Le Reliquie - Luigi Albano

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Presentazione del libro

Il culto delle reliquie non è di per sè esclusivo del cristianesimo, esso è un culto antichissimo presente in molteplici religioni.

Anche il concetto di reliquia non è limitato solo nell'ambito religioso, infatti nella nostra società si può parlare di reliquie anche a proposito di oggetti appartenenti a personaggi famosi, sportivi, artisti, politici ecc..

Il Cristianesimo adottò il termine "Reliquiae" per indicare i cadaveri o meglio alcuni morti speciali, tipo i santi, i personaggi a cui i cristiani tributarono una venerazione per i meriti che essi acquisirono o durante la vita o al momento della morte.

Quindi dai primi secoli del cristianesimo la reliquia nasce soprattutto come memoria e venerazione della tomba di un martire che aveva testimoniato la propria fede in Cristo e a Cristo anche a costo di eventuali pene corporali, persino affrontando la morte. Leggiamo nell'Antico Testamento (8,2) che alcune "persone pie tumularono Stefano e fecero grande lutto per lui", era appena avvenuto il primo martirio e la comunità cristiana si radunava attorno ad una tomba.

Nei principi della Chiesa perseguitata,  i cadaveri dei Martiri venivano seppelliti dai fedeli in luoghi nascosti, ove segretamente si portavano a pregare: questi luoghi furono chiamati "Confessioni", come luogo di raccolta dei confessori di Cristo.  Quando cessarono le perſecuzioni, si iniziò  a seppellirli sotto gli altari.

Sicchè nel secolo di San Girolamo, in  tutto il Mondo iniziarono ad essere edificate le prime Basiliche in memoria dei Martiri sopra i loro sepolcri.

Dal febbraio del 313 d.c. con la fine dell’era delle catacombe e con l’inizio del periodo di pace religiosa che scaturì dall’editto di Milano - sottoscritto da Augusti dell'impero romano: imperatore Flavio Valerio Aurelio Costantino conosciuto anche come "Costantino il Grande” per l'occidente e Giovio Licinio per l'Oriente - la venerazione per i martiri si diffuse ovunque e iniziarono a essere divulgate le loro prime agiografie, incentrate sulla narrazione della morte eroica dei martiri e sui supplizi che hanno subito negli ultimi giorni della loro vita.

La reliquia, ha sui fedeli comunque un forte effetto miracoloso, come una energia che può guarire in quanto proveniente da Dio stesso.

Nel Vangelo è riportato l'episodio della donna che soffriva di emorragia da dodici anni e che si accosta a Gesù per toccargli il mantello (Matteo 9,20-22; Marco 5,25-29; Luca 8,43-48).

Leggiamo in Antico Testamento (At 19, 11-12:) : "Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano".

Tra i credenti iniziò quindi diffondersi l’idea che i corpi dei Santi fossero un tramite tra gli uomini e Dio, principalmente nella prospettiva dell’ottenimento di miracoli e o di grazie.

Secondo un’accreditata tradizione, l'interesse per le reliquie ebbe una enorme espansione grazie all’opera della madre di Costantino il Grande, Flavia Giulia Elena la quale, impiegò parte della sua vita raccogliendo e conservando resti e oggetti di santi, molti dei quali smerciati per Reliquie relative alla vita di Cristo.

Negli anni della sua vita Elena costituì un enorme patrimonio di reliquie, o quantomeno di oggetti spacciati per tali.

Si narra che la croce di Gesù, sarebbe stata da Elena ritrovata durante un suo viaggio in Terra Santa, ove ella decise di lasciare a Gerusalemme il legno su cui morì il Salvatore, ma i chiodi li portò con sé a Roma.

Testimonianze aggiunsero che uno di essi fu adattato per diventare un morso di cavallo e che un altro fu montato sull'elmo del figlio Costantino, affinché l'imperatore e il suo destriero fossero protetti in battaglia mentre il terzo chiodo, secondo la tradizione, è conservato nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma nel rione Esquilino.  

Voglio soffermarmi sulla reliquia fondamentale considerata nel culto cristiano uno degli oggetti più sacri rimasti sulla terra, la Croce di Gesù.

Sant'Elena alla veneranda età di anni 80 arriva a Gerusalemme e ritrova tre croci, quelle usate per la crocefissione di Cristo e dei due ladroni.

Come avrebbe fatto a riconoscere quella di Gesù?

La leggenda racconta che la soluzione venne trovata grazie a un escamotage.

A Gerusalemme viveva una donna di alta stirpe gravemente malata, alla gentildonna gli appoggiarono sopra la prima croce, poi la seconda e infine la terza ed è solo con quest'ultima che ella guarì.

Venne quindi considerata la Croce di Gesù (anche per evitare l'imbarazzo alla Chiesa Romana l'adorazione della croce di un malfattore).

