Mefistofele - Luigi Albano

LUIGI
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MEFISTOFOLE

«L'operosità umana anneghittisce troppo facilmente. Presto l'uomo si piace
di un perfetto riposo. Per questa ragione io gli do volentieri un compagno
che stimola, opera, e deve, quanto a diavolo si conviene, creare».
Quel compagno, quel diavolo, è Mefistofele.
(parole de Padre Eterno nel Prologo in cielo dirette a Mefistofele)

Il diavolo dunque soggiace ancor esso alla forza della civiltà, e con la civiltà si trasforma. Ciò indurrebbe a credere che non egli ne sia l'artefice, come da taluni si va bucinando.
La trasformazione, del resto, cominciò un bel pezzo prima del Goethe, continuò dopo il Goethe, e continuerà in avvenire, finché del diavolo si serbi memoria.
Vediamo, in questo lungo processo storico, che luogo tenga Mefistofele e che grado vi segni.
Ci sono in questo personaggio, come ci sono in Fausto, alcune incertezze e qualche incoerenza, dovute, parte, alla stessa loro natura troppo complessa; parte, a un contrasto inevitabile, e difficile da conciliare, fra la tradizione antica che il poeta si trovava dinanzi e i concetti nuovi che lo stesso poeta voleva o sovrapporvi, o innestarvi; parte, finalmente, alla elaborazione discontinua, dubitosa, protratta oltre ogni termine di consuetudine letteraria.
La cronologia del dramma, composto, com'è, di due parti mal collegate, non è molto sicura; ma questo è certo, che il dramma stesso crebbe, maturò, si alterò nella mente del suo autore per uno spazio di più che mezzo secolo. Notiamo primieramente che Mefistofele è bensì un simbolo, ma non solamente un simbolo. Egli è, si, il principio del male, la forza di negazione che limita, corrompe, travia; ma non è solamente un principio, una forza allegorizzata: è ancora persona concreta e vivente.
Notiamo poi che Mefistofele ci si presenta, ora quale uno degl'innumerevoli diavoli che popolano l'inferno; ora quale il principe di tutti i diavoli, o quale il diavolo, senz'altro.
A Fausto egli dichiara d'essere una parte di quel potere che sempre vuole il male e sempre procaccia il bene; anzi una parte di quella parte che fu prima il tutto, cioè la tenebra, che partorì per suo danno la luce: ma dice pure d'essere lo spirito che nega, non uno degli spiriti che negano. Alla strega, che gli dà il benvenuto, salutandolo col nome di giovane gentiluomo Satana (Junker Satan): la parola Junker non si può tradur bene in italiano, e il Maffei per non aver brighe la omise, egli vieta di chiamarlo a quel modo, non già perché non gli spetti, ma perché da lungo tempo quel nome è scritto nel libro delle favole.
Il Padre Eterno, là nel Prologo in cielo, dove Mefistofele appare la prima volta, lo chiama Schalk, che noi, se ci contentiamo, potremo tradurre smaliziato (scaltro, pose il Maffei), e di tutti gli spiriti che negano dice lo smaliziato esser quello che meno gli è a noia; ma sùbito dopo Mefistofele si denomina da se stesso il diavolo.
Osservato questo, importerà poco il ricordare che in certo trattato di gerarchia diabolica Mefistofele è uno dei sette diavoli principali, ministri di Lucifero.
Consideriamo prima l'aspetto di Mefistofele, e poi ne esamineremo lo spirito e il carattere.
Dell'antica deformità abominosa, grottesca o terribile, in lui quasi non appar più vestigio. Sparite quelle turpi facce, che a simboleggiare tutti i più bestiali appetiti, si vedevano boccheggiare e far gli occhiacci sul petto, sul ventre, sulle ginocchia, sugli omeri, sulle natiche dei diavoli del decimoterzo e del decimoquarto secolo.
Sparite le corna, la coda, le ali di pipistrello, le branche uncinate, le orecchie da satiro, la villosità ferina. Il diavolo nero che con terrore Dante vide correre su per lo scoglio della quinta bolgia, Con l'ale aperte, e sovra i piè leggiero, il malvagio uccello che fa preda di anime, non sembra nemmen più un lontano parente di Mefistofele. E che ha questi comune col nano e scontraffatto Asmodeo? Ce petit monstre boiteux avait des jambes de bouc, le visage long, le menton pointu, le teint jaune et noir, le nez fort écrasé; ses yeux, qui paraissaient très-petits, ressemblaient à deux charbons allumés; sa bouche excessivement fendue était surmontée de deux crocs de moustache rousse, et bordée de deux lippes sans pareilles.
Qualche aspetto dell'antica mostruosità riappare solo nei satelliti, diavoli cornuti, tozzi, panciuti, che nella penultima scena aiutano Mefistofele nella vana impresa di accalappiare l'anima di Fausto.
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