PREMESSA
CAPITOLO 1 – IL COLORE RABDOMANTE DELLA PERSONA
Quando si parla di colore rabdomante della persona, è necessario compiere subito un atto di chiarezza. Non si sta parlando del colore preferito da un individuo, né del colore che egli ama indossare, né tantomeno di una lettura simbolica generica affidata all’intuizione soggettiva dell’operatore.
In questo ambito, il colore assume un significato molto più preciso: esso rappresenta una frequenza di risonanza del campo personale, una modalità attraverso cui lo stato energetico e vibratorio della persona può rendersi leggibile.
Questo punto è fondamentale, perché per lungo tempo il colore è stato interpretato in modo troppo libero, quasi poetico, perdendo quella disciplina interiore e operativa che la radiestesia richiede.
Il colore rabdomante della persona, invece, deve essere inteso come il risultato di una rilevazione seria, circoscritta e formulata con criterio.
Non è un’immagine decorativa, non è un’impressione vaga, non è un’etichetta psicologica: è una risposta di campo.
Occorre allora comprendere che la persona non “è” un colore in senso assoluto.
Questa affermazione, se presa in modo rigido, sarebbe fuorviante.
La persona vive dentro un continuo movimento: cambia stato interiore, attraversa fasi emotive, risente degli ambienti, delle relazioni, delle tensioni, dei momenti di apertura e di chiusura.
Per questa ragione, anche il colore rabdomante che la rappresenta può cambiare.
Esso non definisce l’essenza immutabile della persona, ma ne descrive la condizione attuale del campo, in relazione a una precisa rilevazione.
Proprio qui risiede una delle differenze più importanti rispetto alle formulazioni precedenti. Nel passato si poteva essere portati a considerare il colore rabdomante quasi come una qualità stabile, una sorta di firma energetica permanente. Oggi, alla luce di una riflessione più matura, appare più corretto parlare di stato cromatico del campo personale, cioè di una frequenza prevalente che emerge in quel momento specifico.
Questa impostazione non indebolisce il concetto, al contrario lo rende più vero, più prudente e più metodologicamente difendibile.
Il grafico dei colori, in questa prospettiva, assume un ruolo centrale. Non è un supporto secondario, né un semplice aiuto visivo.
È lo strumento ordinatore che consente di interrogare il campo della persona all’interno di una scala cromatica definita. Il grafico permette di evitare dispersioni interpretative e offre un riferimento concreto entro cui la risposta radiestesica può collocarsi.
Senza un grafico, la rilevazione rischia di farsi troppo libera, troppo impressionistica, troppo esposta all’interferenza mentale dell’operatore. Con il grafico, invece, il colore emergente si colloca entro una struttura di possibilità chiaramente delimitata.
Ma il grafico da solo non basta. Ciò che determina la qualità della rilevazione è anche il modo in cui viene posta la domanda.
Una domanda vaga produce quasi sempre una risposta vaga.
Chiedere semplicemente:
“Qual è il colore di questa persona?” significa lasciare aperto un margine troppo ampio di ambiguità. Il campo, invece, deve essere interrogato con precisione.
Una formulazione corretta sarà, ad esempio:
“Qual è il colore rabdomante attuale di questa persona, in relazione al suo stato di campo nel momento presente?”.
In questo modo si circoscrive l’oggetto della rilevazione, si definisce il tempo e si riduce il rischio di risposte sovrapposte o confuse.
Il colore rabdomante della persona, dunque, non è una sentenza, ma una fotografia operativa.
Esso ci informa su come il campo si presenta in quel determinato istante, su quale tonalità vibrazionale prevale, su quale qualità sottile si manifesta come dominante.
E questa informazione, se correttamente letta, può diventare estremamente utile.
Non tanto per classificare la persona, quanto per comprenderla meglio, per cogliere il suo stato, per valutare se vi siano condizioni di equilibrio, di dispersione, di appesantimento o di necessità di sostegno.
Un altro passaggio essenziale della presente rielaborazione riguarda il superamento di ogni rigidità interpretativa.
