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Ars Chromatica - Luigi Albano

LUIGI
LUIGI
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ARS CHROMATICA
PREMESSA

Per troppo tempo, infatti, il colore è stato trattato come una suggestione, come un simbolo evocativo, come una qualità poetica da sovrapporre liberamente alla persona, agli ambienti o agli strumenti.
Ma chi ha davvero percorso con serietà la via del pendolo sa bene che il colore, nel lavoro radiestesico, non è un ornamento del pensiero. Il colore è una frequenza. È una risposta. È una modalità precisa con cui un campo si lascia interrogare, leggere e, quando necessario, sostenere mediante un intervento coerente.
Da questa consapevolezza nasce Ars Chromatica. Questo libro non si propone di aggiungere una teoria astratta in più al già vasto panorama dei discorsi sul colore. Si propone, al contrario, di raccogliere in una visione organica e operativa ciò che i due passaggi precedenti avevano già messo in luce: da una parte, la realtà del colore rabdomante come risposta attuale del campo della persona; dall’altra, il principio dell’accordatura cromatica del pendolo, secondo cui la frequenza operativa dello strumento non è fissa, ma dipende dalla sua lunghezza attiva, cioè dalla configurazione concreta con cui viene utilizzato.
Se il primo lavoro (Il Colore Rabdomante) insegnava ad ascoltare il colore emergente del campo, e il secondo (Accordatura Cromatica del Pendolo) insegnava a rendere il pendolo coerente con una frequenza specifica, questo nuovo testo compie un passo ulteriore: unisce lettura, accordatura e applicazione in un unico metodo.
Non basta più sapere quale colore descrive una condizione.
Non basta più sapere che un pendolo può essere accordato variando il punto di presa della corda o della catenella. Occorre imparare a collegare queste due dimensioni dentro un atto radiestesico maturo, disciplinato e responsabile.
È qui che la semplice cromatica diventa alchimia cromatica radiestesica. In questo contesto, non va intesa come fantasia esoterica o linguaggio teatrale. Va intesa nel suo significato più serio: trasformazione cosciente. Ars Chromatica significa allora la capacità di trasformare una rilevazione in un’azione misurata, una risposta in un protocollo, una frequenza in un intervento coerente.
Ma questo passaggio non può avvenire in modo arbitrario. Il colore non si manda perché piace, non si sceglie perché “suona bene”, non si attribuisce per simpatia simbolica.
Il colore si interroga, si verifica, si distingue, si accorda e solo dopo, eventualmente, si invia.
Ed è proprio questa la prima legge di questo libro: l’operatore non deve partire dal colore che desidera usare, ma dalla domanda corretta.
Prima di qualunque intervento, egli dovrà chiedere con precisione quale colore o quali colori siano realmente necessari per affrontare la domanda posta. Se il lavoro riguarda una persona, dovrà chiedersi quale frequenza sia utile in quel momento per il suo campo. Se riguarda un luogo, dovrà domandare quale qualità cromatica sia necessaria per favorire equilibrio, compensazione, protezione o armonizzazione dell’ambiente.
Persona e ambiente non sono la stessa cosa.
Il campo umano è vivente, mobile, emotivo, relazionale, storico. Il campo di un luogo possiede invece una memoria spaziale, una struttura vibrazionale, una propria stabilità o instabilità.
Applicare lo stesso schema in modo indifferenziato sarebbe un errore metodologico.
Per questa ragione, in Ars Chromatica, il primo gesto non sarà mai l’invio, ma l’ascolto.
L’operatore dovrà imparare a formulare domande esatte:
  • E' opportuno intervenire?
  • È utile farlo adesso?
  • Serve un solo colore o una sequenza di colori?
Il colore richiesto descrive lo stato attuale del campo o indica già il colore di intervento?
E ancora: l’azione deve essere breve o protratta nel tempo?
Senza questa fase preliminare, il lavoro cromatico rischia di scivolare nell’arbitrio, e l’arbitrio è il contrario del metodo.
