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		<description><![CDATA[racconti brevi, curiosità ecc..]]></description>
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			<title><![CDATA[L'Orologio della morte]]></title>
			<author><![CDATA[cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><img class="image-0 fleft" src="https://www.luigialbano.it/images/hypnosis-4041584_640.jpg"  width="366" height="244" />Nei silenzi notturni si odono spesso, nelle vecchie porte e nei mobili antichi, strepiti, scricchiolii e colpi misteriosi, i quali, non sapendosi da dove provengano, sono attribuiti, dalla gente ignorante e superstiziosa, agli spiriti e presi per cattivi segni e predizioni di morte.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Ora, tutto ciò non è altro che una semplice e naturale operazione di un insetto roditore del genere Anobium, di cui si conoscono circa sessanta specie, fra le quali una detta pertinace, perché sa fingersi morta, e lascia che, in tale atteggiamento, si faccia di lei quel che si vuole.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Questi coleotteri — dice il naturalista Brehm — producono, in certi momenti, un suono crepitante che ricorda, con la sua regolarità, il tic-tac di un orologio.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Se, di sera o di notte, si ode questo suono nella camera silenziosa di un ammalato, l'antica superstizione annunzia che segna al paziente le ultime ore di vita, donde il nome d'Orologio della Morte.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Quando si cercò una spiegazione naturale e ragionevole del fenomeno si credette averla trovata nella maniera ritmica con cui questi coleotteri e le loro larve rosicano il legno in cui abitano.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Il suono così prodotto è molto regolare ma non rassomiglia a quello di un orologio.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Probabilmente questi coleotteri emettono il loro rumore particolare per invitarsi vicendevolmente all'accoppiamento. Ecco come avviene ciò. Rizzandosi sulle gambe posteriori, col0 corpo alquanto inclinato, l'insetto batte, con gran forza ed agilità, la testa contro il legno.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">In generale, il numero dei colpi distinti è di 7 a 9, od 11, rapidamente e sono ripetuti ad intervalli regolari. Lo strepito rassomiglia esattamente a quello prodotto dal battere moderatamente con l'unghia sopra una tavola; e, quando l'insetto è famigliarizzato, risponde prontamente al batter dell'unghia.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">L'inglese Baxter, nel suo Mondo degli spiriti, afferma che il colpeggiare notturno di quest'insetto come annunzio di morte è una superstizione che risale ai tempi antichi, e così dice anche il Lioy nello scritto precitato: Già <span class="fs12lh1-5"><i>ab antico</i></span> la superstizione erasi impadronita di quei rumori e scricchiolii notturni che si odono nei vecchi arnesi e nelle vetuste porte, considerandoli come voce di spiriti e dando loro il lugubre nome di orologio dei morti.<span class="fs12lh1-5"> </span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">La causa dipende semplicemente da contorsioni delle fibre legnose provocate da mutamenti di temperatura o dallo strepito che alcuni piccoli insetti, quali gli Anobi, fanno con la testa, battendola contro il legno che rodono.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5 imTAJustify">Prof. Gustavo Strafforello. 1883 (<i>in ortografia originale</i>)</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 02:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[la vendita delle indulgenze]]></title>
			<author><![CDATA[luigi albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=cristianesimo"><![CDATA[cristianesimo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div class="imTAJustify">Il 9 dicembre 1517 il papa Leone X pubblicò la gran <span class="imTALeft fs12lh1-5">bolla che autorizzava la vendita delle Indulgenze. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Gli appaltatori </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">di questa nuova tassa spirituale percorrevano </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">la Francia e la Germania, all’umiltà dell’abito monastico, </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">congiungendo lo sfarzo strepitoso e l’abbagliante corteo del </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">ciarlatano. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Accompagnati da tre cavallieri, in bella carrozza </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">percorrevano le contrade e, appoggiati dal clero, si </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">recavano nella Chiesa per rendere pubblica la bolla del ponte</span><span class="imTALeft fs12lh1-5">fice. Quindi il venditore faceva la sua perorazione e metteva </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">all’incanto la salute delle anime e la remissione dei </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">peccati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Ecco un riassunto del discorso pronunciato da Tezel, </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">frate dell’ordine dei predicatori e desunto della sua stessa </span><span class="imTALeft">difesa contro Lutero (<b class="fs12lh1-5"><i>Positionem, fratris J. Teselii, qui </i></b></span><span class="imTALeft"><b class="fs12lh1-5"><i>bus defendit indulgentiam</i></b>).</span></div><div class="imTAJustify">"<span class="fs12lh1-5"><i>Accostatevi e vi darò lettere coi sigilli, in virtù <span>delle quali i peccati stessi che avrete voglia di commettere nel tempo avvenire, vi saranno perdonati. Io<span class="imTALeft"> non vorrei commutare i miei privilegi con quelli </span><span class="imTALeft">di S. Pietro nel paradiso; senoochè io abbia salvate più </span><span class="imTALeft">anime con le mie indulgenze, che non abbia fatto il principe </span><span class="imTALeft">degli apostoli coi suoi discorsi. </span><span class="imTALeft">Non avvi peccato per enorme che sia, che non possa </span><span class="imTALeft">essere cancellato dall’indulgenza; ed anche se alcuno (cosa </span><span class="imTALeft">impossibile) avesse fatto violenza alla Santa Vergine Maria </span><span class="imTALeft">madre di Dio, ch’egli si disponga a pagar bene, e questo </span><span class="imTALeft">peccato gli sarà perdonato.... </span><span class="imTALeft">Nel momento stesso in cui la moneta risuona nel </span><span class="imTALeft">fondo di questo forziere, anche l’anima del purgatorio </span><span class="imTALeft">per cui è data se ne vola libera nel paradiso. </span><span class="imTALeft">II Signore nostro Iddio non è più; ma egli ha conferito </span></span></i></span><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5"><i>intero il suo potere al papa</i></span>."</span></div><div class="imTAJustify">Finito il discorso i sottocomissari del papa si assidevano <span class="fs12lh1-5">nei confessionali intorno ai quali si accalcavano i </span><span class="fs12lh1-5">peccatori. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Non era la contrizione che ciascuno di questi </span><span class="imTALeft fs12lh1-5">offeriva al sacerdote, ma una moneta e i confessori che davano</span><span class="imTALeft fs12lh1-5"> le istruzioni, dovevano innanzi tutto richiedere </span><span class="imTALeft">al penitente: — "<span class="fs12lh1-5"><i>Di quanto denaro potete voi in co</i></span></span><span class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5"><i>scienza privarvi per ottenere una sì perfetta remissione?</i></span>"</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 03:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Origine della statistica]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Goffredo Achenwal, celebre pubblicista tedesco dev'essere osservato come il creatore della scienza, detta Statistica. Egli nacque ad Elbing in Germania il 20 ottobre 1719. Compì i suoi studi accademici a Jena, ad Halle ed a Lipsia.</span></div><div class="imTAJustify">Nel 1746 andò a stabilirsi in Marbourg ove insegnò storia, dritto di natura e delle genti, e la nuova scienza in cui sul principio egli non comprendeva che le diverse costituzioni degli stati.</div><div class="imTAJustify">Nel 1748 si recò a Gottinga, e divenne professore di quella celebre università alla quale accrebbe lustro. È stato il maggiore dei continuatori degli studi sulla “vita degli Stati” pubblicò intorno alla storia degli stati europei, al dritto pubblico ed all'economia politica varie opere destinate a suoi discepoli, e nelle quali si atteneva principalmente a mettere in vista tutto ciò che aveva potuto contribuire alla formazione ed allo svilupparsi della costituzione e dell'esistenza politica dei popoli. </div><div class="imTAJustify">Il principale suo merito è di avere sottoposto ad una forma precisa e costante, di aver trattato sotto un punto di veduta nuovo e luminoso la scienza che ha per oggetto di fare conoscere sistematicamente la natura e la somma delle forze vive di uno stato, e di scoprire in esso le fonti ed i mezzi di prosperità così nel fisico che nella morale.</div><div class="imTAJustify">Il disegno ragionato di questa scienza, lo pubblicò 1748, e l'anno dopo scrisse il relativo manuale. Prima di lui non se ne avevano che materiali qua e là dispersi: da vari storici e viaggiatori ed osservatori. Fra essi vanno menzionati soprattutto Ermanno Conring ed Eberardo Otto. Achenwall però fu il primo a dare alla sua nuova scienza il titolo di “<b class="fs12lh1-5"><i>Scientia Statistica</i></b>”, cioè scienza dello stato.</div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 18 May 2020 01:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[la giustizia a Roma]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div><span class="fs11lh1-5 cf1">Fra tutte le città del mondo civile,
credo che Roma sia sempre stata quella ove governo e governanti professarono il
minor rispetto per la vita degli altri anche in tempi non molto precedenti al
nostro.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Basta a persuadere di ciò la fredda
indifferenza con la quale i menanti, non esclusi quelli avversi al Governo ed
ai baroni romani, raccontano nei loro Avvisi con scrupolosa frequenza gli
omicidii ed i supplizi. </span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">La compassione non si sentiva; non
era del luogo né del tempo.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">L'abitudine aveva generato l'indifferenza.
Svariatissimi non pertanto i modi di supplizio, ma più antico di tutti la
decapitazione, prima a mano, poi con una macchina, che, se non era a vapore
come quella del Giusti, di non molto si discostava dalla così detta
ghigliottina che la Rivoluzione francese adotto per suo uso e consumo.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nel medio evo campo di giustizia era
sempre la Rupe Tarpea. Presso un leone di basalto i delinquenti udivano la
lettura della sentenza che li condannava, e quanto ai malfattori di bassa
condizione solevasi porli a cavalcione di quel leone con una mitra in testa e
con la faccia impiastricciata di miele.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Non si dice quale fosse il modo
dello spaccio finale, ma è lecito credere la decapitazione per i condannati,
colpevoli o no, di condizione non plebea.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Si trova infatti fino dal 1354 un
esempio illustre. Nel dì 29 agosto di quell'anno, fra' Monreale veniva
decapitato sulla piattaforma del Campidoglio nel luogo ove oggi è la statua di
Marco Aurelio, ma la decapitazione eseguivasi con lo spadone del carnefice al
quale ii chirurgo del gran venturiero indicò la giuntura dove doveva colpire.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">La testa che fra’ Monreale, lieto di
morire a quel modo poichè si aspettava di peggio, aveva adagiata sul ceppo con
la miglior grazia possibile, sbalzò al primo colpo; fortuna che non toccava a
tutti.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nel 1488 venne designato per luogo
di giustizia un recinto davanti al Ponte di S. Angelo, nelle cui adiacenze era
il vicolo denominato del Boja. Anche Campo di Fiore serviva all'oggetto in casi
straordinari, specie di supplizi preceduti da gogna, onde prendeva nome, in
prossimità della piazza, la via della Berlina oggi trasformata in via del
Paradiso.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Ma tutti i luoghi erano buoni per
ammazzare gente con legalità. Nel 27 maggio 1500, in pieno Anno Santo, i
pellegrinanti a S. Pietro ebbero la dolce sorpresa di passare il Ponte fra due
file d’impiccati; erano diciotto, nove per parte.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Brillavano, fra costoro, un medico
dello Spedale di S. Giovanni che soleva di gran mattina andare armato di
balestra a caccia di romei, ammazzandone e derubandone quanti più poteva, ed un
confessore dello Spedale stesso che indicava al medico i pellegrini infermi
provvisti di danaro onde gli spacciasse col veleno per poi spartirsene fra loro
il gruzzolo.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Gli altri sedici erano volgari
assassini di strada e vanno compianti per la mala compagnia che ebbero nelli
ultimi momenti di vita.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il supplizio della forca già in uso
da molto tempo non si applicavasi, neppure nel Cinquecento, ai condannati di
casta privilegiata, quali erano gli ecclesiastici ed i nobili.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">L'eguaglianza davanti alla pena, se
non alla legge, venne in Roma soltanto dopo la rivoluzione. Di casta
privilegiata non si consideravano, tranne fossero nobili di nascita, i poveri
menanti o fogliettanti condannati a morte in Roma, che vanno registrati nel
lungo martirologio della libertà di pensare e di scrivere.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Un altro supplizio in uso pei
delitti di eresia, di sortilegio, e congeneri, che non dava una morte più o
meno immediata, ma a poco a poco, a centellini.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Racconta Giovanni Rucellai nel suo
Zibaldone quaresimale, di aver veduto nell'Anno Santo 1450 due donne murate in
due pilastri della Chiesa di S. Pietro, solo con una buca dove si porge loro il
mangiare. Ignoro se le due donne del 1450 fossero murate per condanna di
giudice o per penitenza spontanea, ma è un fatto notorio che la Santa romana
Inquisizione adottò nel suo Codice penale la muratura a vita.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Nel processo
celebre che portò al patibolo il Carnesecchi (</span><i><span class="fs11lh1-5 cf1">1567</span></i><span class="fs11lh1-5 cf1">) furono
condannati ad esser murati in vita Girolamo Guastavillani gentiluomo, Filippo
Capiduro dottore in legge, Ottaviano Fioravanti mercante bolognese e Girolamo
dal Pozzo di Faenza, quest'ultimo per essere inutile alla galera.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Ed un secolo
dopo, l'uso di questa pena durava ancora, difatti fra le donne ree del sordo
macello di mariti mediante l'acqua tofana (</span><i><span class="fs11lh1-5 cf1">1659</span></i><span class="fs11lh1-5 cf1">) molte furono
murate nelle carceri dell'Inquisizione, secondo riferisce Giacinto Gigli.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Sarebbe qui fuori di luogo qualsiasi
cenno circa le giustizie non capitali che si eseguivano per la città quasi a
pubblico divertimento, come la corda, il cavalletto, la frustatura delle
meretrici, ed altre piacevolezze di questo genere.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Né il castigo della frusta, che era
poi un buon nerbo, usavasi soltanto per cotali femmine, ma anche per i poveri
diavoli rei o almeno accusati di piccoli delitti.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Mercoledì mattina, leggesi in un
