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Magia Radiestesia e Operatore - Luigi Albano

LUIGI
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La magia prima del rituale: volontà, energia e intenzione

Quando sentiamo pronunciare la parola “magia”, quasi automaticamente immaginiamo qualcosa che avviene fuori dall’essere umano: un rituale, una candela, un simbolo, una formula, un oggetto preparato secondo determinate regole.

Io partirei dalla direzione opposta.

Prima di domandarmi se un rituale funzioni, mi domando chi lo sta compiendo.
Prima dello strumento viene l’operatore.
Prima della formula viene la volontà.
Prima del simbolo viene la capacità di concentrare e dirigere ciò che abbiamo dentro.

È proprio qui che, secondo me, comincia il discorso serio sulla magia.

Considero l’essere umano non soltanto come un organismo biologico, ma, nella prospettiva esoterica che sto sviluppando, come una realtà complessa dotata anche di una dimensione psichica, emozionale ed energetica.

Produciamo continuamente pensieri, desideri, paure, immagini interiori e intenzioni. Nella maggior parte dei casi tutto questo nasce, ci attraversa e si disperde.

Non ogni pensiero diventa un atto.
Non ogni emozione produce necessariamente un effetto fuori di noi.

La differenza, a mio avviso, viene determinata soprattutto da intensità, continuità e direzione.

Un pensiero occasionale è una cosa.

Un’intenzione mantenuta nel tempo, alimentata emotivamente e sostenuta da una forte volontà, è qualcosa di diverso.

Per questa ragione non considero il rituale come la sorgente della magia.
 
Lo considero piuttosto come un possibile organizzatore e amplificatore dell’intenzione.

Il simbolo concentra l’attenzione, la parola focalizza, il gesto dà una forma all’intenzione e la ripetizione può impedire alla mente di disperdersi.

Il rituale, in questa prospettiva, organizza qualcosa che dovrebbe essere già presente nell’operatore.

E quel qualcosa è innanzitutto la volontà.

Una persona potrebbe possedere decine di strumenti esoterici, conoscere formule e cerimoniali e avere comunque una capacità operativa molto debole. Un’altra potrebbe possedere pochissimo e avere una concentrazione mentale e una forza interiore notevoli.

Per questo considero sbagliato identificare la magia con i suoi accessori.

La magia comincia prima.

Comincia dall’essere umano.

Questa centralità della volontà e della disciplina dell’operatore ricorre anche nei testi della tradizione magico - occultistica presenti nel materiale che ho studiato, nei quali l’azione non viene ridotta al semplice possesso di strumenti o formule.

Da qui nasce inevitabilmente il problema della direzione.

Io non considero l’energia, in se stessa, necessariamente dotata di un’etichetta morale. È l’impiego che ne facciamo a introdurre il problema etico.

Posso orientare la mia intenzione verso protezione, sostegno, equilibrio e armonizzazione. Oppure posso tentare di utilizzarla per dominare, interferire, intimorire, ostacolare o danneggiare.

 
Tradizionalmente si è cercato di rappresentare questa differenza attraverso categorie come magia bianca e magia nera.

Personalmente preferisco porre due domande molto più semplici:

Sto cercando di costruire o di distruggere?
Sto rispettando la libertà dell’altro oppure sto cercando di violarla?

Per me è questa la vera linea di confine.

Esiste poi un altro aspetto importante: non sempre un’intenzione ostile deve assumere necessariamente la forma di un rituale.

Pensiamo a una lite molto violenta. In pochi secondi possono emergere rabbia, odio, rancore e desiderio di vendetta. Possono comparire pensieri estremamente aggressivi.

Nella maggior parte dei casi appartengono alla tempesta emotiva del momento. L’emozione diminuisce, il pensiero perde intensità e si disperde.

Nella lettura energetica che sto sviluppando, tuttavia, considero diversa una scarica emotiva momentanea da una volontà ostile mantenuta e alimentata continuamente.

Se una persona torna per giorni o mesi sullo stesso pensiero, caricandolo emotivamente e concentrandosi continuamente sul medesimo obiettivo, possiamo almeno comprendere perché le tradizioni esoteriche abbiano attribuito tanta importanza all’intenzione.

Questo, però, non deve portarci all’estremo opposto.

Se qualcuno mi odia, non significa automaticamente che abbia potere su di me.

Se qualcuno pensa negativamente nei miei confronti, non significa che abbia acquisito un telecomando sulla mia esistenza.

Non considero l’essere umano energeticamente inerme.

 
Ognuno possiede una propria struttura, un proprio equilibrio, una propria capacità di compensazione e una propria forza interiore.

Nella prospettiva esoterica possiamo parlare allora di vulnerabilità e risonanza.

Esistono periodi nei quali siamo più fragili: lutti, separazioni, stress prolungato, paura, stanchezza, conflitti.

Mi piace utilizzare l’immagine di una casa durante una tempesta.

Se porte e finestre sono solide, il vento rimane fuori.
Se una finestra è già danneggiata, il problema non è soltanto la forza del vento, ma anche il punto attraverso il quale esso può entrare.

Questa metafora permette di spostare l’attenzione dal presunto aggressore alla conoscenza di noi stessi.

La risonanza non significa affatto che una persona abbia meritato ciò che le accade.

Significa, piuttosto, interrogarsi sull’esistenza di fragilità, paure, dipendenze emotive, rancori, sensi di colpa o legami irrisolti che, nella lettura esoterica, potrebbero rappresentare punti di vulnerabilità.

Ma bisogna mantenere lucidità.

Perdere il lavoro non significa essere vittima di una fattura.

Una relazione che finisce non dimostra l’esistenza di magia.

Una serie di spese impreviste non prova l’esistenza di un attacco.

E un problema fisico o psicologico deve essere affrontato anche attraverso gli strumenti medici e professionali appropriati.

Attribuire qualsiasi difficoltà alla magia significa smettere di osservare la realtà.

 
Ciò che può eventualmente indurmi ad approfondire sul piano energetico non è il singolo evento, ma una configurazione complessa e persistente.

E anche in quel caso parlo di qualcosa da verificare, non di una conclusione automatica.

Durante un rilevamento cerco quindi di comprendere se ciò che percepisco appartenga alla normale continuità della persona oppure presenti, secondo il sistema utilizzato, caratteristiche differenti.

Ed è precisamente a questo punto che la magia incontra la radiestesia.

Perché nasce una nuova domanda: il pendolo si limita a rilevare una condizione oppure può essere utilizzato anche per tentare di modificarla?

© Luigi Albano 2017
© Luigi Albano
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