Vai ai contenuti

Manuale Protezione - Luigi Albano

LUIGI
LUIGI
Salta menù
MANUALE PROTEZIONE
LA PROTEZIONE PRIMA DI OGNI LAVORO ENERGETICO

Prima di prendere in mano un pendolo, iniziare una rilevazione radiestesica o intraprendere qualsiasi intervento di purificazione spirituale, desidero richiamare la tua attenzione su un principio che considero fondamentale: prima di occuparti delle energie altrui, devi imparare a prenderti cura delle tue.
Può sembrare un concetto scontato, eppure è proprio uno degli aspetti che molti operatori, soprattutto all'inizio del loro percorso, tendono a sottovalutare. Presi dall'entusiasmo, dalla curiosità o dal desiderio sincero di aiutare qualcuno, si concentrano immediatamente sulla persona da esaminare, sull'ambiente da trattare o sulle eventuali negatività da individuare, dimenticando che il primo strumento di lavoro non è il pendolo, non è il grafico radiestesico e nemmeno il rituale che si intende utilizzare.
Il primo strumento sei tu.
Sei tu, con il tuo equilibrio interiore, la tua sensibilità, la tua preparazione, le tue convinzioni spirituali e la tua capacità di mantenere lucidità anche quando ti trovi davanti a situazioni che non comprendi completamente.
Nella tradizione radiestesica e nelle discipline spirituali, si ritiene che ogni intervento rivolto al mondo sottile comporti una particolare forma di coinvolgimento dell'operatore. Quando concentri la tua attenzione su una persona, un luogo o una situazione, stabilisci intenzionalmente un collegamento con ciò che desideri esaminare.
Questo collegamento, nel linguaggio radiestesico, viene spesso definito canale energetico.
È importante comprendere che non si tratta di un canale fisico o di un fenomeno scientificamente dimostrato, ma di un concetto appartenente alla tradizione energetica e spirituale, attraverso il quale si descrive il rapporto che l'operatore ritiene di instaurare con l'oggetto della propria ricerca.
Proprio per questo, nella mia pratica, considero essenziale prepararmi prima di qualsiasi intervento, soprattutto quando il lavoro riguarda presunte entità, parassiti energetici, influenze sottili negative o situazioni particolarmente impegnative dal punto di vista emotivo e spirituale.
La protezione, tuttavia, non deve nascere dalla paura.
Questo è un punto sul quale desidero soffermarmi.
Se inizi un rilevamento pensando continuamente che qualcosa possa attaccarti, impossessarsi della tua energia o seguirti fino a casa, hai già compromesso una parte importante della tua neutralità.
La paura alimenta tensione, aspettative e suggestioni, tutte condizioni che possono influenzare l'interpretazione dei movimenti del pendolo.
Proteggersi non significa avere paura dell'invisibile, ma affrontare il proprio lavoro con ordine, consapevolezza e rispetto.
Pensa a un chirurgo che, prima di entrare in sala operatoria, si prepara accuratamente. Non lo fa perché teme ogni singolo strumento che utilizzerà, ma perché conosce l'importanza delle procedure preliminari.
Naturalmente, un rituale spirituale non possiede le garanzie scientifiche di una procedura medica. Il paragone serve a comprendere un principio molto semplice: quando ci si assume una responsabilità, la preparazione non dovrebbe mai essere lasciata al caso.
Lo stesso atteggiamento dovrebbe accompagnare l'operatore radiestesico.
Prima di cominciare, fermati qualche minuto.
Allontanati dalle distrazioni, lascia da parte le preoccupazioni quotidiane, interrompi il continuo dialogo mentale e cerca di ritrovare una condizione di tranquillità.
Se hai appena discusso con qualcuno, sei particolarmente stanco, nervoso oppure emotivamente coinvolto nella situazione che devi esaminare, concediti il tempo necessario per recuperare equilibrio.
Non devi dimostrare nulla a nessuno.
Non esiste alcun obbligo di effettuare un rilevamento quando non ti senti nelle condizioni adatte.