foglio di di Avvisi di Roma in data 10 febbrajo 1635 — fu frustato per questa
Città con una mitria di carta in testa a cavallo sopra un asino un tale per
testimonio falso, ed il compagno per non essere frustato, mentre in prigione il
boia lo voleva ligare, si diede da se stesso con un coltello nella gola per
ammazzarsi, ma ancora non è morto.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">La coltellata fruttò al riottoso due
anni di galera, senza pregiudizio della frustatura eseguita con tutte le regole
una ventina di giorni più tardi, secondo raccontano gli Avvisi del 3 marzo.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Ben altro tormento che le nerbate in
pubblico erano le torture alle quali sottoponevansi gli accusati per
costringerli a confessarsi rei, la confessione e la ratifica essendo
indispensabili, come è noto, per la condanna.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il Padre Labat,
frate domenicano che viaggiava in Italia al principio del secolo decimottavo,
tra le molte altre curiosità onde sono ripieni gli otto volumi dei suoi </span><i><span class="fs11lh1-5 cf1">Voyages</span></i><span class="fs11lh1-5 cf1"> (</span><i><span class="fs11lh1-5 cf1">Parigi Delespine 1730</span></i><span class="fs11lh1-5 cf1">)
ebbe anche quella veramente domenicana di vedere in azione la tortura della
corda e della veglia nel paterno reggimento ecclesiastico.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Profittando della sua qualità di
Provveditore del Sant'Offizio, il Padre Labat potè assistere alle torture così
dette della corda e della veglia e di più ebbe la fortuna di trovarsi presente
in Civitavecchia ad un supplizio di forca.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Di tali spettacoli il bravo
Provveditore scrisse e mandò alle stampe minute descrizioni, con l'aggiunta di
notizie circa gli altri supplizi allora in uso a Roma e provincie.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">Il libro dei </span><i><span class="fs11lh1-5 cf1">Voyages</span></i><span class="fs11lh1-5 cf1"> del Padre Labat è rarissimo e le sue
descrizioni hanno valore di documenti inediti, non esiste descrizione più
precisa dell'utilizzo della mannaia fatta dal Labat al principio del secolo
decimottavo, la quale mannaia aveva senza dubbio lo stesso meccanismo usato per
le decapitazioni sino dal secolo decimosesto, e non soltanto in Roma, nel quale
è forza riconoscere il modello della futura ghigliottina.</span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span></div>

<div><span class="fs11lh1-5 cf1">E la
ghigliottina ci riporta difilato al Carnefice Giambattista Bugatti, il
penultimo dei carnefici romani, e senza dubbio il più benemerito di tutti i
numerosi suoi predecessori nella carica. Carnefice modello, e artista veramente
degno del teatro nel quale era chiamato ad agire dal suo impresario, lo Stato e
il Governo Pontificio.</span></div>

<b class="fs12lh1-5"><span class="fs11lh1-5 cf1">ADEMOLLO</span></b><br><ol start="1" type="A">
 </ol><span class="fs11lh1-5 cf1"> </span><br><ol start="1" type="A">
</ol>

<div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5 cf1">dalle
Annotazioni di <a href="https://www.luigialbano.it/er-boja-de-roma.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.luigialbano.it/er-boja-de-roma.html', null, false)">Mastro Titta Carnefice Romano</a> - Supplizi e Suppliziati -
appendice documenti - Città di Castello 1886</span></div>

<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 May 2020 05:49:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-giustizia-a-roma</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Una moglie o il patibolo]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div class="imTAJustify">Nel secolo XIV era costume in Francia che <span class="fs12lh1-5">qualunque celibe condannato a morte scampasse</span> il patibolo se qualche donzella si offrisse a prenderlo per marito. Du Cange (<span class="fs12lh1-5"><i>suppl. voc. ma trimonium</i></span>) ne riporta un esempio del 1376 sotto il regno di Carlo il saggio.</div><div class="imTAJustify">Un altro ne abbiamo del regno seguente nelle lettere di grazia sottoscritta il 1382 da Carlo VI in favore di Hennequin Doutart, condannato dalla <span class="fs12lh1-5">corte di Peronne ad essere trascinato e sospeso al laccio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quando già costui era giunto sotto la forca e il boia gli aveva posto la corda al collo, si presentò Jehannette Mourchon Rebaude che chiese al condannato se volesse prendere in sposa una giovanissima donzella della città di Hamaincourt, il che valse a quel patibolario che il Re condonasse la Sua pena di morte. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tra l'altro la ragazza era molto bella nonchè prosperosa, tutto sommato Doruart fu doppiamente fortunato.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 May 2020 03:00:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Tanto tuonò che piovve.]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=proverbi"><![CDATA[proverbi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div class="imTAJustify"><div>II proverbio è antichissimo e già era conosciuto presso gli antichi Greci, <span class="fs12lh1-5">come la storiella di Socrate e di Santippe sua moglie, </span><span class="fs12lh1-5">dalla quale si vorrebbe far derivare.</span></div><div>Povera Santippe! Da Platone agli scrittori dei <span class="fs12lh1-5">nostri giorni fu una gara per dipingerla una vera megèra.</span></div><div>Eppure Socrate non fu uno stinco di santo. </div><div>Oltre <span class="fs12lh1-5">a essere vecchio e bruttissimo, mentre cercava di rendere </span><span class="fs12lh1-5">migliori e più savi gli altri, non pensava a nutrire </span><span class="fs12lh1-5">la famiglia e la moglie; e a questa dava ragione di </span><span class="fs12lh1-5">gelosia intrattenendosi con Aspasia, che al filosofo dirigeva </span><span class="fs12lh1-5">poetici ed erotici versi, conversando con Diotina, </span><span class="fs12lh1-5">sapiente donna di Mantinea, la quale egli dice che fu </span><span class="fs12lh1-5">sua maestra d'amore, ed insegnando alla cortigiana </span><span class="fs12lh1-5">Teodote l'arte di allettare gli uomini. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Che poi non fosse </span><span class="fs12lh1-5">un marito troppo affettuoso lo dice egli stesso, dichiarando </span><span class="fs12lh1-5">di non correggere l'umore stizzoso della moglie </span><span class="fs12lh1-5">per avvezzarsi con questo esercizio a sopportare la petulanza </span><span class="fs12lh1-5">e le ingiurie degli uomini.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Questo fu provato quando la moglie </span><span class="fs12lh1-5">andò a visitarlo piàngente nel carcere, lui si mostrò </span><span class="fs12lh1-5">duro con lei e non le permise di assisterlo negli ultimi </span><span class="fs12lh1-5">istanti.</span></div><div>Fu appunto per uno di quei silenzi, con i quali il più <span class="fs12lh1-5">sapiente di tutti i mortali rispondeva alle male parole </span><span class="fs12lh1-5">della moglie inasprita, che questa corsa in cucina, </span><span class="fs12lh1-5">preso un secchio d'acqua e glielo rovesciò addosso. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Socrate, </span><span class="fs12lh1-5">senza scomporsi, rivolto agli amici avrebbe allora </span>esclamato: <span class="fs12lh1-5"><b>Lo sapevo che dopo il tuono viene la pioggia.</b></span> </div><div><span class="fs12lh1-5">Dal quel motto sarebbe poi derivato il nostro </span><span class="fs12lh1-5">proverbio.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Secondo Voi, tra i nostri due vicepresidenti chi è Santippe e chi Socrate?</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 04:24:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[festività chiamata in caldeo Suchaià o delle capanne]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000002"><div>Il noto studioso nonchè scrittore Bianchi-Giovini, ricorda una circostanza influente sulla morte di Gesù Cristo, citando in una sua opera (Cr. dei Vangeli, libro IV, c. VII) un usanza dell'antica Persia. </div><div>In illo tempore, nel corso della festività chiamata in caldeo Suchaià (o delle capanne), festività che durava cinque giorni, veniva preso uno dei condannati a morte, lo si poneva sul trono, veniva vestito e riverito come un re e gli davano ogni licenza per poi, passati i cinque giorni, lo spogliavano, lo flagellavano e lo crocefiggevano.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 00:05:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?festivita-chiamata-in-caldeo-suchaia-o-delle-capanne</link>
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			<title><![CDATA[il numero 12]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000001"><div>Il numero dodici è comune a tutte le religioni eliosistiche, ossia adoratrici del Sole. </div><div>I Romani avevano 12 grandi Dei, che presiedevano a un mese ciascuno. Greci, Egiziani e Persi avevano 12 grandi Dei come i cristiani hanno i 12 Apostoli. </div><div>Il capo di questi 12 Dei aveva la barca e la chiave del tempo, come Giano presso i Romani e come il nostro san Pietro che ha le chiavi del Paradiso. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 04:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La cartomanzia]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=scienze_occulte"><![CDATA[scienze occulte]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vk1dz5g1"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In altri tempi la cartomanzia non era conosciuta; fioriva allora invece la chiromanzia, la pretesa scienza colla quale speravasi di indovinare le sorti dell'uomo dall'ispezione dei segni impressi sulla sua mano.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Essa risale a tempi antichissimi, e taluni con stolta interpretazione vollero che a lei si accennasse in quelle parole del Giobbe: Deus in manu omnium hominum signat, ut noverint singuli opera sua. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Aristotile parla della chiromanzia: Artemidoro Efesio ne scrisse un trattato, e nei tempi a noi più vicini molti non oscuri matematici e filosofi se ne fecero propugnatori. Nessuno più del Cardano sostenne essere le pieghe delle dita della mano in relazione strettissima con i pianeti allora conosciuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma s'agitava la gran questione se dovesse consultarsi di preferenza la mano sinistra o la destra; i più famosi maestri dell'arte stettero per la prima, perciocché la seconda, più esercitata ai lavori e più esposta alle esterne violenze, poteva talvolta indurre in errore con segni che fossero effetto di cause accidentali.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Secondo i chiromanti la mano più acconcia per farvi sopra un accurato studio è quella che è tanto larga quanto è lungo il dito medio. Una mano corta e grossa è, secondo essi, indizio d'ingegno ottuso; una troppo lunga e affilata, di corto intendimento e d'istinti rapaci.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le dita che rientrano verso la palma denotano propensione all'avarizia ed alla frode; quelle che hanno opposta piega indicano prodigalità e animo semplice; quelle che sono grosse, uniformi alla radice e alle punta mostrano singolare bontà e dolcezza di cuore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'esame particolareggiato della mano si faceva sopratutto notando le linee che ne rigano la pelle, le quali chiamavano solchi, e i rialzi che si dicevano montagne.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le linee principali erano cinque, le montagne sette, in onore dei sette pianeti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La linea della vita è quella che dalla radice dell'indice scende, abbracciando la base del pollice, fino all'articolazione della mano. Quando una linea è lunga, uguale, ben colorata, annunzia, secondo i chiromanti, vita esente da mali e coronata da felice vecchiaia; quando è tagliata da linee trasversali, indica malattie e Sventure.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le altre linee chiamavansi dello spirito, della felicità, della congiuzione, del triangolo, e avevano tutte il loro significato, come può veder chi fosse vago d'apprenderlo nelle opere di Coclite, di Cardano e d'altri.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">E lo stesso dicasi delle montagne, tracciate dall'immaginazione dei chiromanti e poste sotto la protezione di Giove, Saturno, Venere, Marte, Diana, Mercurio, ecc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Altri indizi eziandio traevansi dalle linee delle giunture e dalle unghie, intorno ai quali sarebbe opera perduta dilungarsi, bastando notar qui brevemente che le macchie biancastre sulle unghie si tenevano come indizio di futuri avvenimenti spaventosi, le livide di pericoli imminenti, le rosse di ferimenti e d'ingiustizie, le bianche affatto di felicità.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">(articolo pubblicato in La Valigia, 6 gennaio 1889)</span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Jun 2018 04:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ascoltare musica a 432 Hz.]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=vario"><![CDATA[vario]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ltoil09k"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Secondo <a href="https://dutchpatriot.wordpress.com/2008/04/27/back-to-432-hz" target="_blank" class="imCssLink">Richard Huisken</a>, la musica accordata a 432 Hz è più morbida e luminosa, offre una maggiore chiarezza ed è più facile per le orecchie. Molte persone sperimentano stati più meditativi e rilassanti del corpo e della mente quando ascoltano talmusica, 432 Hz sembra funzionare nel chakra del cuore, "il sentimento", e quindi potrebbe avere una buona influenza sullo sviluppo spirituale dell'ascoltatore.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La sintonizzazione a 432 Hz libera la tua energia e ti porta in uno stato bellissimo, dove il relax è naturale.<br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Secondo <a href="http://anandabosman.com" target="_blank" class="imCssLink">Ananda Bosman</a>, ricercatrice e musicista internazionale, gli strumenti arcaici egiziani che sono stati portati alla luce sono in gran parte sintonizzati su A = 432Hz.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli antichi greci accordavano i loro strumenti prevalentemente a 432Hz. All'interno degli arcaici Misteri Greci, Orfeo è il dio della musica, della morte e della rinascita, ed era il custode dell'Ambrosia e della musica della trasformazione, i suoi strumenti erano sintonizzati a 432Hz.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jVATlX4XKMk&list=PL21257F2621425450" target="_blank" class="imCssLink">Jamie Buturff</a>, ricercatore del suono, ha scoperto che alcuni monaci tibetani usavano questa accordatura nei loro strumenti fatti a mano.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa sintonizzazione musicale può essere trovata in varie religioni e culture del mondo antico, ancora oggi, molti musicisti riportano effetti positivi dalla risintonizzazione a 432 Hz, come una migliore risposta del pubblico e una sensazione più rilassata delle loro esibizioni.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">432Hz ti unisce con l'armonia universale, questo tono musicale è collegato ai numeri utilizzati nella costruzione di una varietà di opere antiche e luoghi sacri, come la Grande Piramide d'Egitto.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">432Hz è basato sulla natura e quindi genera effetti salutari tra gli ascoltatori, porta armonia naturale ed equilibrio della terza dimensione e ti connette con una coscienza superiore.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'energia pura e pulita di 432Hz rimuove il blocco mentale e apre la strada a una vita più appagante, non buttare via la loro conoscenza, l’accordatura universale e naturale dei 432Hz è in attesa di essere scoperta da te.