In passato alcune impostazioni tendevano a escludere determinati colori dalla possibilità di essere riferiti alla persona, considerando alcune frequenze come appartenenti solo a fasi originarie della vita o a condizioni particolari.
Una lettura più ampia e più evoluta invita invece alla prudenza nelle esclusioni. Il campo umano è complesso, dinamico, stratificato.
Per questo motivo è preferibile non chiudere preventivamente il sistema, ma lasciare che sia la rilevazione seria a indicare la frequenza emergente, fermo restando che alcuni colori potranno risultare più frequenti come stato attuale della persona e altri più adatti come colore di sostegno o di intervento.
Ed è proprio questo il punto che rende il colore rabdomante della persona uno strumento non solo descrittivo, ma anche orientativo.
La rilevazione del colore non serve esclusivamente a dire “come sta” un campo, ma può aprire la strada a una riflessione più ampia:
quale colore risuona oggi con questa persona?
Quale qualità emerge come prevalente?
In questa visione aggiornata, il colore rabdomante della persona va quindi definito come la frequenza cromatica attraverso cui il campo personale si rende leggibile in un dato momento, mediante rilevazione radiestesica condotta con metodo e con l’ausilio del grafico dei colori.
Tale frequenza non va interpretata come identità fissa della persona, ma come manifestazione attuale del suo stato vibrazionale.
Questa definizione sostituisce la precedente perché risulta più completa e più rigorosa.
Conserva l’intuizione originaria secondo cui il colore appartiene alla sfera sottile dell’essere umano, ma la inserisce in un quadro operativo più chiaro.
In tal modo il colore rabdomante della persona cessa di essere una nozione vaga e diventa un linguaggio di lettura. Un linguaggio delicato, certamente, ma non arbitrario. Sottile, ma non confuso.
Aperto all’intuizione, ma fondato sul metodo.
Il vero valore del colore rabdomante della persona sta proprio qui: nel permettere una lettura rispettosa del campo umano senza imprigionarlo in schemi fissi.
Ogni persona è più del proprio colore del momento, ma il colore del momento può dire molto sul suo stato attuale.
E se letto con serietà, con disciplina interiore e con coscienza, può offrire all’operatore e al lettore una chiave preziosa per comprendere il movimento invisibile che accompagna ogni vita.
INDICE
INDICE. 3
DIRITTI DI AUTORE E TUTELA DELL’OPERA. 5
1. DIRITTO D’AUTORE E COPYRIGHT. 6
2. DIRITTI DI UTILIZZO PER IL LETTORE. 6
3. DIRITTI DI FORMAZIONE, TRASMISSIONE E CERTIFICAZIONE. 7
4. DIRITTI DI TRADUZIONE. 7
PRESENTAZIONE DEL TESTO.. 8
PREMESSA. 11
CAPITOLO 1 – IL COLORE RABDOMANTE DELLA PERSONA. 13
CAPITOLO 2 – DIFFERENZA TRA COLORE RABDOMANTE, COLORI DELL’AURA E COLORE VIBRANTE. 18
CAPITOLO 3 –RILEVAZIONE DEL COLORE RABDOMANTE DELLA PERSONA. 24
CAPITOLO 4 COLORE NERO.. 31
CAPITOLO 5 COLORE ROSSO SCURO.. 37
CAPITOLO 6 COLORE ROSSO.. 43
CAPITOLO 7 COLORE ARANCIONE. 49
CAPITOLO 8 COLORE GIALLO.. 55
CAPITOLO 9 COLORE GIALLO-VERDE. 59
CAPITOLO 10 COLORE VERDE. 64
CAPITOLO 11 COLORE VERDE-AZZURRO.. 70
CAPITOLO 12 COLORE BLU.. 76
CAPITOLO 13 COLORE VIOLA. 82
CAPITOLO 14 COLORE BIANCO.. 88
CAPITOLO 15 COLORE BIANCO-NERO.. 94
CAPITOLO 16 COLORE VERDE NEGATIVO (V-NG) 100
CAPITOLO 17 – SINTESI CONCLUSIVA DELLA LETTURA DEI COLORI 106
CONCLUSIONE GENERALE. 114