figure massoniche e le giudaiche - Luigi Albano

Luigi Albano
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Le figure massoniche e le giudaiche **

Figure ed eventi del giudaismo sono continuo narrati, rappresentati, riprodotti e venerati nelle iniziazioni odierne. Alti gradi commemorano Abramo, la divisione del popolo ebreo in dodici tribù, le tavole della legge, il monte Sinai (nel grado dell'Arca Reale), la colomba noetica (in parecchi gradi de' Rosacroce) , ed i più segnalati episodi biblici.

Gli atti massonici conservano la denominazione ebraica de' mesi. Nell'alta massoneria egiziana, ed in altri riti, il venerabile reca sul petto l'efod mosaico.

La svariata gerarchia massonica annovera i prevosti, i giudici, i maestri d'Israello, i patriarchi, i capi delle dodici tribù, e via discorrendo.

Mosè è commemorato in molteplici riti.

Senza parlare del rito di Cagliostro ove campeggia come prototipo, e nel quale i venerabili vestono compiutamente il costume sacerdotale mosaico, Mosè è onorato nel rito di Swedenborg, in quello di Saint-Martin, nell'antico e nuovo rito inglese, in quello degli Eletti Coeni, nel grado del Serpente di bronzo, in quello del Capo del tabernacolo ed in altri.

Il grado del Serpente di bronzo allude alla levitica impostura che faceva dettare oracoli a quest'idolo, spezzato da Ezechia.

Nel grado di Sublime scozzese il gran pontefice della Gerusalemme celeste schiaccia il tricipite misterioso serpente, idra della superstizione, dell'avarizia e del dispotismo.

L'ornamento mosaico appellato il razionale composto di dodici diverse pietre finissime, sovra ognuna delle quali era scolpito uno dei dodici maggiori nomi della divinità, serbasi in uno de' più elevati riti massonici.

L'unzione sacerdotale rivive in alcune consacrazioni massoniche, e ne' più alti gradi dell'Illuminismo, che è un' ampliazione della massoneria.

I Numeri (III, 38) minacciano di morte i profani accostantensi al tabernacolo; e nel Levitico (VIII) egual pena è inflitta a'sacerdoti che negligono custodire giorno e notte il tabernacolo, altra conferma dell'esistenza presso il sacerdozio giudaico come presso l'egizio di una dottrina arcana.

Il fratello terribile, e in genere tutti i fratelli massoni, sono del pari obbligati a vegliare con ogni possibile diligenza e sotto le più tremende comminatorie i segreti dell'ordine.

Gran parte degli emblemi egizi, trapassati nel giudaismo, per questa via perpetuaronsi nel massonico istituto.

De' principali è il mare di bronzo, simbolo dell'anno, sorretto da dodici bovi, figura de' dodici mesi e delle quattro stagioni; chè tre di essi guardano all'oriente, tre a mezzogiorno, tre all'occidente, tre al nord.

Quell'ingenua credulità che non si perita di appellare Adamo primissimo massone, scorge origine delle loggie femminili o d'adozione nella fusione narrataci dall'esodo (XXXVIII , 8) di grandioso battisterio cogli specchi argentei offerti a tale oggetto a Mosè dalle iniziate della tribù di Levi che custodivano di notte la porta del tabernacolo.

Simbolo non meno pregiato è il candelabro dai sette bracci, figura delle sette scienze sacerdotali (grammatica, rettorica, logica, aritmetica, geometria, musica e astronomia), che ritroviamo nelle loggie capitolari.

Susseguono l'altare dei pani, quel de' profumi, la navetta per l'incenso, il ciborio per la manna, la mitra che ne' rituali muratori assume molteplici significati, le colonne del tempio e tocca via.

Della leggenda del tempio favellammo già e diremo ancora innanzi. Il propendere degli ultimi anni di Salomone all'idolatria è rammentato e deplorato in alto grado, ove si afferma che in tal guisa il maggiore dei re perdette quella rivelazione sovranaturale ch'egli procacciavasi merce l'Urim e il Thumin, magiche figure e parole, d'origine egizia, riprodotte in un grado della massoneria scozzese, nel quale i venerabili le traducono liberamente ai candidati facendole sinonime di virtù, ragione, onore, raccomandatrici di vita austera, di fede illuminata ed operosa.