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 01:13:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[la Bibbia ha copiato alcune storie da altre religioni o leggende?]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vd3jbb8b"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sono molteplici le storie della Bibbia che presentano somiglianze con i racconti di altre religioni, leggende e miti.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli scribi giudei che misero mano alla stesura dell'Antico Testamento con molta probabilità lo copiarono dalle leggende dei Sumeri, che cominciarono ad apparire sulle tavolette d'argilla intorno al 2400 avanti Cristo. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">''Similitudini sorprendenti'', sarebbero state individuate infatti tra il racconto della Genesi e una settantina di tavolette cuneiformi rinvenute durante gli scavi a Nippur, in Iraq, a circa 250 chilometri da Bagdad. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le iscrizioni, relative alla descrizione di una mitologia sulla nascita del mondo, risalgono a un periodo che va con precisione dal 2450 al 1950 a.C., cioe' dal tempo della dinastia di Kish a quella di Isin.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Finora si era ipotizzato soprattutto che i primi undici capitoli della Genesi, quelli che vanno dalla Creazione al Diluvio universale fino alla Torre di Babele, fossero stati mutuati dagli estensori del testo biblico durante la cosiddetta Cattivita' Babilonese del popolo ebraico, attorno al VI secolo a.C., ritenendo quindi plausibile che certi concetti ed espressioni del primo libro del Vecchio Testamento provenissero da leggende babilonesi coeve alla schiavitù imposta dal re Nabucodonosor II. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="imTALeft fs12lh1-5">Ma nuovi studi consentono invece di retrodatare di almeno duemila anni la contaminazione tra le tradizioni orali dei Sumeri e quelle del popolo eletto di Jahve'.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La nascita di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sargon_di_Akkad" target="_blank" class="imCssLink">Sargon </a>è una di queste, la leggenda <i class="imTALeft"><b><span class="">sumerica di Sargon</span></b></i><span class="imTALeft"> </span><span class="imTALeft">è un testo letterario in</span><span class="imTALeft"> </span><span class="imTALeft">lingua sumera</span><span class="imTALeft">. È composto da due testi, riuniti dai curatori</span><span class="imTALeft"> </span><span class="imTALeft">Jerrold S. Cooper</span><span class="imTALeft"> </span><span class="imTALeft">e</span><span class="imTALeft"> </span><span class="imTALeft">Wolfgang Heimpel</span><span class="imTALeft">: TRS 73 (cioè AO7673) e 3N T296. </span></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft">Le copie sopravvissute sono probabilmente di età paleo-babilonese (inizi del</span><span class="imTALeft"> </span><span class="imTALeft">II millennio a.C.</span><span class="imTALeft">).</span> Cooper e Heimpel ipotizzano che la vicenda possa essere stata delineata già all'epoca della Terza dinastia di Ur (fine del III millennio a.C.).</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un testo neoassiro (VII secolo a.C.) descrive la sua nascita e l'infanzia: <span class="imTAJustify">« <i>Mia madre fu scambiata alla nascita, mio padre non lo conobbi. I fratelli di mio padre amarono le colline. La mia città è Azupiranu, che è collocata sulle rive dell'Eufrate. La mia madre 'scambiata' mi concepì, in segreto mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò e mi portò ad Akki, l'estrattore d'acqua. Akki, l'estrattore d'acqua, mi prese come figlio e mi allevò. Akki, l'estrattore d'acqua, mi nominò suo giardiniere. Mentre ero giardiniere, Ishtar mi garantì il suo amore e per quattro e […] anni esercitai la sovranità</i>. » </span>(<small>Re 1907, 87-96</small>).</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 May 2018 00:39:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-bibbia-ha-copiato-alcune-storie-da-altre-religioni-o-leggende-</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Epigrammi Indiani tolti dall' Hitopadeca]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=Satire_ed_Epigrammi"><![CDATA[Satire ed Epigrammi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_dbeel1dt"><ol><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="">La scienza distrugge molti dubbi; svela ciò c</span><span class="">he è nascosto; essa è l'occhio del mondo; è cieco </span><span class="">chi è privo di essa. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="">Qual pro del nascimento di un figlio, nè savio, </span><span class="">nè virtuoso? Qual pro di un occhio acciecato? un </span><span class="">tal figlio è più che un mal d'occhi. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">Un padre che fa debiti è un nemico; è un </span><span class="imTALeft">nemico là madre che trascura i suoi doveri; un ne</span><span class="imTALeft">mico è una moglie bella; un nemico è un figlio </span><span class="imTALeft">ignorante. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">Come il carro con una sola ruota non si muove </span><span class="imTALeft">dal posto, così il destino non assicura nulla agli uo</span><span class="imTALeft">mini, senza il loro impegno. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">E molto bene che il padre e la madre istrui</span><span class="imTALeft">scano il loro figliuolo; la sola nascita non ha mai </span><span class="imTALeft">bastato a formare ed istruire alcuno. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">Bellezza, gioventù, nobiltà di natali non sono </span><span class="imTALeft">stimati senza il sapere, come il fiore di kimcuka, </span><span class="imTALeft">che non ha profumo, quantunque bello.</span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">I savii passano il loro tempo discorrendo di </span><span class="imTALeft">poesia e di scienza; gli sciocchi s'annoiano, dormono, </span><span class="imTALeft">si litigano. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">La condotta d'un uomo che non sa infrenare i </span><span class="imTALeft">suoi sensi, è simile al bagno di un elefante. La scienza </span><span class="imTALeft">senza l'opera corrispondente è un peso, come l'orna</span><span class="imTALeft">mento ad una donna che non è amata dal marito.</span><span class="imTALeft"> </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">Infinitamente diversi sono il corpo e le virtù; </span><span class="imTALeft">il corpo improvvisamente si dissolve, le virtù durano </span><span class="imTALeft">eterne. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">Il savio deve legarsi sulla terra solamente </span><span class="imTALeft">con quello che gli conviene; io sono il cibo, tu sei il </span><span class="imTALeft">divoratore; come dovrebbe nascere amicizia tea noi? </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">Dove non vive nessun sapiente, anche un uomo </span><span class="imTALeft">di mezzano ingegno viene lodato; nel paese dove </span><span class="imTALeft">non crescono alberi, anche il ricino può passare per </span><span class="imTALeft">un albero. </span></span></li><li class="imTAJustify"><span class="fs12"><span class="imTALeft">L'amore d'un tristo è simile ad un vaso di </span><span class="imTALeft">terra; si rompe facilmente e difficilmente si rimette </span><span class="imTALeft">insieme; l'amore d'un nobil uomo è come un vaso </span><span class="imTALeft">d'oro; si rompe difficilmente e facilmente s'aggiusta.</span></span></li></ol><br><div><span class="fs12">(Fonte: Angelo De Gubernatis, 1884)</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 May 2018 03:37:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?epigrammi-indiani-tolti-dall--hitopadeca</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Favola del Panciatantra. Il re delle rane domanda l'aiuto di un serpente.]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=Satire_ed_Epigrammi"><![CDATA[Satire ed Epigrammi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_4fkyncp6"><div class="imTAJustify">I<span class="fs12">n una certa vasca abitava una rana regina (il re delle rane) di nome Gangadatta. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Questa era molestata da' suoi agnati, salì dunque alla riva della vasca, e la abbandonò, pensando fra sè: In qualmodo posso io far del male a questi agnati? Pensando e ripensando, la rana regina (il re delle rane) vide un serpente nero, di nome Priyadarsana, nella sua tana. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Nell'osservarlo, pensò: Se io porto nella vasca questo nero serpente, io posso distruggere tutti gli agnati. Dopo avere ben considerato, s'accostò alla porta della buca e gridò: Vieni, vieni, Priyadarsana, vieni. — Il serpente, dopo avere inteso, pensò fra sè: Chi mi chiama non appartiene alla mia razza; perciò non ha voce di serpente. Eppure io non ho amicizia nel mondo con alcun altro essere. Perciò io rimango nella fortezza, finchè io non sappia chi egli sia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Forse egli è un dotto di formole ed erbe magiche, che mi tende un agguato per acchiapparmi; o pure mi chiama alcun uomo per cagione di qualche uomo ch'egli odia. Quindi esso disse: Ohè! Chi sei tu? — Questi rispose: io sono la rana regina (il re delle rane), Gangadatta, e son venuto quà per far teco amicizia. — Avendo ciò inteso il serpente disse: Ah! questo non è possibile.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Da quando in quà la stoppa fa amicizia col fuoco? — Gangadatta rispose: Questo è vero purtroppo. Tu sei il nostro nemico naturale. Ma io vengo a te essendo disgraziato. — Il serpente aggiunse: Parla! Chi è cagione della tua disgrazia? — La rana rispose: I miei agnati. — Domandò il serpente: Dove è la tua abitazione? In un pantano, in un pozzo, in uno stagno od in un lago? Dimmi il luogo della tua dimora. La rana rispose: In una vasca. —</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Il serpente disse: Io non ho piedi, non posso dunque recarmivi, ed anche se io mi reco colà, non vi è alcun luogo dove io possa rimanere e di là i tuoi agnati mettere a morte. Vattene perciò. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Gangadatta aggiunse: Ah! vieni soltanto con me. Io ti insegnerò con un facile mezzo l'ingresso. Poichè vi è presso l' acqua una bellissima tana, tu puoi di là a tuo comodo impadronirti degli agnati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Avendo ciò inteso, pensò fra sè il serpente: Io sono già vecchio e spesso, costretto dalla fame, non riesco neppure a pigliare un topo. Perciò mi rallegra questo mezzo di sostenere la vita, che mi suggerisce costei per la distruzione della sua schiatta. Perciò io me ne andrò e mangierò quelle rane. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Dopo avere così deciso, il serpente disse alla rana: Odi, Gangadatta, poichè la cosa è così, tu va' innanzi, perchè noi arriviamo al luogo. — Gangadatta disse: Odi, Priyadarsana, io ti condurrò facilmente e ti mostrerò il luogo. Ma tu devi risparmiare i miei partigiani; tu devi soltanto mangiare quelli che ti indicherò.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Il serpente disse: Cara! ora tu sei diventata la mia amica. Secondo il tuo cenno, io mangerò i tuoi agnati. — Dopo aver così parlato, il serpente uscì dalla sua buca, abbracciò la rana e fecero la via insieme. Venuta sull'orlo della vasca, la rana regina guidò il serpente alla propria abitazione e di là gli mostrò un nascondiglio, indicandogli gli agnati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Queste furono allora tutte senza eccezione divorate. Mancando quindi di rane, il serpente disse: Cara! I tuoi nemici sono intieramente distrutti. Ora, poichè tu mi hai portato quà, dammi alcun altro cibo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Gangadatta rispose, l'opera tua amichevole Ora è finita, perciò ora tu puoi partire. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Il serpente rispose: Ohibò, Gangadatta, ciò che tu dici non è giusto. Come posso io andarmene? La buca che mi serviva di fortezza sarà ora stata presa da un altro. Perciò io rimango qui e tu mi darai ogni giorno una delle rane tue partigiane. Se tu non consenti, io le divoro tutte senza alcuna eccezione. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Dopo avere inteso queste parole, Gangadatta pensò con grande spavento: Me misera, che cosa ho io mai fatto nel menar qua costui? Se io mi rifiuto, egli le divorerà tutte senza eccezione. Perciò io ne darò ogni giorno una, sia pure un' amica. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Dopo avere cosi deciso, egli consegnò sempre al serpente una rana amica; il serpente se la mangiò e quando non era osservato, anche parecchie altre. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Alfine però, quando le altre rane erano già tutte mangiate, il serpente mangiò lo stesso figlio di Gangadatta, Jamunàdatta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Quando Gangadatta ebbe osservato che il figlio era stato divorato, gridò amorosamente: Ahimè! Ahimè! e non cessò un solo momento di lamentarsi. Perciò la sua moglie gli disse : Di che ti lagni, se tu stesso sei l'assassino della tua stirpe infelice? Ora, poichè la tua stirpe è distrutta, chi ci proteggerà?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Perciò pensa o alla tua fuga o ad un mezzo di uccidere il serpente! — Allora Priyadarsana gli disse: Cara! Ho fame. Tutte le rane sono distrutte. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">Tu rimani. Perciò dammi qualche cosa da mangiare, poichè mi hai quà menato. — Il re delle rane disse: Amico, fin che io vivo, non darti pensiero. Se tu mi vuoi lasciar partire, io persuaderò altre rane che si trovano in altra vasca a recarsi quà. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— Il serpente rispose: Fin qui io non devo mangiarti, poichè tu mi sei fratello. Se tu fai quello che hai in mente, io ti onorerò come un padre. Perciò fa' pure quello che hai detto. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12">— La rana, ciò inteso, promesse a parecchie divinità sacrificii se la salvavano, e uscì dalla vasca per non fare più ritorno. <span class="imTALeft">(Fonte: Angelo De Gubernatis, 1884)</span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 May 2018 03:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le rane sono paragonate ai brahmani (inno satirico del Rigveda)]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=Satire_ed_Epigrammi"><![CDATA[Satire ed Epigrammi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_o8aoe2ey"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Essendo state un anno a giacere, come brahmani fedeli ai voti, le rane levano la voce eccitata dalla <span class="imTALeft">pioggia (ossia dal Dio della pioggia, del temporale).</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quando le acque celesti cadono su di essa (ossia sulla rana simile a penitente), come su pesce asciutto giacente in uno stagno, come il muggito delle vacche stanti coi loro vitelli, delle rane il gracidare si leva concorde. Quando, venuta la stagione delle pioggie, piovve sopra di esse desiderose, assetate, come figlio al padre, l'una va all'altra favellante col fare akhkhàli ! L'una abbraccia l'altra quando sono entrambe inebbriate al cader delle acque sopra di <span class="imTALeft">esse, quando inondata, saltellante, la variegata me</span><span class="imTALeft">scola la sua voce con la verde; quando, l'una, ripete </span><span class="imTALeft">la voce dell'altra come la voce del maestro il disce</span><span class="imTALeft">polo; ogni membro di esse appare gonfiarsi, quando </span><span class="imTALeft">con voce potente parlano sopra le acque. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft">L'una di </span><span class="imTALeft">esse ha la voce di bove, l'altra voce di capra, l'una </span><span class="imTALeft">è variegata, l'altra è verde; portanti lo stesso nome </span><span class="imTALeft">sono d'aspetto diverso, e quando parlano in vario </span><span class="imTALeft">modo le voci loro foggiano. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft">Come brahmani nel sa</span><span class="imTALeft">crificio del soma àtiratra, intorno ad una conca piena </span><span class="imTALeft">favellano, questo giorno dell'anno, o rane, celebrate </span><span class="imTALeft">quando le pioggie incominciarono. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft">Come brahmani </span><span class="imTALeft">inebbriati dal soma, levarono la voce recitanti la </span><span class="imTALeft">loro annua preghiera, come i sacerdoti adhvaryu </span><span class="imTALeft">intorno al fuoco sudanti si scoprirono, nessuna ri</span><span class="imTALeft">mase celata. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft">Custodirono l'ordine divino, l'annuo rito </span><span class="imTALeft">de' dodici mesi; questi uomini non l'alterarono; al </span><span class="imTALeft">compier dell'anno, all'arrivo della pioggia, le arse, </span><span class="imTALeft">le infuocate, arrivarono alla loro liberazione. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft">La voce </span><span class="imTALeft">di bove diede, la voce di capra diede, la variegata </span><span class="imTALeft">diede, la verde a noi diede tesori, le rane aventi </span><span class="imTALeft">dato cento vacche, prolungarono a noi la vita per </span><span class="imTALeft">mille anni. (Fonte: Angelo De Gubernatis, 1884)</span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 May 2018 03:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mosè]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_dkixvmnq"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Mosè scomparve a un dipresso come Romolo o Semiramide: il libro dei Numeri nulla dice della sua morte; ma nel Deuteronomio, compilato qualche secolo dopo, si racconta che prima di morire Dio lo condusse sul monte Abarim donde gli mostrò la terra di Canaan; che ivi il profeta intuonò un cantico di benedizioni al popolo, e che poi morì e fu sepolto da Dio stesso in luogo incognito, affinché gli Ebrei non lo adorassero.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Una leggenda rabbinica passata anche nei libri sacri dei Cristiani, soggiunge che nacque una disputa fra l'angelo Michele e il Diavolo intorno alla sepoltura di Mosè; ma che il secondo fu costretto a cedere.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Mosè fu incontrastabilmente uno dei più grandi uomini, e dovremmo forse ammirarlo di più se le sue gesta ci fossero conosciute con maggiore precisione storica.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La sola impresa di liberare il suo popolo dalla servitù egiziana debba essergli costata delle difficoltà straordinarie e la sua marcia intorno alla penisola del Sinai, framezzo un'orrida solitudine, attraverso valli, monti, precipizi, che ad ogni passo gli presentavano un ostacolo, dimostra in lui un senno, una arditezza, una perseveranza che ha poche pari, ed è piccola cosa al suo confronto la tanto celebre ritirata dei diecimila.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Forse egli per aiutarsi contro le sempre rinascenti difficoltà, contro la mormorazione e la riluttanza o lo scoraggiamento del popolo, fu costretto più di una volta a far intervenire la divinità, ma giammai una pia finzione fu adoperata a più lodevole fine; e non era meno un saggio antivedimento quello di non parlare egli stesso al popolo, ma di far parlare o il fratello od altri dei principali è più eloquenti onde comunicare al popolo i decreti che egli diceva di avere ricevuto da Dio e quello ancora di non mostrarsi in pubblico se non con il volto velato facendo credere che dal suo volto raggiava una tal luce che avrebbe abbagliato gli occhi altrui, e che quella luce gli era stata comunicata dal suo contatto con la divinità.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Sopra un popolo superstizioso e barbaro ancora, onde operare con efficacia vi volevano mezzi che imponessero all'immaginazione.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La sua nazione era piccola, divisa da rivalità di tribù e di famiglia e andava a stanziare fra nazioni più numerose, meglio ordinate, di una stessa lingua e di differenti costumi, per cui ella correva pericolo di essere tosto o tardi assorbita dall'una o dall'altra.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ma egli per tenerla unita e per conservarle il suo carattere nazionale, e con esso i germi della sua indipendenza e della sua forza, la vincolò con una religione e con riti e con leggi così saviamente concertate, che se in quanto a moralità e a giustizia erano superiori a tutte le altre, la loro solidità non aveva termini di paragone con nessuna; perché resistette contro ogni corruzione umana, e contro l'edacità del tempo che tutto distruggere dopo trenta secoli sopravvivono oggi ancora e si sono identificate e diventarono il perno del cristianesimo e dell'islamismo le cui credenze sono abbracciate da circa due terzi del genere umano.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Intanto che le religioni dei Persiani, degli Egiziani, dei Greci, dei Romani, o più scientifiche o più pompose, dopo tanta gloria, sono scomparse senza lasciar traccia di sé e che quella stessa dgli Indiani, malgrado il suo splendido apparato metafisico, simbolico, rituale e letterario è ridotta ad una lettera morta, ultimo retaggio di Barbari che non hanno più né nazionalità, né libertà, né avvenire.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nei figli di Mosè si verificò quel proverbio così acconciamente espresso da Dante:</span><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Rade volte discende per li rami</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">L'umana probitate perché vuole,</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Colui che puote, che da lui si chiami.</span></div><div> </div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Da Sefora l'Etiopessa ebbe due maschi, Mosè Gersam ed Eliezer, che spariscono nell'oscurità la più compiuta.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Di Eliezer e della sua discendenza non si parla, intanto che si hanno compiuti cataloghi della discendenza di Aronne e dei suoi figlioli.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Quanto a Gersam, sembra che venisse a contesa con gli Aronidi a cagione degli uffizi pontificali a cui egli forse pretendeva e che ne sia nato qualche scisma.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Imperocchè troviamo che durante il periodo dei Giudici, alcuni Daniti si stabilirono a Dan nell'estremità settentrionale della Palestina, vi fondarono un santuario al tutto indipendente da quello del tabernacolo, che si mantenne in venerazione fino alla caduta del regno d'Israele, e di cui fu sacerdote Jonatan figlio di Gersam figlio di Mosè che lo trasmise in linea ereditaria ai suoi discendenti fino al tempo della cattività.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">È vero che nel testo ebraico in luogo di Gersam figlio di Mosè, come legge la Vulgata, vi è Gersam figlio di Menasse; ma i due nomi Mosè e Menassè sono in ebraico scritti colle medesime consonanti, e la n che vi è di più nel secondo, sta sospesa a modo di una lettera aggiunta (Mnssè), il che è notato anche dai Masoreti, onde pare che qualche antico grammatico mal soffrendo lo scandalo di un nipote di Mosè diventato capo di un culto scismatico, vi abbia di suo capriccio fatta quella correzione che cambia il nome di Mosè in quello di Manasse.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Neppure di Sefora non si ha più notizia e si ignora persino quali furono i motivi che, per cagion sua, Maria sorella di Mosè promosse una sedizione contro il fratello.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">(tratto dal Compendio Biblico, 1851)</a></span><span class="fs12lh1-5"> - immagine di Raffaele Sanzio incisore, anno 1832.</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 02:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Un po di numeri]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ukw1zdn0"><div class="imTAJustify">Mosè morì a 120 anni, di cui 40 li aveva vissuti alla corte del faraone, 40 nel deserto di Madian, e 40 come capo degli Ebrei. </div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Qui colgo l'occasione per far notare ai lettori la simpatia degli Ebrei per i numeri, </span><b class="fs12lh1-5">tre</b><span class="fs12lh1-5">, </span><b class="fs12lh1-5">sette</b><span class="fs12lh1-5">, </span><b class="fs12lh1-5">dieci</b><span class="fs12lh1-5">, </span><b class="fs12lh1-5">dodici</b><span class="fs12lh1-5">, </span><b class="fs12lh1-5">quaranta</b><span class="fs12lh1-5">, </span><b class="fs12lh1-5">settanta</b><span class="fs12lh1-5">: gli Orientali e in generale tutti gli antichi attribuivano a certe combinazioni numeriche delle qualità misteriose.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il tre come unione dell'unità con la dualità, rappresentava la prima potenza.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il sette come unione del primo quadrato (femmina) col primo dispari (maschio) era il generatore per eccellenza, quindi la creazione del mondo operata in sette giorni.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il dieci, combinazione del ternario col settenario, il dodici il più divisibile fra i numeri, il quaranta e il settanta risultato del primo quadrato o del settenario moltiplicato per la decina, avevano ciascuno delle proprietà simboliche.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Presso gli Ebrei il quaranta occorre frequentemente per indicare una quantità indefinita o misteriosa e che non ha alcun rapporto col suo significato aritmetico.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ed è in questo senso arcano o simbolico che bisogna prendere i 40 giorni che piovve sulla terra durante il diluvio, i tre volte quarant'anni della vita di Mosè, i quaranta giorni che stette con Dio sul Sinai, i quarant'anni degli Ebrei nel deserto e più altri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">(</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">tratto dal Compendio Biblico</a></span><span class="fs12lh1-5">, 1851)</span><br></div><div class="imTAJustify"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 25 Apr 2018 02:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mosè, personaggio storico?]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vpcnwmdc"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>""<span class="imTALeft">le circostanze relative alla nascita e alla vita di Mosè fino all'uscita dall'Egitto non si possono ricevere per storiche; in quanto oltre al mirabile ed all'inverosimile di cui sono contornate, sono anche tanto vaghe o indefinite, che ben dimostrano non averle potuto il narratore attingere da nessun documento e sola sua scorta essere state le leggende che correvano ai suoi tempi, tramandate a memoria, o celebrate nei poemi, e trasformate dall'immaginazione.</span></i><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Quanto a Mosè, noi lo riteniamo per un personaggio storico, e troppi motivi abbiamo per crederlo tale. Il suo nome è evidentemente egiziano, da mù o moy aqua e yses o oydsce salvo; &nbsp;tutta volta Manetone scrittore alessandrino, che ebbe agio di consultare i per altro molto aridi documenti della storia egiziana, pretende che si chiamasse Osarsif e che fosse sacerdote di Osiride in Eliopoli od On.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Questa notizia sembra confermare che Mosè fosse stato allevato fra gli Egiziani e aggregato alla loro casta sacerdotale.""</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><br></i></div><div class="imTALeft"><i class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>).</i><i><br></i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?mose,-personaggio-storico-</link>
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			<title><![CDATA[oro e argento prestato dagli egiziani]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_qesztci4"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class=""><i>"Dicesi che per comando di Dio, gli Ebrei si facessero prestare dagli Egiziani vasi d'oro, d'argento e suppellettili ed altri oggetti preziosi, sotto il pretesto che ne avevano bisogno per i loro riti e che li avrebbero restituiti al ritorno. Dio dunque avrebbe comandato la truffa a titolo di compensazione occulta delle proprie fatiche. </i></span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i class="">Questa morale è condannata da tutti i buoni teologi, ma è approvata dai Gesuiti.""</i></span></div><div class="imTAJustify"><i class="imTALeft fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851</i><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 21 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?oro-e-argento-prestato-dagli-egiziani</link>
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			<title><![CDATA[il diluvio]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8d5yq6w5"><div class="imTAJustify"><i class="fs16lh1-5">"</i><span class="fs12lh1-5"><i>"Nella storia del diluvio egli raccolse quanto la poesia tradizionale aveva conservato e abbellito con immaginose finzioni intorno ad una terribile inondazione che desolò alcune contrade e lasciò una profonda impressione che il tempo e la lontananza ornarono di favole.</i><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Noè non sarebbe che un personaggio mitologico, o semi-storico; Sem, Cham e Jafet, non sarebbero tre individui rigorosamente storici, ma i tipi primitivi o i rappresentanti di tre grandi stirpi principali, che si suddivisero in numerose nazionalità.""</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>).</span><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 19 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?il-diluvio</link>