Una delle distinzioni fondamentali su cui questo libro insisterà è infatti quella tra colore dello stato e colore dell’azione.
Il colore rabdomante attuale della persona o del luogo descrive una condizione; il colore di intervento, invece, indica una frequenza utile, coerente, necessaria per sostenere, riequilibrare, integrare o correggere quella condizione.
Confondere i due livelli significherebbe falsare l’intero lavoro. Una persona può esprimere oggi un certo colore come stato del proprio campo e avere bisogno di un altro colore come frequenza operativa.
Un ambiente può manifestare una qualità vibratoria precisa e richiedere una risposta cromatica differente per essere riequilibrato. È proprio in questa distinzione che si misura la serietà dell’operatore.
Dopo la domanda viene l’accordatura. Anche questo passaggio è decisivo, perché sottrae il lavoro cromatico a ogni residuo di superstizione. Il pendolo non è rigidamente legato a un solo colore.
Tranne singolari casi, non esistono, strumenti “nati bianchi”, “nati verdi” o destinati per natura a una singola frequenza.
La frequenza operativa del pendolo dipende dall’assetto concreto con cui viene utilizzato, in particolare dalla lunghezza attiva della corda o della catenella.
Variando questa lunghezza, varia la risonanza del sistema oscillante, e con essa la possibilità di accordare il pendolo sulla frequenza cromatica desiderata.
Questo significa che il vero centro del lavoro non è il mito dello strumento speciale, ma la competenza dell’operatore nell’accordatura.
Solo dopo questi due passaggi — domanda corretta e accordatura verificata — si apre il terzo momento: l’invio mediante protocollo.
Qui il colore non è più soltanto una lettura, ma diventa frequenza di intervento.
Tuttavia anche l’invio deve restare sobrio, delimitato, verificato. Non è una proiezione mentale generica, né una recita energetica. È un atto operativo che deve nascere da coerenza, precisione e rispetto.
Il protocollo, dunque, non sarà mai un automatismo, ma una forma ordinata di applicazione: definizione dell’obiettivo, individuazione del colore o dei colori necessari, verifica della durata, controllo della correttezza dell’intervento, eventuale integrazione o stabilizzazione finale.
Il protocollo è ciò che impedisce all’invio di diventare improvvisazione.
Un altro equivoco che questo libro intende superare riguarda la moralizzazione dei colori. In radiestesia, nessun colore è “buono” o “cattivo” in senso assoluto.
Nessun colore deve essere idealizzato o demonizzato.
Il nero, il rosso scuro, il bianco-nero o il verde negativo non devono essere caricati di superstizione; allo stesso modo, il bianco, il blu o il viola non devono essere automaticamente considerati superiori.
Ogni colore ha valore solo nella relazione concreta che stabilisce con la domanda, con il campo e con la necessità del momento.
È utile o non utile. È coerente o non coerente. È funzionale o non funzionale. Questa è la sola gerarchia che qui conta.
In questo senso, Ars Chromatica vuole restituire maturità al lavoro radiestesico sul colore. Vuole portarlo fuori dalla vaghezza simbolica e anche fuori dalla rigidità dogmatica.
Vuole insegnare al lettore che il vero potere non sta nel “mandare colori”, ma nel sapere quale colore il campo chiede, quale frequenza è opportuna, come accordare correttamente il pendolo e con quale protocollo intervenire.
La forza dell’operatore non si misura dalla quantità delle affermazioni che pronuncia, ma dalla precisione con cui interroga, accorda e applica.
Questo è, in fondo, il cuore della presente opera.
Non un invito a fantasticare sul colore, ma un invito ad ascoltarlo.
Non un manuale di suggestioni cromatiche, ma una disciplina dell’ascolto, della distinzione e dell’intervento coerente.
Perché il colore, quando è rispettato, smette di essere immagine e diventa funzione.
E quando domanda, accordatura e intenzione entrano davvero in coerenza, allora la pratica cromatica cessa di essere solo teoria e comincia a diventare, nel senso più pieno del termine, alchimia operativa.

