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Colore Rabdomante - Luigi Albano

LUIGI
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COLORE RABDOMANTE
AGGIORNAMENTO FONDAMENTALE – TESTO SOSTITUTIVO UFFICIALE

La guarigione non avviene quando cambi il colore, ma quando comprendi perché quel colore era lì.”

Quello che segue è un aggiornamento importante, necessario e non più rimandabile.
Non si tratta di una semplice revisione, ma di un salto di consapevolezza, maturato attraverso osservazioni, rilevamenti, verifiche sul campo e il confronto critico con la tradizione radiestesica classica e con l’esperienza diretta.
Il PDF precedente ha avuto una sua funzione divulgativa, ma oggi non è più sufficiente né corretto usarlo come riferimento operativo senza queste integrazioni. Da questo momento, questo testo è la versione valida, aggiornata e definitiva.
In radiestesia il colore non è un simbolo, non è un’interpretazione psicologica e non è nemmeno un semplice parametro diagnostico. Il colore è frequenza informata, è linguaggio della vita, è la modalità con cui l’energia comunica il proprio stato di equilibrio o di disarmonia.
Parlare di colori radiestesici significa quindi entrare in un territorio che va oltre lo spettro visibile e oltre le semplificazioni didattiche: significa riconoscere che ogni essere, ogni oggetto, ogni forma e ogni campo emette una firma vibrazionale cromatica specifica.
La scuola franco-belga di Chaumery e de Bélizal ebbe il grande merito di intuire che i pendoli non sono strumenti “passivi”, ma emettitori e rivelatori di frequenze, e che tali frequenze potevano essere organizzate in una scala cromatica astratta ma funzionale.
Tuttavia, col tempo, questa scala è stata spesso ridotta a un elenco rigido di significati, perdendo la sua natura dinamica e sistemica.  Questo aggiornamento nasce proprio per correggere quella deriva.
Il cosiddetto colore rabdomante non va più inteso come un’etichetta fissa, né per il pendolo né per la persona. È invece uno stato vibrazionale prevalente, che può mutare nel tempo, nello spazio, nella fase della vita e nel contesto energetico in cui si opera.
Un pendolo non “è” verde negativo o bianco per sempre: lavora su una frequenza prevalente in relazione all’operatore, allo scopo, allo stato di carica, alla pulizia energetica e al tipo di lavoro che si sta svolgendo.
Allo stesso modo, una persona non “ha” un colore rabdomante come se fosse un dato anagrafico dell’anima, ma manifesta un colore in relazione al suo equilibrio globale in quel preciso momento.
Qui è necessario fare chiarezza su un punto cruciale: il colore rabdomante non coincide con l’aura, non coincide con i chakra e non coincide con la salute clinica.
È un campo informativo esterno al corpo, una sorta di nube direttiva che orienta i processi biologici, energetici e psichici.
È come una regia invisibile: quando è coerente, il corpo segue; quando è dissonante, il corpo compensa finché può, poi manifesta il disagio.
Uno degli errori più diffusi del vecchio approccio era l’idea di “cambiare forzatamente” il colore rabdomante della persona portandolo sempre e comunque al ciano.
Oggi affermo con fermezza che questa pratica, se non contestualizzata, è concettualmente sbagliata e operativamente rischiosa.
Il ciano non è il colore della guarigione universale: è il colore della trasmissione di intenti, della comunicazione pura, della coerenza informativa. Può essere uno stato ottimale, ma non è sempre quello giusto per ogni persona, in ogni fase e per ogni disturbo.
Esistono situazioni in cui il verde è la frequenza più armonica possibile, specialmente nei processi di crescita, rigenerazione cellulare e adattamento.
Così come esistono momenti in cui il bianco è necessario per lavorare sulle strutture portanti, sul sistema scheletrico, sulla memoria profonda del corpo.
E sì, esistono anche casi in cui il verde negativo, correttamente compreso e usato con rispetto, è una frequenza di pulizia, separazione e reset informativo, non una “energia cattiva” come spesso viene raccontato in modo superficiale.
Il verde negativo non è un pericolo in sé: è una frequenza di rottura degli schemi degenerativi. È antisettico, antibatterico, disgregante delle strutture disarmoniche, ma proprio per questo non va mai usato in modo indiscriminato.
Il fatto che alcuni testi lo abbiano presentato come una sorta di “killer universale” è una semplificazione pericolosa. Il verde negativo agisce come una lama: se sai dove incidere, salva; se lo usi senza coscienza, consuma.
Altro punto che questo aggiornamento chiarisce definitivamente riguarda la relazione tra colore rabdomante e malattia. Un colore non “diagnostica” una patologia. Indica una tendenza, una direzione, uno stato di informazione del campo.
Una persona può manifestare un colore apparentemente armonico e avere comunque un disturbo fisico, perché la causa non è energetica ma psico-emotiva, karmica o legata a dinamiche di coscienza non risolte.
Allo stesso modo, un colore dissonante non è una sentenza: è un segnale, non un verdetto.
Per questo motivo, da oggi, ritengo che il colore rabdomante va sempre letto come parte di un sistema e mai come valore assoluto.
Pendolo, persona, operatore e contesto formano un triangolo vivo. Se manca uno di questi elementi, la lettura diventa sterile o, peggio, fuorviante. Riguardo al tanto citato “effetto placebo”, ritengo ormai superata la necessità di difendersi da questa accusa.
Il placebo non è una confutazione, ma una prova indiretta del potere dell’informazione sulla materia. Gli studi sulla coscienza, come quelli di William Braud, dimostrano che l’intenzione informata produce effetti anche in assenza di consapevolezza del ricevente.
Questo non sminuisce la radiestesia, la rafforza.
In conclusione, questo aggiornamento nasce per restituire dignità, profondità e verità al concetto di colore radiestetico e colore rabdomante.
Non è una tecnica da usare per sentirsi “guaritori”, ma un linguaggio da imparare ad ascoltare.
Il colore non obbedisce, risponde. E risponde solo a chi ha imparato a fare silenzio prima di chiedere.
INDICE
 (PDF di 45 pagine con grafico di rilevamento)
AGGIORNAMENTO FONDAMENTALE – TESTO SOSTITUTIVO UFFICIALE.
CAPITOLO 1 – IL COLORE COME LINGUAGGIO VIBRAZIONALE.
CAPITOLO 2 – DAL COLORE VISIBILE AL COLORE RABDOMANTE: SUPERARE L’ILLUSIONE DELLO SPETTRO
CAPITOLO 3 – IL PENDOLO COME INTERFACCIA DI COSCIENZA E IL RUOLO DELL’OPERATORE.
CAPITOLO 4 – I COLORI RADIETESTETICI COME FUNZIONI EVOLUTIVE DEL CAMPO
CAPITOLO 5 – COLORE RABDOMANTE, MALATTIA, BLOCCO PSICO-EMOTIVO E TRAIETTORIA KARMICA
CAPITOLO 6 – QUANDO INTERVENIRE SUL COLORE… E QUANDO NON FARLO
CAPITOLO 7 – LA LETTURA EVOLUTIVA DEL COLORE NEL TEMPO
CAPITOLO 8 – ETICA, LIMITI E RESPONSABILITÀ NEL LAVORO CON I COLORI
CONCLUSIONE GENERALE – IL COLORE COME ATTO DI COSCIENZA
DOMANDE
GRAFICO RILEVAMENTO

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© Luigi Albano
© Luigi Albano 2017
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