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			<title><![CDATA[la poca fecondità dei primi padri]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_9gy2ajvg"><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">"</i><i class="fs12lh1-5">"Ma oltre tante altre invero somiglianze, la Genesi ce ne somministra alcune che sono invero sorprendenti.</i><br></div><div class="imTAJustify"><div><i class="fs12lh1-5">La prima sarebbe la poca fecondità dei primi padri malgrado la loro vita multisecolare; perché omesso che di Adamo non si nominano che tre figliuoli, e soli quattro di Lamech discendente di Caino, sebbene altri ne siano accennati in globo: un fatto assai positivo è quello di Noè che o non cominciò a generare se non a 500 anni, ovvero la prole da lui generata negli anni, anzi nei secoli antecedenti perì di malattie o in altro modo, perché all'età di 600 anni, quando entrò nell'arca, non aveva che tre figli, di cui Sem in età di 98 anni, e li altri minori di lui, ma già adulti perché avevano moglie: e nei successivi 230 che campò ancora non generò altra prole.</i></div><div><i class="fs12lh1-5">Sem che campò 600 anni non ebbe che 5 figliuoli maschi, Cham 4 e Jafet 7: i loro figliuoli non furono più prolifici. </i></div><div><i class="fs12lh1-5">Tare padre di Abramo in 205 anni di vita ebbe appena 3 figliuoli; e lo stesso Abramo che visse 175 anni, dalla prima moglie non generò che un figlio, dalla concubina un altro figlio, poi da una seconda moglie sei figli; ed è curioso che seguendo i dati biblici la fecondità cresce a misura che diminuisce la longevità: di modo che non è vero ciò dicono gli espositori, che Dio aveva conceduto ai primi padri una vita di molti secoli onde promuovere più prontamente la moltiplicazione della specie umana.""</i></div><div><br></div><div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>). </span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-poca-fecondita-dei-primi-padri</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[il diluvio]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_aao9mwdn"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'autore di questo testo si potrebbe definire il Mauro Biglino del 1800, di seguito una sua piccola considerazione, seguiranno delle altre...(parte sesta).</span><div><i class="fs12lh1-5"><br></i></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>""<span class="imTALeft">Invece una favola greca, ma di derivazione asiatica, narra che gli Dei essendo sdegnati contro la cresciuta malvagità degli uomini, deliberaronodi sommergerli e che da quello sterminio universale si salvarono soltanto Deucalione e Pirra sopra una barca costrutta da Prometeo: e la favola di quest'ultimo ha un'intima relazione con quella dei Titani o giganti che mossero guerra ai Celesti e furono da Giove fulminati e sepolti nei cavi della terra, sotto le montagne. </span><span class="imTALeft">È incirca ciò che si legge nel libro di Enoch.</span></i><br></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Un altro diluvio lo troviamo descritto nel Mahabhàrata antico poema indiano, il cui racconto somiglia molto a quello della Genesi. </i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Rutren il Dio del male vuole sommergere la terra; Visnù ne avvisa Satiavarti che si costruisce una nave, sopra cui s'imbarca colla moglie ed i figli e Visnù trasformato in un pesce gigantesco, serve da timone e guida la nave a traverso le procelle e salva Satiavarti colla sua famiglia che poi ripopola la terra.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Se la leggenda indiana sia originale e l'ebraica una copia, o quale delle due sia la più antica, o se entrambe derivino da una leggenda più antica di loro, è ciò che non saprei dire: ma ove non si voglia abdicare al buon senso, nessuno si persuaderà che il racconto della Genesi sia storico, né vorrà credere che Dio per punire l'umanità dalla corruzione in cui è caduta volesse ricorrere allo stolto espediente, più degno di un tiranno che di un essere giusto e intelligente, di distruggerla tutta quanta, per indi pentirsi di averla distrutta, come già si era pentito di averla creata; che si facesse a confabulare con Noè, che gli palesasse il suo pensiero, che gli suggerisse il disegno assai grossolano di fabbricarsi una cassa per ivi salvarsi colla moglie e i figlioli e con diverse coppie di tutti gli animali, che egli stesso chiudesse l'uscio della cassa, ed altre siffatte trivialità, che l'immaginazione poetica ed allegorica de' popoli primitivi ha potuto inventare, ma che a tempi nostri e col grado a cui sono ascese le cognizioni non è più lecito di spacciare sul serio.""</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><br></i></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>)</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?il-diluvio-1</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Caino uccide il fratello]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_iatz6eom"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">L'autore di questo testo si potrebbe definire il Mauro Biglino del 1800, di seguito una sua piccola considerazione, seguiranno delle altre...(parte quinta).</span></div><div><i class="fs12lh1-5">""quando Caino uccise il fratello, nessuno dei due aveva moglie, né vi erano altri uomini, tranne loro e i loro genitori....Ciò nulla diremo egli suppone che la contrada ove abitavano fosse già altrettanto popolata; perché Caino, come omicida, essendo, secondo gli usi antichi, dichiarato fuori della legge e messo al bando della società, pure perché nessuno lo ammazzasse e lo togliesse alla propagazione della specie, Jehovà gli appose un segno di garanzia...<span class="imTALeft">Caino esulò dal paese di Eden, e andò a fondare una città che dal nome di un suo figlio chiamò Enoch...</span><span class="imTALeft">Ma come poté esistere una città così presto se gli abitanti della terra si riducevano tuttora a poche famiglie viventi di caccia, di pastorizia, e di un po' d'agricoltura? ...</span><span class="imTALeft">Questi dati sullo svolgimento progressivo della società e sui primi inventori delle arti escludono la notizia di un diluvio che sommerse la razza umana...</span><span class="imTALeft">Perché se il relatore avesse conosciuto questo grande avvenimento che doveva far scomparire tutte le invenzioni scoperte fino allora, tornava affatto inutile il ricordarci chi fosse il primo a fondare una società, o che trovò l'arte di lavorare i metalli, o che inventò i padiglioni, o gli strumenti musicali, o il primo che regolò il culto, mentre queste importanti invenzioni od istituzioni dovevano rimanere distrutte per effetto di un cataclisma che sovvertì tutta la faccia della terra, e non lasciò a ripopolarla se non se quattro uomini e quattro donne, i quali dovevano ricominciare da capo il corso faticoso dell'umano incivilimento.""</span></i><br></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>). </span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?caino-uccide-il-fratello</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[la cacciata dall'Eden]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_6owqmygu"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'autore di questo testo si potrebbe definire il Mauro Biglino del 1800, di seguito una sua piccola considerazione, seguiranno delle altre...(parte quarta).</span><div><i class="fs12lh1-5"><br></i></div></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">"""Nella Bibbia non si parla più di questo Eden né dei fiumi Pison e Ghihon, il che dimostra che non appartenevano alle cognizioni geografiche degli Ebrei, e che di straniera provenienza debba pur essere la leggenda...<span class="imTALeft">La frase biblica Eden mikedem, e più abbasso Kidmat-Eden, indica una regione orientale; e le successive leggende sul diluvio trasporterebbero la scena nel grande acrocoro dell'Armenia...</span><span class="imTALeft">La vita che traevano i primi padri era tale da annoiare in capo a pochi mesi qualunque coppia più innamorata di giovani sposi...</span><span class="imTALeft">Pare infatti che se ne annoiassero anche Adam ed Iscià...</span><span class="imTALeft">Perché nei primordi dovevano sentire il bisogno di essere indivisibili, e dove andava l'uno andare l'altro, e ciò che voleva l'uno volerlo anche l'altro; ma conviene credere che a poco a poco cominciassero ad essere meno vincolati, e a passeggiare separatamente: per lo che il serpente, il più astuto fra li animali, trovata un giorno la donna che era sola, si fece a ragionare con lei intorno ai frutti di cui era vietato il mangiarne, le rivelò il motivo di quella proibizione, la persuase a trasgredirla promettendole che ov'ella e il marito ne mangiassero, i loro occhi si sarebbero aperti ed e'si troverebbero eguali ad Elohim o agli Elohim...</span><span class="imTALeft">li cacciò dal giardino, e a custodire quell'albero pose un Cherubino (un mostro celeste) con una spada roteante fuoco, come a custodia dei giardini Esperidi stava un drago...</span></i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5"><br></i></div><div class="imTACenter"><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>).</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-cacciata-dall-eden</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[la creazione]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_9euwumz9"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'autore di questo testo si potrebbe definire il Mauro Biglino del 1800, di seguito una sua piccola considerazione, seguiranno delle altre...(parte terza).<br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">"""<span class="imTALeft"><i>Quanto a Jehovà, egli c'è rappresentato come un grande e potente signore a cui viene la voglia di formare una coppia di esseri innocenti e felici, egli li colloca in una sontuosa sua villeggiatura ove si diletta egli stesso di passeggiare: li istruisce come debbono vivere, e di ciò che devono astenersi; ma non prende troppo bene le sue precauzioni, anzi la soverchia loro semplicità li trae a violare i suoi precetti.</i></span></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Non potendo egli riparare al male che n'era succeduto, cerca di renderlo minore con lo impedire a quelle creature di ricuperare una immortalità, che nella nuova condizione in cui erano entrate sarebbe loro divenuta di aggravio; trovandoli inesperti nel provvedere alla loro nudità, fa loro degli abiti, indi li allontana dal magico suo parco, li manda a popolare la terra senza perciò privarli della sua protezione, giacché egli continua ad assisterli ed a conversare personalmente con loro.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Anche i libri Zendici parlano di Mescià e Mesciane, prima umana coppia creata da Ormusd e da lui collocata in un soggiorno felice; i quali furono avvelenati e spenti dal serpente Asmagh od Ariman, che ebbe a dispetto la beata loro condizione.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Ancora più conforme al racconto della Genesi è il mito indiano, seguendo il quale Brama, il Dio della creazione, formò di terra l'uomo e la donna, e li collocò nel Chorcam, luogo delizioso, adorno di ogni qualità di frutti, tra' quali anche di quelli che mangiandoli conservano l'immortalità, ma a cui era proibito di toccare...<span class="imTAJustify">Forse farà meraviglia come Adamo colla sua compagna essendo stati creati in perfetta costituzione virile, abbiano aspettato 130 anni innanzi a generare un figlio; ma si può credere che il genealogista non abbia tenuto conto dei primi nati e si sia fermato a Seth per fare la genealogia degli ascendenti di Noè, che sola conveniva al suo scopo...</span><span class="imTAJustify">Gli espositori moderni impacciati a spiegare come potessero succedere quei matrimoni fra esseri di una natura divina ed esseri umani, si avvisarono di intendere per i figliuoli di Elohim i discendenti di Seth e per le figlie di Adam i discendenti di Caino: assurdità inconcepibile, perchè non si saprebbe addurre una ragione per cui la stirpe di Caino dovesse essere più avvenente di quella di suo fratello, molto più che sin dal principio la prole di entrambi doveva di necessità mescolarsi, non essendovene altra.</span></i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="imTALeft"><i>A ragione il dotto Origene diceva, nessun uomo di senno possa intendere alla lettera questo racconto, e persuadersi che Dio passeggiasse a respirare il fresco del vespro, o che egli cucisse abiti di pelli ai primi uomini.</i></span><i><span class="imTAJustify">""</span></i></span></div><div><br></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" target="_blank" class="imCssLink">Compendio Biblico</a>).</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 11:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-creazione</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I testi sacri]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_pjbyc4as"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'autore di questo testo si potrebbe definire il Mauro Biglino del 1800, di seguito una sua piccola considerazione, seguiranno delle altre...(parte seconda).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">""<i>La collezione di questi libri forma ciò che chiamasi la Bibbia, e la venerazione per loro fu altre volte portata a tal punto da credere che fossero divinamente ispirati in ogni parola e ogni sillaba, e che chi scrisse, non facesse che scrivere macchinalmente quanto un'intelligenza superiore gli dettava.</i></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Ma tale pia credenza è dimostrata falsa dalla condizione stessa con cui ci pervennero quei libri, che offrono gran numero di varianti, talvolta anche di grave momento, oltre ai guasti che hanno subito qua e colà, agli errori lasciati trascorrere dai copisti, e a varie cose o contraddittorie o inammissibili che vi s'incontrano per entro, di maniera che il soccorso della critica è tanto necessario per la Bibbia quanto per qualunque altro antico documento.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">La lingua in cui essa è scritta è morta da oltre venti secoli, e malgrado gli studi pazienti e profondi a cui si assoggettarono gli eruditi, tutta volta non si può asserire che ella ci sia perfettamente intelligibile. </i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Molti vocaboli sono oscuri, altri mancano della loro radice e sono perciò di un significato equivoco. </i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Oltre di che gli scrittori usarono lo stile e gli ornamenti che conferivano al gusto dei loro tempi e dei paesi in cui vivevano e quali comportava la civiltà contemporanea. </i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">I primi undici capi contengono diversi racconti sulla creazione, sullo stato primitivo del mondo, sulle catastrofi che subì il nostro globo, e sull'origine primitiva della società.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Non sono tutti di una stessa mano né di un medesimo stile ma leggende o residui di antichi poemi sul gusto di quelli di Orfeo o di Esiodo o dei poemi indiani, che un raccoglitore dispose nel miglior modo che ha saputo."""</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G., 1851</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 11:15:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?i-testi-sacri</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I sacerdoti a Gerusalemme]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_d4p3526e"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'autore di questo testo si potrebbe definire il Mauro Biglino del 1800, di seguito una sua piccola considerazione, seguiranno delle altre... (parte prima).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">""<i>A Gerusalemme i sacerdoti cedevano senza contrasto alla regia autorità e secondo il gusto dei principi introducevano nel tempio religioni e riti nuovi...</i></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Era un affare di forma, non di coscienza, Jehovà era il Dio nazionale degli Ebrei, come Baal-Dagon dei Filistei, Baal-Berit dei Sichemiti, Baal-Fogor dei Moabiti, Chamos o Moloch degli Ammoniti, Bel o l'Altissimo dei Babilonesi ed anche dei Cananei, e così di altri.</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Ma dopo che l'orgoglio nazionale degli Ebrei fu innalzato dallo splendore dei regni di Davide e di Salomone, partendo dall'opinione che la vittoria viene da Dio e che il Dio più forte vince il più debole, Jehovà divenne il Jehovà Elohim (Signore degli Dei), il supremo e potentissimo sopra tutte le divinità, il Dio geloso di essere adorato dagli Ebrei ad esclusione di ogni altro.</i>""</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G. 1851 (<a href="https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.luigialbano.it/compendio-biblico.html', null, false)">Compendio Biblico</a>).</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 11:11:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?i-sacerdoti-a-gerusalemme</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La misericordia del Vicario di Cristo in terra.]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ks7y3f2r"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta (Senigallia, 6 marzo 1779 – Roma, 18 giugno 1869), è noto anche in romanesco come "<i>er boja de Roma</i>", fu un celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Più che un semplice boia era considerato un macellaio, ecco come si comportò nel corso di una esecuzione di un sacerdote, tale Ludovico:</span><br></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">""<span class="imTALeft">Ludovico montò la scala del palco. Il carnefice lo fece inginocchiare, </span></i><i class="fs12lh1-5">ponendogli la mano sulla spalla ed obbligandolo a piegare le ginocchia.