INDICE
SOMMARIO.. 2
DIRITTI DI AUTORE E TUTELA DELL’OPERA.. 4
PREMESSA.. 6
CAPITOLO 1 – IL PRINCIPIO DELLA DOMANDA CROMATICA.. 10
CAPITOLO 2 – DISTINZIONE TRA COLORE RILEVATO, COLORE NECESSARIO E COLORE DI PROTOCOLLO.. 13
CAPITOLO 3 – L’ACCORDATURA DEL PENDOLO SULLA FREQUENZA RICHIESTA.. 17
CAPITOLO 4 – IL PROTOCOLLO DI INVIO CROMATICO PER PERSONE E LUOGHI 21
CAPITOLO 5 – VERIFICA DELLA DURATA, DELL’INTENSITÀ E DELLA CHIUSURA DEL LAVORO CROMATICO.. 26
CAPITOLO 6 – PROTOCOLLI CROMATICI SEMPLICI CON UN SOLO COLORE PER IL BENESSERE DELLA PERSONA.. 31
CAPITOLO 7 – PROTOCOLLI CROMATICI SEMPLICI CON UN SOLO COLORE PER IL BENESSERE DEI LUOGHI 35
CAPITOLO 8 – PROTOCOLLI CROMATICI COMPOSTI DA PIÙ COLORI PER LA PERSONA.. 40
CAPITOLO 9 – PROTOCOLLI CROMATICI COMPOSTI DA PIÙ COLORI PER I LUOGHI 45
CAPITOLO 10 – LA COSTRUZIONE PRATICA DELLE DOMANDE RADIESTESICHE PER INDIVIDUARE IL COLORE GIUSTO NEI PROTOCOLLI 50
CAPITOLO 11 – GLI ERRORI PIÙ COMUNI NEL LAVORO CROMATICO CON IL PENDOLO E COME EVITARLI 55
CAPITOLO 12 – LE REGOLE D’ORO DELL’OPERATORE CROMATICO.. 60
CAPITOLO 13 – DIFFERENZA TRA SIMBOLISMO DEL COLORE E FREQUENZA RADIESTESICA DEL COLORE. 65
CAPITOLO 14 – DIFFERENZA TRA COLORE DELLA PERSONA, COLORE NECESSARIO E COLORE UTILE DI INTEGRAZIONE NEI PROTOCOLLI 70
CAPITOLO 15 – QUANDO FERMARSI, QUANDO RIPETERE E QUANDO NON INTERVENIRE PIÙ NEL LAVORO CROMATICO.. 75
CAPITOLO 16 – L’ETICA DELL’OPERATORE CROMATICO NEL LAVORO SU PERSONE E LUOGHI 80
CAPITOLO 17 – COME VIENE INVIATO IL COLORE PRESCELTO.. 85
CAPITOLO 18 – SINTESI METODOLOGICA FINALE: DALLA DOMANDA ALLA CHIUSURA DEL PROTOCOLLO CROMATICO.. 91
CAPITOLO 19 – UTILIZZO DEL COLORE RABDOMANTE CON GRAFICO RADIONICO.. 95
CONCLUSIONE GENERALE. 101
NOTA METODOLOGICA FINALE. 107
100 DOMANDE CON RISPOSTE BREVI 110
SCHEDA TECNICA OPERATIVA.. 116
SCHEDA TECNICA OPERATIVA STAMPABILE. 126
MINI PROMEMORIA OPERATIVO.. 136
VERSIONE ULTRA-SINTETICA DA TENERE ACCANTO AL GRAFICO.. 137
GRAFICO DI RILEVAMENTO.. 138
TABELLA DI ACCORDATURA.. 139
GRAFICO ARS RADIONICA CHROMATICA.. 140
LA MIA MISSIONE. 141
IL COLORE RABDOMANTE. 143
ACCORDATURA CROMATICA DEL PENDOLO.. 144

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© Luigi Albano 2017
© Luigi Albano
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