Curiosità - Luigi Albano

Luigi Albano
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I Guanti

Luigi Albano
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Gli antichi portavano, a quanto pare, guanti fatti con il cuoio.
Si dice che i contadini cominciarono a farne uso per non essere offesi dalle spine di diversi vegetali (il che ci lascia molto increduli) e che in seguito si portarono guanti tutto l'inverno per ripararsi dal freddo, come adesso e questo si può credere.
Si dice pure che l'uso dei guanti s'introducesse nella chiesa e nelle cerimonie ecclesiastiche del medioevo; i sacerdoti in qualche luogo non celebravano la messa senza esser muniti di guanti.
Un uso affatto contrario era stabilito nei tribunali di giustizia, in Francia, ai giudici non era permesso di sedere a giudicare coi guanti, il che può credersi un uso particolare della Francia, non vedendosene altrettanto in Italia e né altrove.
Forse si voleva che fossero esposte alla vista del popolo le mani nette dei giudici, simboli della loro imparzialità e rettitudine?
Vi era ancora nei bassi tempi una specie di guanto assai forte e guernito di ferro, che faceva parte dell'antica armatura molto in uso ai Francesi che gli diedero il nome di gantelet, dagli Italiani fu chiamato manopola.
Nel fiorire delle idee cavalleresche, il guanto di una dama portato come un favore nell'elmo di un cavaliere, si teneva per una specie di talismano che doveva procurargli la vittoria contro tutti i suoi nemici, come si apprende dalla risposta che da Enrico di Montmouth a suo padre nel Riccardo II di Shakespeare.
Questo uso viene pure confermato da Hall nella sua Cronaca al tempo di Enrico IV.
Sembra che, anticamente in Italia corresse l'uso di far dono di guanti sopra un piccolo bacino d'argento, detto a questo fine Guantiera.
Gli antichi proverbi toscani: «L'amor passa il guanto; — Dar nel guanto, » dimostrano che l'uso dei guanti era popolare in Italia al tempo che nacquero questi proverbi.
Gli storici di Elisabetta ricordano spesso l'amore di questa regina per i guanti profumati e specialmente come conservasse con cura quelli che le portò dall'Italia Edoardo Vere, conte di Oxford; si denota pure che a quel tempo i guanti Italiani erano i più pregiati d'Europa.
Nella storia inglese si trova spesso rammentato il costume che avevano quei re di donare guanti in segno della loro benevolenza ai loro affezionati.
Un paio di guanti, donato da Enrico VIII a sir Antonio Denny e conservati come prezioso dono nella famiglia di questo gentiluomo, fu venduto nel 1759 all'incanto per novecentocinquanta lire.
Chi poi non conosce i bei versi del Petrarca sul guanto di Laura!
Si fanno guanti di lino, di cotone, di seta, di lana e persino d'amianto o di qualunque altra sostanza che si possa filare. Ma questi lavori di maglie non appartengono all'arte del guantaio, il quale ne fa di pelle di capretto, di agnello, di camoscio, di daino, di cervo, di cane, ecc.
In quell'epoca le più ragguardevoli fabbriche erano in Francia, Austria, Italia, Inghilterra, Germania, Napoli era famosa per i suoi guanti.
Una volta i guanti si portavano lunghissimi, poi diminuirono finchè la lunghezza massima era quella di due bottoni e ora sono tornati ad allungarsi tanto che oltre passano il gomito.



© Luigi Albano
© Luigi Albano 2017
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