</i><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Lu</i><i>dovico obbedì, senza piangere, invocando con voce soffocata i propri figli e </i><i>la propria moglie, e senza pregare. </i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Il prete, sempre borbottando il latino </i><i>ad un uomo che sapeva appena il dialetto romano, s'allontanò alquanto, </i><i>mentre il carnefice, detto Mastro Titta, rimase in piedi di fianco al con</i><i>annato.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>La moltitudine tratteneva quasi il respiro; gli uomini avrebbero potuto </i><i>contare le pulsazioni del cuore delle donne loro vicine.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Mastro Titta trae dal disotto della sua casacca rossa un grosso bastone </i><i>piombato ed accuratamente lo esamina, poi lo fa girare siccome un capo </i><i>tamburo farebbe colla sua lunga canna dal pomo d'argento, o come un gioc</i><i>oliere farebbe colle sue bacchette magiche. </i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Da ultimo lo afferra ben saldo, </i><i>lo fa girare due volte intorno alla sua testa, e colpisce il condannato sulla </i><i>tempia sinistra.</i></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Un grido d'orrore sorge dalla folla. </i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>La vittima cade siccome un bue, ed </i><i>il suo corpo comincia a dibattersi nell'agonia. </i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Ma la giustizia del Vicario </i><i>di Cristo non è ancora soddisfatta, non ancora completo il supplizio.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Mastro Titta getta lungi da sè il suo bastone, in mezzo alla gente affol</i><span class="imTALeft">lata; <i>afferra di nuovo la sua vittima, trae dal suo fianco un coltellaccio da </i></span><i>beccaio, e la sgozza.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Poi col coltello medesimo le fa un cerchio profondo intorno al collo, come </i><i>per tracciare la linea, e taglia poscia la testa, che mostra al popolo.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Il sangue </i><i>di quel teschio arrossa il carnefice, mentre due fontanelle di sangue sprizzano </i><i>dal collo staccato, e vanno ad inondare la tunica del prete. </i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Credereste che </i><i>il sacrificio fosse finito ? No. – Mastro Titta taglia le due braccia alla cla</i><i>vicola, le due gambe al ginocchio del cadavere, e raccogliendo, co' piedi e </i><i>colle mani, braccia, gambe, testa, e tronco, li getta insieme in una cassa </i><i>appiè del palco, mentre cavasi di tasca un fazzoletto e si forbisce il naso.</i></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Non è a dirsi l'orrore del popolo alla vista di questa spaventosa scena.</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Un grido unanime di maledizione irresistibilmente proruppe da tutta quel</i><i>l'onda di gente un'ora prima si allegra: e ciò malgrado la truppa, i gen</i><i>darmi, la polizia.</i></span></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Il prete sul palco annasava tranquillamente a prese il suo tabacco.</i></div><div class="imTAJustify"><i class="fs12lh1-5">Leone XII non si scosse per nulla, credendo aver adempito il suo dovere.""</i></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questa era la misericordia del Vicario di Cristo in terra anche nei confronti di un suo sacerdote.</span><br></div><div class="imTACenter"><i class="fs12lh1-5">(tratto da Roma Contemporanea, 1861 - pag. 103 e 104)</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 11:41:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-misericordia-del-vicario-di-cristo-in-terra-</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La falsa resurrezione di Gesù di Nazareth]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=cristianesimo"><![CDATA[cristianesimo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0lscodhh"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Abbiamo più volte detto quanto la setta Cristiana avesse a cuore che tutti gli avvenimenti si verificassero in conformità delle profezie e delle scritture. Ora rimaneva a compiersi la più grave delle profezie: quella cioè che Gesù sarebbe risorto al terzo giorno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ed ecco il mattino seguente al Sabato elevarsi fra i discepoli un grido: Gesù è risorto. Che cosa era avvenuto? Nessuno ha saputo mai nulla.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un fatto solo è certo, costante, inconcusso, che cioè il corpo di Gesù non fu più rinvenuto nella tomba. Tranne questo, niente altro si ha di positivo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Scrittori non Cristiani e scrittori Cristiani sono di accordo nel ritenere che il corpo di Gesù più non fu trovato nella sepoltura; ma si domandava che cosa fosse avvenuto di quello.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I primi sostenevano che i discepoli di Gesù avessero rubato il corpo dalla tomba, distruggendolo con calce o deponendolo altrove, per poter poi spacciare che Gesù fosse risuscitato e salito al Cielo, siccome avea predetto. Essi quindi inviarono (secondo scrive Giustino martire) (1) nello intero mondo uomini incaricati di annunziare che una setta atea e reproba era stata da un tale seduttore Gesù di Galilea fondata; che questi dopo essere stato crocifisso, era dai discepoli suoi di notte tempo rubato dal monumento, ec...</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Sepher Toldos (2) dice invece che il corpo venne sottratto da Giuda di Kerioth, per timore che l'empia caterva della setta avesse potuto involarlo e distruggerlo onde annunziarne la risurrezione, e che esso Giuda lo avesse deposto nel suo orto sotto un ruscello di cui avea sviato il corso, per poterlo mostrare poi in ogni tempo, come in effetti lo mostrò alla regina Elena (3) alla presenza di molti suoi seguaci, facendolo disseppellire dal luogo indicato, ove fu rinvenuto ligato con una coda di cavallo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli scrittori Cristiani, all'incontro, negano che il corpo di Gesù fosse stato sottratto sia da essi sia dagli Ebrei loro avversari; ma sostengono che fosse risorto e salito al Cielo. Per ciò comprovare affermano essere stata cosa impossibile per essi e pe' nemici loro di rubare il corpo, poichè i Principi de' Sacerdoti ed i Farisei, sospettando che i discepoli di Gesù potessero involarlo per annunziare alla plebe di essersi verificata la risurrezione a norma della profezia, si fossero recati da Pilato, ed avessero ottenuto di far custodire il sepolcro da' soldati (4).</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In proposito però è a riflettersi che anche quando si fossero messi soldati in custodia della tomba, questi non vi sarebbero stati mandati se non dopo avvenuta la sottrazione. Primieramente il solo S. Matteo asserisce questo fatto, mentre nè S. Marco, nè S. Luca, nè lo stesso S. Giovanni che si recò di persona al sepolcro, parlano di soldati. Ma poi il testo dice: «altera die, quae est post Parascevem».</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Vi ha chi perciò ha preteso che i soldati, stando all'assertiva di S. Matteo, fossero stati inviati alla custodia del sepolcro il giorno del Sabato. Nulla di più inesatto. Era il Sabato solenne, il giorno di Pasqua, e gli Ebrei si sarebbero guardati bene di contaminarlo con atti profani. Ogni faccenda non religiosa dovea tacere in quel dì, e sarebbe stata la più abbominevole profanazione il contravvenire a tal precetto... segue ...</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.luigialbano.it/gesu-di-nazareth---storia--.html" target="_blank" class="imCssLink">(tratto dal capitolo XXXVII, Storia di Gesù di Nazareth figlio di Giuseppe Pantera da Brindisi)</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Note:</span></div><div><ol><li><span class="fs12lh1-5">Giustino, Dial. cum Tryph.; </span></li><li><span class="fs12lh1-5">Sepher Toldos Jeschuae. Altdorf, 1681;</span></li><li><span class="fs12lh1-5">Elena, regina degli Adiabeni e madre del re Izate, presa da vaghezza di vedere il famoso tempio di Salomone, si recò in Gerusalemme, e col consentimento del figlio abbracciò il Giudaismo e fissò colà la sua dimora. Colmò i Giudei di molti benefizi, specialmente in occasione di una gran carestia, e fu sepolta in Gerusalemme – (Vedi Giuseppe Ebreo, Antichità giudaiche, lib. XX, cap. 2 e 5;</span></li><li><span class="fs12lh1-5">S. Matteo, XXVII, 62 e seg.; </span></li></ol></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Jan 2018 03:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il volto e la figura di Gesù]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_guz9fzkv"><div class="imTAJustify"><div class="imTALeft"><div class="imTAJustify"><span class="imTAJustify fs12lh1-5">Chiunque abbia raffigurato il volto di Gesù di Nazaret ha sempre cercato di enfatizzare la sua bellezza, donando risalto alla possibilità che egli avesse un volto di grande espressività ed esteticamente attraente, buono, coinvolgente, beato e innocente.</span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma come viene descritto il volto e la sua figura dagli scrittori di allora?</span><br></div></div></div><div><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;</span><span class="fs12lh1-5">""</span><i class="fs12lh1-5">Non si conosce alcun'altra particolarità della vita di Gesù sino al suo anno 29. Una sola cosa è certa, ed è ch'ei fosse tozzo nella persona e deforme nel viso. In ciò son d'accordo, scrittori Cristiani e non Cristiani. Celso dice che a' suoi dì quelli che avevano visto Gesù in vita affermavano esser egli di statura esigua e di volto deforme ed abbietto (1). Origene in risposta dice essere vero che Gesù fosse di aspetto deforme, ma non abbietto (2). Oltre che negli Evangeli in generale si parla della niuna avvenenza di lui, Taddeo, uno dei 70 discepoli, favella della esiguità, abbiezione e viltà delle sue forme (3). Clemente Alessandrino dice che Gesù nacque con faccia deforme (4). Tertulliano parla del suo aspetto ignobile (5). Lo stesso dicono Cipriano, Teodoreto, Cirillo Alessandrino ed altri molti. L'anonimo annotatore di Origene traccia un curioso e strano ritratto di Gesù, che vogliamo qui riprodurre. Era, dice egli, maestoso nella figura, dignitoso nella fronte, avea i sopraccigli congiunti, gli occhi vispi, capelli crespi, naso aquilino, bocca ben formata, barba divisa in due, collo flessibile, diti lunghi, piedi graziosi e colore del grano (6).</i><span class="fs12lh1-5"> """</span></div><div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs12lh1-5">(<span class="cf1"><a href="https://www.luigialbano.it/gesu-di-nazareth---storia--.html" target="_blank" class="imCssLink">tratto dal capitolo XXXVII, Storia di Gesù di Nazareth figlio di Giuseppe Pantera da Brindisi</a></span>)</span></div></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Leggi anche:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.luigialbano.it/nelle-vene-di-gesu-di-nazaret-scorre...html" target="_blank" class="imCssLink">nelle vene di gesù di Nazaret scorreva sangue Italiano</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.luigialbano.it/la-mela-inesistente.html" target="_blank" class="imCssLink">il frutto proibito, la mela inesistente</a></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><span class="fs12lh1-5">---------------------------------------------------</span></div><div><div><span class="fs12lh1-5">(1) ORIGENE contra Celsum, lib. VI, n. 75.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">(2) IDEM, ibidem.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">(5) EUSEBIO, Storia Eccl., lib. I, cap. 13.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">(4) Paedagog., lib. III, cap. 1.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">(5) De carne Christi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">(6) ORIGENE contra Celsum, lib. VI, n. 75, nota (b).</span></div></div><div><br></div><div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 23 Dec 2017 02:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Guanti]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_zxtex62a"><div><span class="fs12lh1-5"><span class="imTAJustify">Gli antichi portavano, a quanto pare, guanti </span><span class="imTAJustify">fatti con il cuoio. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si dice che i contadini cominciarono a farne uso per non essere offesi dalle spine di diversi vegetali (<i>il che ci lascia </i><i>molto increduli</i>) e che in seguito si portarono guanti tutto l'inverno per ripararsi dal freddo, come adesso e questo si può credere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si dice pure che l'uso dei guanti s'introducesse nella chiesa e nelle cerimonie ecclesiastiche del medioevo; i sacerdoti in qualche luogo non celebravano la messa senza esser muniti di guanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un uso affatto contrario era stabilito nei tribunali di giustizia, in Francia, ai giudici non era permesso di sedere a giudicare coi guanti, il che può credersi un uso particolare della Francia, non vedendosene altrettanto in Italia e né altrove. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Forse si voleva che fossero esposte alla vista del popolo le mani nette dei giudici, simboli della loro imparzialità e rettitudine?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Vi era ancora nei bassi tempi una specie di guanto assai forte e guernito di ferro, che faceva parte dell'antica armatura molto in uso ai Francesi che gli diedero il nome di <i>gantelet, </i> dagli Italiani fu chiamato <i>manopola</i>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel fiorire delle idee cavalleresche, il guanto di una dama portato come un favore nell'elmo di un cavaliere, si teneva per una specie di talismano che doveva procurargli la vittoria contro tutti i suoi nemici, come si apprende dalla risposta che da Enrico di Montmouth a suo padre nel Riccardo II di Shakespeare. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questo uso viene pure confermato da Hall nella sua Cronaca al tempo di Enrico IV.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sembra che, anticamente in Italia corresse l'uso di far dono di guanti sopra un piccolo bacino d'argento, detto a questo fine Guantiera.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli antichi proverbi toscani: «<i>L'amor passa </i><i>il guanto; — Dar nel guanto,</i> » dimostrano che l'uso dei guanti era popolare in Italia al tempo che nacquero questi proverbi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli storici di Elisabetta ricordano spesso l'amore di questa regina per i guanti profumati e specialmente come conservasse con cura quelli che le portò dall'Italia Edoardo Vere, conte di Oxford; si denota pure che a quel tempo i guanti Italiani erano i più pregiati d'Europa. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nella storia inglese si trova spesso rammentato il costume che avevano quei re di donare guanti in segno della loro benevolenza ai loro affezionati. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un paio di guanti, donato da Enrico VIII a sir Antonio Denny e conservati come prezioso dono nella famiglia di questo gentiluomo, fu venduto nel 1759 all'incanto per novecentocinquanta lire. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Chi poi non conosce i bei versi del Petrarca sul guanto di Laura!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si fanno guanti di lino, di cotone, di seta, di lana e persino d'amianto o di qualunque altra sostanza che si possa filare. Ma questi lavori di maglie non appartengono all'arte del guantaio, il quale ne fa di pelle di capretto, di agnello, di camoscio, di daino, di cervo, di cane, ecc.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In quell'epoca le più ragguardevoli fabbriche erano in Francia, Austria, Italia, Inghilterra, Germania, Napoli era famosa per i suoi guanti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una volta i guanti si portavano lunghissimi, poi diminuirono finchè la lunghezza massima era quella di due bottoni e ora sono tornati ad allungarsi tanto che oltre passano il gomito.