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Luigi Albano
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motto del corpo della Guardia di Finanza
NEC RECISA RECEDIT

Nel 1920, Gabriele D'Annunzio, "Principe di Montenevoso", nel donare una foto a un Ufficiale scrisse la seguente dedica:

"Alle Fiamme Gialle, onore di Fiume, NEC RECISA RECEDIT
Fiume d'Italia, 1920, Gabriele D'Annunzio".

L'Ufficiale oggetto di tale dono era presente alla concessione della "medaglia di Ronchi" (medaglia del Regno d'Italia commemorativa della spedizione di Fiume, nacque come coniatura non ufficiale della Reggenza italiana del Carnaro, istituita da Gabriele D'Annunzio) al gagliardetto dei finanzieri Fiumani, quale testimonianza del valore militare e dello spirito di sacrificio dei finanzieri che, anche durante l'impresa di Fiume, si dimostrarono fedeli all’Italia Patria.

Molto toccante fu il suo discorso di ringraziamento: "Fiamme Gialle debbo confermare che aggradisco di cuore il vostro pensiero di promuovermi appuntato della Guardia di Finanza: il vostro capitano mi aveva chiesto in precedenza di scegliermi un grado dei finanzieri: io mi glorio di essere appuntato."

Dal 1933, la dedica "NEC RECISA RECEDIT" che in italiano potrebbe essere tradotta in "Neanche Spezzata Retrocede", divenne motto araldico del Corpo delle Fiamme Gialle.

Il Gabriele D'Annunzio, poeta soldato soprannominato anche il "Vate" (profeta, poeta sacro), risulta aver coniato (in lingua latina) molteplici motti, i cosiddetti “motti dannunziani” molti dei quali divennero celebri per il loro legame con gli eventi storici (Ardisco Non Ordisco, Memento Audēre Semper, Eia! Eia! Eia! Alalà!, Semper Adamas, Cominus et Eminus Ferit, Me ne frego, Nec Recisa Recedit, ecc.).

NEC RECISA RECEDIT, certamente rientra tra questi.

Nel corso di una mia autonoma ricerca, ho potuto constatare che il motto in argomento veniva riportata nella sua completezza ben tre cento anni prima in due antichi testi, da dove presumibilmente il D'Annunzio ha tratto quello che è divenuto il futuro motto della Guardia di Finanza.

Senza nessun merito togliere al pluridecorato D'Annunzio,  ma per riconoscenza dei diritti morali, la definizione NEC RECISA RECEDIT, risulta essere stata  riportata (integralmente) nell'anno:

1623, testo di Giovanni Ferro e Gaspare Grispoldi, "Teatro d'imprese di Giouanni Ferro all'Ill. e. R.S. Cardinal Barberino Parte Prima"…., l'autore a pag. 303 nella parte dedicata all'Ellera o Edera scrive ""Girolamo Fantucci tolſe per lo Conte Bernardino della Guarda ſopranominato il Caualiere Stabile un Virgulto d'Ellera auuinticchiato advn tronco di Quercia con la ſcritta NEC RECISA RECEDIT; Si può dinotare vn'animo oſtinato."



 
alla pagina seguente vengono riportati due disegni in quello di destra si legge perfettamente il motto in argomento:




1669, la definizione NEC RECISA RECEDIT, la ritroviamo anche nell'opera a firma dell'Abate Filippo Picinelli (1) il "Mondo Simbolico Formato d'Imprese scelte, spiegate ed Illustrate " pubblicato in Milano (una copia è custodita in Napoli presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Piazza del Plebiscito, 1). (2)

Al capitolo dodicesimo al p.107 (pag. 420) riporta:

"L'ellera ….., con la feritta; NEC RECISA RECEDIT, dimostra perfiftenza; o fia oftinatione. Il Padre Sant'Afterio Hom. 3. riconofce quefta tenace adherenza nel vitio dell'Auaritia."



L'Edera è Persistente, Ostinata e Tenacia
Neanche Spezzata Retrocede

NEC RECISA RECEDIT
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Nota bene:

La presente elaborazione terminata in data 7 settembre 2017 non aveva evidenziato in tale data l'opera di Giovanni Ferro.
Quest'ultimo testo è stato rinvenuto sulla piattaforma http://books.google.com  solo in data successiva e precisamente il 13 settembre 2017.
In considerazione che centinaia di migliaia sono le opere di pubblico dominio che giornalmente vengono messe a disposizione su internet da parte di varie istituzioni, non si escludono ulteriori aggiornamenti sulla paternità del motto della Guardia di Finanza.









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(1) Filippo Picinelli nacque a Milano nel 1604 e morì probabilmente il 1678; come data di morte potremmo fissare come termine post quem il 1673, se è giusta la data riportata in una sua lettera a Angelico Aprosio datata appunto 1673 e conservata in Genova, presso la Biblioteca Universitaria, Fondo Aprosiano, Epistolario, Lettera di Filippo Picinelli (anno 1673), Ms.E.VI.9.

(2) Mondo simbolico, 1669. Del Mondo simbolico si vedano anche, tra le altre, le edizioni 1653, 1670, 1678, 1681 (quest’ultima in latino), 1694, 1695, e quelle moderne 1860 e 1976 (ripr. ed. 1694).

N.B. Le foto in dettaglio sono state rielaborate per renderle più leggibili, i testi in argomento in formato pdf sono reperibili gratuitamente anche su: http://books.google.com.




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