Apprenderemo non senza meraviglia la gran parte che l'assassinio d'Hiram occupa nelle cerimonie de' gradi simbolici e capitolari; e vedremo le varie interpretazioni che riceve questo mito.

Qui dobbiamo riconoscere sua somiglianza colla leggenda osirica e con quella giudaica della parola perduta.

Durante la cattività babilonese, che raccostò il giudaismo al magismo e per poco compenetrò l'uno nell'altro durante il governo di Daniele, i leviti adotarono nuovi emblemi, commemoranti la pristiiia libertà, potenza, ricchezza, simboleggianti la vendetta, il ritorno in patria, la rivendicazione de' propri diritti, la riedificazione mistica del tempio di Salomone.

Alle vecchie prove de' quattro elementi aggiunsero cerimonie proclamanti loro diritto esclusivo di sacrificare; sicchè, a somiglianza de' sacerdoti egizi, fecero al candidato sostenere la parte di vittima.

Il 10 del mese di tischri stabilirono il mistero della parola perduta, la quale solo il granprete, una volta ogni anno, poteva pronunciare; cerimonia che ritroviamo ne' riti massonici, perocchè altresì il rito moderno che ha rimosso da' propri misteri tale parola, vi allude nelle voci Schem, Hamme, Phoras, le medesime che i leviti gridavano ad alta voce al popolo, mentre il gran pontefice pronunciava la parola sacra che dal popolo non dovea essere udita.

Alla voce perduta si collegò allegoria d'assassinio, causa di tanta perdita, e della ruina del sacerdozio che al ritrovamento della gran parola consertava il riconquisto dell'indipendenza, de' beni, dell'autorità.

Anche in ciò l'Egitto precedeva; e i leviti non seppero se non sostituire Hiram o Adonhiram ad Osiride, del pari morto da implacabile nemico, figura del dualismo delle forze naturali, del perpetuo conflitto fra la generazione e la distruzione, antitesi da cui si feconda inesauribile rigenerazione.

Era ovvio che i leviti dovessero scegliere per tale essere allegorico un personaggio che effettivamente avesse figurato nella costruzione del tempio di Salomone, e che inoltre porgesse in qualche modo un'idea del senso misterioso od almeno un indicio dell'intimo pensiero; perciò scelsero Hiram, fonditore, cesellatore e scultore di Salomone (I Re, III, 7), che lo storico Giuseppe dice figlio d'Ur (fuoco), il principale de' quattro elementi.

Nelle iniziazioni odierne l'allegoria hiramica fu diversamente applicata, come i jerofanti dell'Egitto rappresentavano a volta a volta Fta, Osiride, Jacco, Aminone, Iside, diversamente festeggiandoli e adorandoli.

Il perfetto architetto de' leviti trasmutossi in Gesù Cristo nella massoneria coronata e nella carboneria.

Nel rito scozzese antico ed accettato, in un grado esso è figura della bellezza, ed in un altro Gesù Cristo è chiamato Hiram grand'architetto della propria chiesa.

In molti riti il supposto assassinio è figura della distruzione de' Templari.

Così cangiano nome gli uccisori: Abiram, Komvel, Grevelot; Giblon, Giblas, Giblos ; Jubela, Jubelo, Jubelum;.

Squin de Florian, Noflidei e lo Sconosciuto.

Nella massoneria coronata e nella carboneria Giuda, Caifa, Pilato; presso i Rosacroce di Kilvinning Caino, Haken ed Heni; e presso gli Adonhiramiti Hobbhen, Austersfutb, Schterke.

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** ( trascrizione in ortografia originale - estratto dal testo "Il Mondo Secreto" 1862. )

© Luigi Albano
© Luigi Albano 2017
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