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 18 Dec 2017 16:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La fine di Sisara]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_nkoi6ssx"><div><span class="fs12lh1-5"><span class="imTAJustify">Sisara fuggì a piedi e stanco e trafelato dalla fatica giunse alla tenda di Jaele moglie di Haber, discendente da Hobab cognato di Mosè e capo di una piccola tribù di Cinei che si era stanziata presso Cades al Libano, cioè presso a Dan ove i Mosaidi avevano un tempio di cui erano pontefici.</span><br></span></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il marito, quantunque in apparenza alleato o vassallo di Jabin, era andato al campo coi ribelli.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Jaele fece buona accoglienza a Sisara; il quale dopo essersi rinfrescato con del latte, si avvolse in un mantello e si gettò a dormire.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Allora la donna, tratto un chiodo dalla tenda e conficcatoglielo nella fronte, lo inchiodò al suolo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Convien credere che Sisara avesse inferita qualche grave offesa a Jaele, o che lei avesse alcun altro grave motivo per violare in un modo così flagrante il diritto sacro dell'ospitalità.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Aurelio B.G. 1851</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 02:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Libro di Enoch]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_2y5ofk4r"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>"Vai da Noè e nel mio nome digli ‘n</i><i>asconditi</i><i>!’, dopo di che rivelagli che la fine è prossima: tutta la terra sarà devastata, il diluvio sta per arrivare e spazzerà via tutto ciò che si trova sulla terra. E poi spiegagli che lui però può salvarsi, che la sua stirpe sarà preservata per tutte le generazioni del mondo</i>”.<br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sembrerebbe un passo della Genesi ma in verità si tratta del paragrafo X del Primo libro di Enoch, un manoscritto di origine giudaica, redatto quasi sicuramente intorno al I secolo a.C.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Libro di Enoch viene attribuito al patriarca antidiluviano Enoch che, come possiamo leggere nella Genesi, era il bisnonno di Noè.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il manoscritto è giunto fino a noi in forma integrale nella sua versione in lingua ge’ez, un’antica lingua delle regioni etiopi, tanto che il testo è conosciuto anche con il nome di “Enoch Etiope”.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Da un punto di vista puramente religioso il Libro di Enoch, vista la sua attribuzione ad un uomo vissuto prima del Diluvio Universale, sarebbe il testo più antico mai scritto da un essere umano.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Proprio per questo motivo si tratta di un testo che ha avuto un’enorme importanza nella storia del pensiero religioso di matrice giudaico cristiana, ma anche nella storia dei culti pagani, delle religioni e delle filosofie esoteriche e delle sette sataniche propriamente dette.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">È importante fare subito chiarezza: quando si parla del “</span><i class="fs12lh1-5">Libro di Enoch</i><span class="fs12lh1-5">” ci si riferisce a tre testi diversi, tutti e tre comunque considerati apocrifi sia per la religione ebraica che per quella quella cristiana e precisamente</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">il Libro di Enoch venne definito aprocrifo: dagli ebrei durante il concilio di Jamnia cioè intorno alla fine del I secolo d.C., all’inizio del IV secolo d.C. dal canone cristiano mentre (Il primo Libro di Enoch ) è invece considerato un testo canonico dai fedeli della Chiesa Copta.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf1">Bibliografia: Vangeli Apocrifi di Esther Neumann.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Dec 2017 10:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il significato biblico di  "Cherem"?]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0v89ifny"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quando una città era dichiarata Cherem, uomini ed animali e cose inanimate, tutto in somma era devoto alla divinità, tutto doveva essere distrutto, e consumandolo col fuoco se ne faceva un grande olocausto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il sottrarre alcuna cosa era sacrilegio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Dall'universale macello erano esenti le vergini; ma dei maschi persino i lattanti si scannavano e non si perdonava né il sesso, né l'età.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I metalli non consunti dal fuoco si aggiudicavano ai templi.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ma il Cherem non era sempre generale: alcuna fiata comprendeva i soli uomini, e non le femmine, i fanciulli e glì animali; altra fiata si consacrava alla divinità una parte della preda, restando l'altra da dividersi fra i vincitori, e vi erano altre modificazioni; perché l'anatema assoluto non tornava sempre gradito ai combattenti a cui il bottino serviva di stipendio, né si metteva in uso fuorché nei casi di estrema necessità, quando importava d'infiammare gli uni, di atterrire gli altri, o di distruggere un nemico per contenere il quale, ancorché vinto, mancavano le forze.</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 04:10:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?il-significato-biblico-di---cherem--</link>
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			<title><![CDATA[Il Carmelo del mare]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=la_storia_biblica"><![CDATA[la storia biblica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_035pq0it"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La sacra Scrittura <span class="cf1">(<span class="">LETTURE: 1 Re 18, 42-45; Sal 15; Gal4, 4-7; Gv 19, 25-27</span>)</span> esalta la bellezza del monte Carmelo, là dove il profeta Elia difendeva la purezza della fede d’Israele nel Dio vivente. <br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In quei luoghi, all’inizio del XIII secolo ebbe giuridicamente origine l’Ordine carmelitano, sotto il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il Carmelo del mare, come vien detto nella Scrittura, monte della Fenicia a 120 stadj da Tolemaide, apparteneva alla Tribù di </span><i class="fs12lh1-5">Aser</i><span class="fs12lh1-5">, distinto dall'altro Carmelo nelle terre della tribù di Giuda, celebre per l'avvenimento di Nabal, d'Abigaille e di David, e per l'arco trionfale di Saul superbo della vittoria contro gli Amaleciti, come si raccoglie dal lib. di Giosuè cap. 2o v. 55; e dal primo dei re cap. 15 v. 22 e cap. 25. v. 3.</span><br></div><div class="imTAJustify"><div><span class="fs12lh1-5">Il Carmelo del mare era veramente vicino al mediterraneo, e non era già un monte solo, ma una catena di monti continuati da tramontana a mezzogiorno, ed entranti e stendentisi per lungo tratto nelle terre della tribù d'Issacar e di Zabulon.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Questi monti non erano immediatamente sul mare, ma lo toccavano coll'estremo dei loro fianchi.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Plinio però ricorda il promontorio del Carmelo, e Tacito riferisce che nella cima di questo monte ai tempi di Vespasiano, era un altare a Dio dedicato che dicevasi del Carmelo, dove nè tempio, nè simulacro si vedeva, ma nudo altare e riverenza di religione.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Vi esistevano le rovine di un antico altare consacrato al vero Dio, e sopra questo monte faceva Elia ordinariamente dimora.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Era inoltre così fertile che talvolta prendevasi il suo nome per l'emblema della fertilità.</span><br></div><div><i class="fs12lh1-5"><span class="fs12lh1-5 cf1">(tratto da Perle dell'Antico Testamento &nbsp;- pubblicazione del 1824)</span></i><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 02:03:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?il-carmelo-del-mare</link>
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			<title><![CDATA[L'Esposizione dei neonati a Roma]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=storia_antica_roma"><![CDATA[storia antica roma]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0v1psqzb"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Considerevole, come è ben noto, era il numero delle nascite a Roma di neonati figli di prostitute, ed ogni mattina si raccoglievano nelle vie, sulla soglia delle case, sotto i portici e nei forni dei pistori cadaveri di neonati esposti così ad una morte certa, usciti appena dal ventre, ignudi sopra le pietre. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="">La saga era l'operatrice svergognata d'infanticidi, la quale soffocava tra le pieghe del suo vestito le vittime innocenti che </span><span class="">le proprie grida condannavano a morir di vi</span><span class="">olenza. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="">La madre </span><span class="">spesso aveva pietà, è vero, del frutto delle sue viscere, e </span><span class="">contentavasi di far esporre il bambino avvolto nelle sue fasce </span><span class="">o sulla spiaggia del Velabro (<i>lacus Velabrensis</i>), o sulla </span><span class="">piazza delle erbe (<i>in foro alitorio</i>) appiè della colonna Lat</span><span class="">taria (<i>columna lactaria</i>); ivi almeno questi sciagurati orfa</span><span class="">nelli venivano raccolti ed adottati a spese dello Stato che fa</span><span class="">ceva loro da tutore, ma infliggendo loro l'infame appellativo </span><span class="">di bastardi. </span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><span class="">Tal fiata matrone sterili, suppostrices <i>(infami me</i></span><span class=""><i>gere che faceano il mestiere di cangiar i fanciulli</i>), cittadini </span><span class="">afflitti di non avere eredi, venivano a scegliere tra questi po</span><span class="">veri derelitti quelli che meglio potevan prestarsi ai loro di </span><span class="">segni buoni o malvagi. </span><span class="">Spesso il Velabro risuonava di vagiti </span><span class="">nelle tenebre, e si vedevano passare siccome spettri le sagae, le madri stesse che portavano il loro tributo a questo spaventoso minotauro che si chiamava esposizione (<i>expositio</i>) dei bambini sulla via pubblica.</span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Dec 2017 12:04:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?l-esposizione-dei-neonati-a-roma</link>
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			<title><![CDATA[Gli Angeli nella Bibbia]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=angeli"><![CDATA[angeli]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_umwmlcau"><div><span class="fs12lh1-5"><span class="">Quantunque nella Bibbia vi sia frequente menzione di angelofanie, i redattori tuttavia neppure sugli angeli e sugli spiriti avevano concetti distinti.</span><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Gli angeli talora sono uomini santi, altre volte sono creature umane, che hanno corpo, mangiano, bevono, dormono, parlano, camminano, ma di una natura superiore agli uomini perché possono rendersi invisibili</span><span class="fs12lh1-5">.</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 11:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LA RELIQUIA DEL BEATO FEDERICO IMPERATORE BARBAROSSA]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=reliquie"><![CDATA[reliquie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_41xdbmna"><div class="imTAJustify"><div><span class="fs16lh1-5">Nella chiesa di Brienno (<i>sul Lago</i>) si conservano tuttora in una custodia di vetro due involti, sui quali è scritto in caratteri gotici: <i>Reliq. Federici Imperatoris Barbarossae.</i><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ecco quello che scrisse in proposito l'Ordine, giornale clericale della diocesi di Como:</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">«<i>Io penso che in quei tempi remo</i><i>tissimi, in cui i popoli di proprio arbitrio, senza dipendere da autorità alcuna, innalzavano dopo morte all'onore degli altari coloro che in vita o colle loro virtù eminenti avevano destata l'ammirazione dei contemporanei, o in qualsiasi modo avevano beneficata l'umanità oppressa, i Comaschi abbiano fatto altrettanto con questo imperatore alemanno, flagello certamente d'Italia, ma in Como Benedetto quale liberatore dall'odioso giogo dei Milanesi, poiché, oltre l'aver riedificata la citta, ci colmò di grandi benefizi </i><i>e privilegi </i>».</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il culto del Barbarossa era sparso in tutto il territorio comasco, e parecchie chiese se ne disputano, o meglio se ne disputarono la sepoltura.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Alcune altre città dovettero professare molta venerazione al Barbarossa, perchè anche i Lodigiani ne hanno collocata la statua sulla facciata della cattedrale.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il parroco di Brienno mi ha mostrato, nella sagrestia della chiesa parrocchiale, in una custodia di ottone esagonale e a vetri (<i>un bel lavoro del cinquecento, benché un po' guasto dall'uso</i>), più di una ventina di piccoli involti contenenti reliquie di Santi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Fra gli altri ve n'erano due che portavano le scritte seguenti, che io ho copiato letteralmente.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Sopra uno era scritto: st. Federici Imperator, e conteneva un dente incisivo, sull'altro: R.fci. Barbarossa, e conteneva un pezzetto di legno.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ho domandato al parroco se non vi erano tradizioni in proposito e mi ha assicurato che nell'archivio della chiesa esisteva un elenco, nel quale quelle reliquie erano enumerate, e, quel ch'è più, un documento che parlava di dette reliquie.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Però in quel momento, per quanto cercasse nelle vecchie carte, non potè rinvenire il prezioso documento, e ho dovuto partire con la promessa che più tardi me ne avrebbe mandato una copia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">A Como poi ho trovato un altro sacerdote, il quale mi ha assicurato che quei documenti esistono veramente, e ch'egli li ha veduti coi propri occhi.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">L'importanza storica di questa legenda non sfuggirà a nessuno dei nostri lettori.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">È noto che in Germania Federico Barbarossa è ancora venerato,</span><span class="fs16lh1-5"> </span><span class="fs16lh1-5">nella leggenda popolare come un eroe meraviglioso.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5">Doveva essere natu</span><span class="fs16lh1-5">rale che questa leggenda tedesca si estendesse pure a quei popoli lombardi che lo</span><span class="fs16lh1-5"> </span><span class="fs16lh1-5">avevano parteggiato maggiormente per i Tedeschi contro i Milanesi.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5">Como ed il Comasco sostenevano le ragioni del Barbarossa: ed ecco il dia</span><span class="fs16lh1-5">volo dei Milanesi diventare un Santo per i Comaschi.</span><br></div><div><span class="fs16lh1-5">Nella storia delle</span><span class="fs16lh1-5"> </span><span class="fs16lh1-5">credenze popolari non è un caso nuovo; anzi può dirsi frequente; ma la i</span><span class="fs16lh1-5">nsistenza della tradizione prova la tenacità di certi sentimenti nella vita</span><span class="fs16lh1-5"> </span><span class="fs16lh1-5">comunale italiana.</span><br></div><div><span class="imTALeft fs16lh1-5">1893, A. Pozzi</span><span class="imTALeft fs16lh1-5"> </span><span class="imTALeft fs16lh1-5">(ortografia originale)</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 00:19:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?la-reliquia-del-beato-federico-imperatore-barbarossa</link>