Per molti secoli bastava dimostrare che un reperto fosse appartenuto a Elena per attribuirne implicitamente l’autenticità di una reliquia. Grazie all'enorme raccolta di reliquie da parte di Elena e al primo lascito alla Chiesa di Roma del palazzo del Laterano appartenente alla moglie di Costantino, l'augusta dell'Impero romano fu fatta venerare dalla chiesa di Roma come sant'Elena Imperatrice.

Solo qualche secolo dopo, nel medioevo, con il diffondersi del monachesimo, si cominciarono venerare anche le ossa dei santi monaci che erano seppelliti nei monasteri ove erano vissuti.

Ancora oggi in Egitto sul Monte Horeb, comunemente conosciuto come monte Sinai, nel monastero di Santa Caterina, un anno dopo la morte dei monaci del monastero viene riesumato il corpo del monaco defunto, e se sono rimaste solo le ossa queste vengono deposte in un ossario, il cranio invece viene collocato in una cappella dove si trovano quelli di tutti i monaci vissuti nel monastero.

Se invece il corpo è ancora in decomposizione, viene nuovamente seppellito e nel contemplo la comunità monastica prega ancora per un anno in suffragio del defunto.

Questa usanza, potrebbe sembrare strana per la nostra mentalità, nella tradizione monastica è invece carica dell'originario senso di affetto e stima verso i padri che li hanno proceduti.

Inizia quindi per il culto delle reliquie un epoca "d'oro" e chi ne possedeva iniziò a costruire enormi chiese, cattedrali, basiliche e santuari per custodire le reliquie e tutti questi luoghi divennero importanti mete di pellegrinaggio.

Le reliquie furono anche considerate un potente talismano con facoltà magiche per tenere lontano l'influsso degli spiriti maligni, tramite loro si concedevano le grazie ai fedeli e le vittorie agli eserciti (a volte venivano portate in combattimenti, sul campo di battaglia).

Pertanto erano divenute spesso un importante bottino di guerra, si ricorda fra tutte le reliquie dei Magi prese dal Federico Barbarossa a Milano e portate a Colonia in Germania.

Un'altra importante reliquia è il "Maphorion" dal greco omos (spalla) e pherein (portare) è la reliquia della Vergine Maria più importante e più famosa che sia mai arrivata a Costantinopoli.

Si diceva che la reliquia apparteneva ad una ebrea, che la custodiva in un'arca di legno venne scoperta a Cafarnao in Palestina, dai patrizi Galbio e Candidus durante il regno dell'Imperatore Leone I (457-474). I patrizi riuscirono a rubarla sostituendola con un'arca delle stesse dimensioni; da Cafarnao la portarono a Costantinopoli, dove rimase fino alla conquista turca del 1453.

Il Maphorion di Maria è di colore rosso porpora che secondo la tradizione è simbolo della regalità acquisita dalla persona umana attraverso l'Incarnazione di Cristo.

Sempre secondo l'iconografia sul capo e sulle spalle il Maphorion ha impresso tre stelle, antichissimi simboli siriaci della verginità.

Si racconta che il manto della Madonna venisse propenso in processione a Costantinopoli facendo il giro delle mura della città al fine di proteggerla dagli assalti dei nemici.

Era considerato una reliquia fondamentale che aveva fama di rendere invincibile la città quando esposto sulle mura e di fare cose miracolose.

Un'altra importante reliquia è il Mandylion di Cristo, che arrivò a Costantinopoli nel 944 dalla città di Edessa.

In considerazione del beneficio economico che traeva chi era in possesso di una reliquia, accanto a quelle autentiche iniziarono a venerarono anche moltissime false.

Ed è proprio per questo motivo che per molteplice reliquie, ad oggi non è possibile avere una storia che risalga alla loro origine.

Jehan Cauvin, latinizzato Johannes Calvinus noto come Giovanni Calvino, fu un autorevole riformista del cristianesimo, fondatore del Calvinismo, corrente che si differenzia dal cattolicesimo per alcune particolari visioni dottrinali, come ad esempio la presenza reale ma solo spirituale di Cristo nell'Eucaristia, il principio regolatore del culto e la proibizione di venerare immagini religiose, dottrina esclusivamente fondata sulla Bibbia.

Oltre alla famosa opera “Institutio Christianae Religionis”, nel 1543 pubblicò un piccolo trattato, “Traité des Reliques”, con il quale condannava severamente le forme di idolatria di cui le reliquie erano oggetto, dichiarandole un’eredità del ”barbaro Medioevo” e d'accordo con Sant'Agostino le definì “un malvagio e disonesto mercato” fomentato dalla credulità dei credenti.

