Quel che interviene all'Anima dopo la morte - Luigi Albano

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Quel che interviene all'Anima dopo la morte

Gli antichi Ebrei riconoscevano un Angelo, che sovrastava alla morte e che traeva l'Anima dal corpo in una maniera dolce o forzata, in base alle virtù in vita della persona defunta.

Invece tutti quelli che morivano di una morte immatura e violenta, erano riconosciuti come vittime della Divina vendetta e come tali abbandonati all'Angelo della morte, l'Angelo sterminatore in castigo dei loro peccati o di quelli dei loro padri, in altre parole dei loro Re.

Quindi Her e Onan figli di Giuda, furono percossi dal Signore a cagione della loro scelleratezza; i primogeniti dell'Egitto furono uccisi dall'Angelo sterminatore; gli Israeliti e l'armata di Sennacheribbo furono abbandonati anch’essi all'Angelo della morte.
 
In merito parlano espressamente i Settanta (1) di questo Ministro della collera di Dio presso Giobbe; e che seppur vi fossero mille Angeli della morte, nessuno lo potrebbe percuotere se pensasse nel suo cuore di far ritorno al Signore, mentre altrove si legge: Se il peccatore non ascolta il Signore, fargli dagli Angeli togliere la vita.
 
Re Salamone più volte disse che: “Il perverso non cerca, che la divisione e le discordie e contro di lui sarà mandato l'Angelo crudele.”
 
Nella vita di Mosè pubblicata da M. Gaulmin, si vede che Samaele Principe dei Demoni attendeva il momento decretato per la morte di Mosè fine a ucciderlo e quindi di togliergli l'anima, ma Dio comandò questo compito all'Angelo Gabriele.

Ma Gabriele se ne scusò, dicendo di non aver animo per eseguire l’ordine; Michele in simile modo se ne scusò, come pure Zinghiele; in modo che Iddio vi mandò in fine il cattivo Angelo Samaele (2).
 
Ma Mosè per due volte lo scacciò e finalmente lo accecò con lo splendore della sua gloria, allora il legislatore pregò Iddio di non consegnarlo nelle mani dell'Angelo della morte.
 
Esaudite le volontà del Signore Mosè venne accompagnato da Michele, da Gabriello e da Zinghiele per chiamare a se l'Anima con un bacio, secondo questo detto; Mosè servitore di Dio, morì sopra la bocca del Signore.
 
Ma il vero senso di questa espressione è che egli morì per l'ordine e per la parola del Signore.
 
I Rabbini insegnano che l'Angelo della morte presiede sopra la testa dell'infermo o del moribondo, impugnando in mano una spada “folgoreggiante” e in atto di ferire.
 
Il moribondo nel vederlo è intimorito, sorpreso e per lo spavento apre la bocca permettendo quindi all'Angelo cattivo di lasciargli cadere nella cavità orale tre gocce mortali, che tiene sulla punta della sua spada.
 
La prima di queste gocce lo fa immediatamente morire; la seconda lo rende pallido e livido e la terza lo dispone a essere ridotto in cenere.
 
Appena l’infermo è spirato, l'Angelo della morte al fine di lavare la sua spada la pone nel primo vaso d'acqua che trova, infettando quest’ultima di un veleno mortale.
 
Questo è il motivo per il quale gli Ebrei disperdono tutta l'acqua che possiedono in casa, perché temono l’avvelenamento di qualche loro animale intendo ad abbeverarsi.
 
Gli Ebrei inoltre credono che l'Anima del morto venga spesso a visitare il Corpo che ha abbandonato ed è per questo motivo che per sette giorni tengono accesa una lucerna nella camera, ove è spirato il defunto affinché l'Anima lo possa trovare, mentre quando il Corpo è sotto terra, l'Angelo della morte si siede sopra il sepolcro permettendo all'Anima di entrare in quel corpo per un momento.
 
Allora l'Angelo cattivo in possesso di una catena, la cui metà è calda e l'altra è fredda, percuote per tre volte il cadavere: al primo colpo rompe tutte le ossa, al secondo le disperde e con il terzo colpo le incenerisce.
 
Ciò fatto, arrivano gli Angeli buoni a raccogliere le ossa sparse e nuovamente al Corpo danno una nuova sepoltura.
 
Si osserva infine che sia gli Ebrei sia i Pagani credevano che l'Anima del defunto dimorasse un pò di tempo nel sepolcro presso il suo Corpo e Gesù Cristo per distruggere questa falsa opinione, gridò ad alta voce: Lazzaro, vieni fuori.

Leggi anche: disquisizione sull'anima secondo gli antichi Ebrei

NB: tratto da una disquisizione di Padre Agostino Calmet in dissertazioni Sacre e Profane, opera pubblicata nell'anno 1730, i nominativi riportati in tale trascrizione sono i medesimi riportati in tale opera.

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