A volte, la forma più intelligente di protezione consiste proprio nel rimandare il lavoro.
Quando invece ti senti pronto, puoi procedere con il tuo rituale personale.
E qui desidero chiarire un altro aspetto: non esiste un'unica forma di protezione adatta indistintamente a tutti.
Una persona può trovare particolare conforto nella preghiera cristiana, un'altra nella recitazione di un mantra, un'altra ancora nella meditazione, nella visualizzazione di una luce protettiva o nell'utilizzo di oggetti simbolici appartenenti alla propria tradizione.
Ciò che conta è che la pratica scelta sia coerente con le tue convinzioni e venga eseguita con piena consapevolezza.
Non serve pronunciare parole nelle quali non credi, indossare simboli che non comprendi o ripetere gesti soltanto perché qualcuno ti ha assicurato che possiedono poteri straordinari.
Un rituale deve avere significato per chi lo compie.
Personalmente, considero particolarmente utile integrare più tecniche compatibili tra loro, costruendo una preparazione che coinvolga contemporaneamente il corpo, la mente e la dimensione spirituale.
Per esempio, puoi iniziare con alcuni minuti di respirazione tranquilla, proseguire con una preghiera o un mantra, indossare un oggetto simbolico di protezione e concludere dichiarando interiormente il tuo intento operativo.
Queste pratiche, utilizzate insieme, possono rafforzare la percezione soggettiva di protezione, la concentrazione e la continuità del rituale. Non costituiscono, però, una garanzia dimostrata contro entità o influenze soprannaturali.
Non è necessario complicare ogni passaggio. La qualità della preparazione non si misura dal numero di formule recitate o dagli oggetti che possiedi, ma dalla consapevolezza con cui affronti ciò che stai facendo.
Ricorda inoltre che la protezione non termina quando inizi a lavorare.
Deve accompagnarti durante tutta l'attività attraverso il mantenimento della neutralità, il rispetto dei tuoi limiti e la capacità di distinguere ciò che osservi da ciò che temi, immagini o desideri trovare.
Se durante un intervento avverti stanchezza, agitazione o difficoltà a concentrarti, interrompiti.
Non interpretare automaticamente ogni sensazione spiacevole come la presenza di un'entità o come la conseguenza di un'interferenza energetica. Anche lo stress, l'affaticamento e la suggestione possono produrre sensazioni intense.
Un operatore preparato deve saper riconoscere anche questo.
E quando il lavoro è terminato, concediti qualche minuto per concludere consapevolmente la sessione, riporre gli strumenti e ritornare alle normali attività quotidiane.
Non portare mentalmente con te ogni situazione che hai esaminato.
Aiutare qualcuno non significa assumersi il peso della sua intera esistenza.
È proprio questa, a mio avviso, una delle lezioni più importanti che ogni operatore dovrebbe imparare: essere disponibili verso gli altri senza dimenticare la responsabilità che abbiamo verso noi stessi.
Dopo tanti anni dedicati alla radiestesia e allo studio delle discipline energetiche, continuo a considerare la preparazione personale una parte integrante del mio lavoro.
Non la vivo come una formalità da sbrigare velocemente, ma come un momento nel quale ricordo a me stesso perché sto operando, quali sono i miei limiti e quale atteggiamento desidero mantenere.
La protezione non deve trasformarti in una persona timorosa, ossessionata dalle negatività o convinta che il mondo invisibile rappresenti una minaccia continua.
Al contrario, dovrebbe aiutarti a lavorare con maggiore serenità, equilibrio e discernimento.
Perché non basta desiderare di portare luce nella vita degli altri.
Occorre anche imparare a custodire la propria.

Il mio manuale è rivolto a tutti.
Se vuoi acquistare il testo in formato pdf stampabile contattami.
© Luigi Albano 2017
© Luigi Albano
Torna ai contenuti