovando nelle Scritture cose formali e ben espresse in merito, ma una cosa è certa che Gioseffo è l'Autore dell'antico Libro di Enoch e lo stesso credette che gli Angeli fossero corporei e per conseguenza anche le Anime poiché  suppose entrambi della stessa natura.

L'autore del Libro di Enoch inoltre identifica in più luoghi l'Anima dallo Spirito, Gli Spiriti dell'Anime degli uomini sospirano un po’ più in basso: Gli Spiriti dell'Anime degli uomini, che sono morti, mandano i loro sospiri sino al Cielo, e altrove i Giganti sciolti da queste mostruose unioni, diverranno Demoni, spiriti malvagi quando il loro Spirito sarà separato dalla carne dei loro Corpi ”.

Ciò che dice Gioseffo e dopo di lui il Martire S. Giustino è che le ossessioni dei Demoni si fanno frequentemente per opera delle Anime dei cattivi, allorché sono separati dal corpo.

Parimenti i Rabbini definiscono le Anime dopo la separazione del Corpo un altro Corpo sottile da essi chiamato il Vaso dell'Anima, credendo che dopo la morte le Anime dei cattivi siano rivestite di un abito con cui avvezzano a soffrire e che quelle dei Santi siano altresì rivestite di un abito magnifico e di un Corpo risplendente in grazia del quale tutto è felicità, splendore e beatitudine.

Si possono osservare alcune tracce di questo sentimento anche negli Apostoli e in San Tommaso il quale si ricredette di aver pensato che non fosse il Corpo di GESU' CRISTO quello che comparve agli Apostoli (temendo che fosse l'immagine del suo Corpo o della sua Anima che serviva da involucro al suo Spirito) se egli non avesse personalmente toccato e non avesse messo le sue dita nei suoi piedi, nelle sue mani e nel suo costato.

Daniele pare che distingua l'Anima dallo Spirito, invitandoli separatamente a lodare il Signore: “Benedicite Spiritus e Animae justorum Domino” e non può dirsi che sotto il nome di Spiritus egli intenda gli Angeli e gli Spiriti Beati.

L'autore dell'Assunzione di Mosè dice che Giosuè essendo sulla montagna ove morì il Legislatore vide due Mosè; l'uno in mezzo agli Angeli che saliva al Cielo l'altro sopra la terra ove fu interrato.

Il primo Mosè era composto dalla sua Anima il secondo dal materiale suo Corpo.

I Sadducei, che negavano l'esistenza degli Angeli e degli Spiriti, non negavano certo l'esistenza dell'Anima ragionevole, ma solamente la sua immortalità, confessando che vi era in essa qualcosa di sconosciuto che pensava ma comunque negavano che la stessa fosse spirituale ed immortale.

Leggi anche: Quel che interviene all'anima dopo la morte.

NB: tratto da una disquisizione di Padre Agostino Calmet in dissertazioni Sacre e Profane, opera pubblicata nell'anno 1730.
Copyright Luigi Albano
Copyright Luigi Albano
Copyright Luigi Albano
Torna ai contenuti | Torna al menu