Celebre sono le sue affermazioni sulle reliquie di seguito citate:

  • sui pezzi della croce sparsi per tutto il mondo: “Non vi è città, per quanto piccola, in cui non se ne trovino, e non solo nella cattedrale, ma anche in alcune chiese parrocchiali.....insomma, se si volesse radunare tutto quanto si è trovato, ce ne sarebbe da caricare una grossa nave”;
  • riguardo a Gesù:“Le ultime reliquie relative a Gesù Cristo sono quelle posteriori alla resurrezione, per esempio un pezzo di pesce arrostito che San Pietro gli offrì allorché gli apparve sulla riva del mare. Bisogna dire che dev’essere stato ben speziato, o che gli era stata preparata una salamoia straordinaria, dal momento che si è potuto conservare tanto tempo; ma la più ridicola di questa specie è l'impronta delle sue natiche che si trova a Reims, nella Champagne, su una pietra dietro l’altare maggiore. Raccontano che si produsse al tempo in cui nostro Signore era diventato muratore per costruire il portale della loro chiesa. Questa bestemmia è così esecrabile che mi vergogno di parlarne oltre; Si sono presi tanta libertà da non avere neppure vergogna di inventare una reliquia della coda dell’asino su cui nostro Signore fu portato: essi infatti la espongono a Genova”;
  • riguardo ai Santi: “In questa città c’era un tempo, si diceva, un braccio di Sant’Antonio: quando era nella teca, lo baciavano e l’adoravano; quando lo esposero, si scoprì che era il fallo di un cervo. C’era poi l’altare maggiore riservato al cervello di San Pietro. Finché questo rimaneva nella teca, non si nutriva alcun dubbio, giacché sarebbe stato blasfemo non fidarsi della scritta. Quando invece si ripulì la nicchia, si guardò più da vicino e fu scoperto che si trattava di una pietra pomice; Ad Avignone si trova anche la spada con la quale venne decapitato San Giovanni Battista e ad Aquisgrana il sudario che fu steso sotto di lui. Mi domando come mai il boia fosse così gentile da tappezzare il pavimento della prigione, quando doveva giustiziarlo;poiché hanno affidato a San Sebastiano il compito di guarire la peste, egli è divenuto assai richiesto ed ognuno ha maggiormente ambito di averlo. Tale prerogativa l’ha fatto moltiplicare in quattro corpi interi,…”;
  • riguardo a Maria Vergine: “Se la santa vergine fosse stata una mucca e avesse allattato per tutta la vita, con grande fatica avrebbe potuto produrne tanto”.

Delle reliquie si esprime anche il Codice di Diritto Canonico, codice normativo della Chiesa cattolica di rito latino, che ha distinto le stesse in: insigni; (il corpo e parti di esso compreso il sangue) e secondarie; ovvero tutti gli oggetti appartenuti al Santo, stabilendo che non possono essere oggetto di commercio e che qualunque reliquia prima di essere esposta alla devozione dei fedeli debba ottenere una dichiarazione di autenticità da parte di un esperto convalidata con delibera da un Cardinale.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II, (1961) nella Costituzione “Sacrosanctum Concilium” sulla Liturgia al n. 111 afferma: “La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare”.

Il presente testo è composto:
  1. definizione di "reliquia" secondo i dettami della Santa Romana Chiesa; tratta dal dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, specialmente intorno ai principali santi, beati, martiri, padri, ai sommi pontefici,ecc... a cura del Cavaliere Gaetano Moroni Romano, secondo aiutante di camera di sua Santità Pio IX, Vol LVII, pubblicato in Venezia dalla tipografia Emiliana il 1852;
  2. dall'opera: "La Invocazione dei Santi condannata dalla Santa Scrittura e dai Santi Padri"  pubblicato nel 1861 in Firenze dalla Tipografia Torelli, di autore (che si firma Alete) del quale si sconoscono le complete generalità;
  3. dal "Saggio Storico sull'insigne reliquia del preziosissimo sangue di Gesù Cristo che si venera nel sotterraneo della R. Basilica di S. Andrea di Mantova, pubblicato in occasione del suo solenne trasporto nel nuovo altare", pubblicato in Mantova da Francesco Agazzi, stamperia della R. Accademia il 1820.

Mi perdonerete cari lettori, se concludo la presentazione con questa considerazione che ho sempre condiviso del noto eretico Giacomo Piacentino (Apologia a pag. 428 e nel Trionfo a pag. 285),  che scrive: "Se i corpi de' Santi nella legge antica erano degni di venerazione e culto; perchè non si baciavano? Perchè non si adoravano? Perchè non si mettevano sotto gli altari? Perchè tosto si seppellivano? Se moriva un Santo, se ne sotterrava il corpo. Dio medesimo seppellì il corpo di Mosè, acciocchè con le di lui reliquie non idolatrassero gli Israeliti, come osservò già San Giovanni Grisostomo. Un cadavero toccò l'ossa di Eliseo, e ne riebbe la vita, senza che niuno Israelita abbia mai tolti fuori del monumento quegli ossami, e gli abbia adorati (4 Reg. 13.21.). Il Re Giosia brugiò su l'altare dell'idolo l'altre ossa, che avea trovato nei sepolcri, senza toccare però la tomba di quel Profeta, che pronunziò quella vendetta al Rè Geroboamo. Lasciatela stare, disse quel santo Principe della sepoltura di questo Profeta di Dio, (84. Reg. cap. 23. vers. 16.17) miuno muova l'ossa di esso. Questo insegna, che i corpi de' Santi si lasciavano riposare nei monumenti."

Buona lettura.

Cav. Luigi Albano



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