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			<title><![CDATA[Sorsensi]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7mub2o85"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La scrittrice Grazia Deledda nelle note alla Lauda di Sant'Antonio scrive che "<i>in ogni circondario in Sardegna, c'è un villaggio cui si è sempre sfogato lo spirito sottilmente o grossolanamente caustico del popolo. </i><i>Lodè è stato la vittima del circondario di Nuoro</i>".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sorso è la vittima del circondario di Sassari.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il monello sassarese tanto bene descritto da Enrico Costa nelle sue Acqueforti, quando in <i><b>polta mazzeddu</b></i> (<i>luogo di convegno in Sassari degli asinai e sfaccendati</i>) &nbsp;vede passare qualche sorsense gli grida dietro: <b><i>Sussincu maccu</i></b> (dal latino maccus - stupido, cretino).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'immaginazione popolare sassarese tanto feconda, tanto spiritosa e frizzante ha intessuto un così gran numero di leggende e storielle intorno a Sorso ed ai suoi abitanti che è impossibile che i poveri Sorsensi possano togliersi da dosso la nomea di persone stupide e cretine.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si racconta che un giorno i Sorsensi radunati a consiglio, stabilirono di rubare ai Sassaresi la fonte di Rosello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per un anno, le buone massaie filarono <i><b>li funizeddi</b> (fune fatta di foglie di palma, questo è un prodotto speciale di Sorso) e quando ogni cittadino ebbe la sua si avviarono verso Sassari, ivi giunti ognuno legò la sua fune alla fontana e iniziarono a tirare.</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"><i>Così termina la leggenda raccontata dai Sassaresi ma i Sorsensi vi fecero un aggiunta: "quando stavamo tirando colle nostre funi la fontana di Rosello, i Sassaresi uscirono dalle mura con i fucili" , quindi gli abitanti di Sorso </i>domandarono ai Sassaresi: <b>Ca era oiù maccu</b>? (<i>chi era più stupido</i>?).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Un altro racconto popolarissimo è questo:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Era il mese di agosto, e già da molti mesi non pioveva, preghiere, messe cantate e processioni per il villaggio a nulla servivano, si decise allora di fare una processione in campagna e benedire i campi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Molti devoti e quasi tutti gli agricoltori uscirono in processione con il prete che con un gran crocifisso in mano dava la benedizione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si racconta che mentre il prete benediceva un campo, una lepre forse spaventata dai lamenti e dalle litanie del popolo supplicante uscì fuori dalla sua tana e passò spaurita a pochi passi dal prete.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questi gli scagliò addosso il crocifisso ma la lepre sana e salva si rifugiò in una macchia. Parecchi contadini corsero dietro con i fucili ma il prete li fece desistere dicendo loro: <i><b>No l'à sigghidu Gesu Criltu e no lu sigarà nemmancu la balla</b> (non l'ha raggiunto Gesù Cristo e non lo raggiungerà neanche la palla)</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 00:16:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.luigialbano.it/blog/?sorsensi</link>
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			<title><![CDATA[Il Feticcio Romano]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=curiosit%C3%A0"><![CDATA[curiosità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_gkwvtlq8"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il feticcio romano (<i>fetish ossia portafortuna</i>) consiste in una calamita rinchiusa in un sacchetto di flanella o di lana rossa unitamente ai seguenti ingredienti: cera, raschiature di ferro, un pezzo di palma d'uliva, un po di ruta e una mollica di pane.<br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si capisce che per godere delle virtù del sacchettino bisogna portarlo sempre con se.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ora viene la parte più bella e somigliante in &nbsp;tutto al Voodooismo, ogni quindici giorni e non più in la, si deve far bere alla calamita del vino immergendola in un bicchiere, pare che per questa immersione sia migiore il marsala, ma in ogni caso la calamita richiede del vino superiore altrimenti sparirebbe questo incantesimo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Si ritrova la medesima idea quando il contadino romano, prima di bere, versa un po di vino per terra, "la festa non è bella se non si versa del vino" dice il proverbio romano.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nel voodooismo si immerge il Luck-ball nell'acquavite ossia nel wisky.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Notasi bene che la calamita deve essere rubata o regalata e non mai acquistata: la stregoneria ha un santo orrore per chi paga i suoi debiti e soffre dell'onestà dei suoi devoti.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 00:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Usi funebri Sardi]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=usi_e_costumi"><![CDATA[usi e costumi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_pfi8fpx1"><div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tutti i popoli della terra hanno avuto per i morti culto e venerazione speciale ed il render loro onori funebri era in uso anche fra i Barbari.<br></span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli Ebrei ed i Cristiani hanno sempre gareggiato &nbsp;fra loro nel preparare e rendere onori ai loro morti il più sontuosamente possibile, come se in tale atto volessero far mostra dell'intensità e sincerità del dolore.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Mano mano che la filosofia di Cristo si sparse onnipotente sulla terra, i popoli sentirono l'influsso poderoso delle sue dottrine e lo rivelarono - oltre che nelle preghiere - negli usi e nelle abitudini domestiche e specialmente negli accompagnamenti e nelle commemorazioni funebri.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">I Sardi, allora come adesso abbandonati nella loro splendida isola, tenaci conservatori delle tradizioni dei loro antenati, parrebbe che con la nuova credenza non cambiassero se non per la divinità e l'apparato esteriore imposto dalla nuova Chiesa nelle pubbliche cerimonie religiose, ritenendo nelle abitudini domestiche una parte di quelle diventate ormai incancellabili dal loro animo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">II popolo più tenace nel conservare intatte le sue abitudini è per natura sua più restio a modificarle e rimane perciò unico custode delle più antiche tradizioni, le quali le sa tramandare inconsciamente dalle epoche più lontane.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Spicca il carattere del Sardo negli usi e nelle cerimonie funebri, nelle feste nuziali, nei ludi guerreschi, nella caccia, nel canto, nei balli pubblici e più specialmente nella vita individuale e nella intimità delle famiglie.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Sul letto di morte del Sardo, in quei letti caratteristici, composti di un materasso posto in terra accanto al focolare, detto campalellu - quasi letto di campo - stà silenziosa e senza lacrime la persona più cara, ansiosa e tremante all'appressarsi dell'istante supremo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ha nella destra una candela di cera accesa per la prima volta - simbolo della fede cristiana pura - pronta a ninnare - fare il segno della croce - per colui del quale già sente fuggire 1'estremo respiro.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Fissando mestamente il caro volto mentre è certa che nessuna speranza le rimane, trova ancora qualche parola d'incoraggiamento al moribondo clie, inconscio, non la sente.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Egli muore e la mano amata lo segna con la candela accesa, quindi le chiude la bocca perchè i segreti della sua vita ornai trascorsa non gli sfuggano e pervengano ad orecchie di persone profane e mal fidate.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Chiude gli occhi che guarda un'ultima volta, mentre le lacrime le scorrono cocenti sul viso.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Con voce di pianto chiama il caro estinto per nome - come per accertarsi che sia veramente morto - ripetendo tra i singhiozzi: coro, coro, coro - cuore, cuore, cuore - manda doloroso lamento di morte l'ultimo addio al caro trapassato.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Quindi, affinchè al morto non fugga di casa la fortuna - saguru - &nbsp;gli si tagliano le unghie o gli si recide una ciocca di capelli dalla parte superiore del capo che sarà ben custodita in un angolo remoto della casa per la protezione (talisman).</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Alcuni degli astanti invece danno sfogo al dolore piangendo e rumorosamente gridando, strappandosi per il dolore i capelli dandosi dei pugni sulla testa o sulle anche o graffiandosi il viso, mentre gli altri provvedano a lavare accuratamente il morto a pettinarne i capelli ed a rivestirlo degli abiti più belli e per lo più cuciti premurosamente a nuovo negli ultimi momenti dell'agonia.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Intanto la porta di casa rimane chiusa e solo quando il morto è decentemente vestito e disteso in mezzo alla stanza con i piedi rivolti all'uscita con tre donne che devono piangerlo sedute intorno, si apre la porta di casa e si manda quindi ad annunciare al prete o al sacrista della morte avvenuta affinchè il suono lugubre della campana annunzi al popolo - silenzioso al funebre rintocco - che una vita si è spenta e lo invita alla preghiera.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le visite affluiscono appena la notizia si diffonde, le donne entrano silenziose con le gonne nere fluttuanti sulla sottana candida, che spunta vagamente pieghettata alla estremità del furèsi — gonna nera &nbsp;— e col corsetto rosso — corìln — rivolto alla parte meno ricca di ornamenti e di fregi, fanno il segno derlla croce alla vista del morto; coprono la bocca col luppóne — lembo dello scialle che avvolge loro il capo e che esse alzano sul mento, &nbsp;che fermano sulla punta del naso in segno di lutto — e quindi si siedono in terra poggiate sulle gambe piegate come donne orientali negli harem, serie, maestose e voluttuosamente belle.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Al capo del letto mortuario ed ai suoi lati stanno a piangere le donne che per parentela od amicizia, furono al morto più care, le altre secondo il loro grado di parentela fan siepe attorno interrompendo di tratto in tratto i singhiozzi col narrare le virtù dell'estinto, i grandi suoi patimenti nella malattia, gli ultimi suoi istanti e come fu lenta o precipitata l'agonia - sa mola - .</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli uomini, per lo più ritirati in un'altra stanza, discorrono pacatamente fra loro finche una nenia lenta lenta e monotona li interrompe.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">E' una nenia che modula il suo canto mortuario semplice ed appassionato a simiglianza delle prediche antiche. Questo canto interrotto dal coro, coro lungo e lamentevole non è accompagnato né da suòni, né da musiche, come quello delle prediche degli Ebrei, ma da singulti e da gemiti.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le naeniae o mortualia dei Romani, recitate quasi egualmente per tutto danno l'idea di queste piangitrici prese a nolo — con una maggiore o minore retribuzione.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tra i Sardi però — sebbene qualche donna segua per secolare tradizione il costume romano, e pianga e canti spesso per morti non parenti &nbsp;né amici — conserva nella maggior parte una tale dignità e riservatezza circa i doni che a loro venissero offerti, per cui è raro il caso in cui vengano accettati.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Delle astanti, alcune rispondono con versi inspirati all'amore e al dolore che restano indelebilmente impressi nella memoria di chi li ascolta.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le lodi che vengono tributate ai morti se hanno del tenero e dell'affettuoso non mancano spesso delle solite esagerazioni e degli immeritati encomi. Cionondimeno questi versi armoniosi cantati da donne piangenti e dondolanti leggermente con il capo, con le mani rivolte al defunto, toccanti la fronte o le fredde mani di questi, imprimono un tal senso di mestizia e di pietà,da lasciare una traccia incancellabile nell'animo più duro.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Gli attilos assumono una speciale importanza quando s'improvvisano piangendo qualchemorto di morte violenta; quando si piange e si canta su uno di quei tanti assassini, di cui troppo spesso siamo testimoni in Sardegna.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In questi casi le donne col capo scoperto coi capelli sciolti e sparsi gareggiano a vicenda per accendere nei superstiti l'amore della vendetta; per ricordare odi ed offese dimenticate da tempo e &nbsp;per rendere la perdita più acerba ed indimenticabile enumerano le circostanze che accompagnarono o furono causa della morte, le ferite, i patimenti fatti soffrire al caduto, lasciando agli astanti — specialmente sui giovani — una impressione d'odio e di vendetta feroce.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Questi canti furono un esca non ultima a ridestare e tener vivo di padre in figlio il sentimento dell'odio, ad innalzar la vendetta a divinità, a far nascere e conservare nella mente dei figli e dei nipoti una mal compresa compiacenza per la virtù degli avi cosi pronti a vendicarsi ed a spargere il sangue del nemico.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Ad interrompere questo piagnisteo viene la notte, essendo le donne che vi prendono parte condannate ad una perpetua immobilità per tutta la giornata e solo allora possono prendere un po' di cibo prima del riposo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In molti comuni, ad Orune per esempio, le donne che circondano il morto piangendo, non prendono alcuna sorta di cibo, finchè il morto non è seppellito.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La sera che precede il seppellimento ha luogo la veglia che si fa con parecchi uomini, parenti per lo più del deceduto i quali, dopo aver ritirato in un angolo della stanza o deposto sopra un tavolino e coperto d'un lenzuolo il morto, fanno la tradizionale cena di pane e miele, la quale se non si ha in casa è portata da altri del vicinato o da qualche intimo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Essi si guardano bene dal toccare una parte della cena che è coperta e posta in un posto appartato della stanza nella ferma credenza che l'anima del trapassato vi si rechi di notte a ristorarsi.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Non è raro il caso in cui qualche gatto o qualche cane mangi del piatto riservato al morto ed allora si riafferma più la credenza che il povero defunto non volle andarsene all'altro mondo a stomaco vuoto.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La mattina per tempo le donne deposto il cadavere come il dì precedente, riprendono lo stesso atteggiamento; i pianti e gli attilos abbondano più che mai in attesa che si provveda al trasporto del cadavere.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Al momento che questo avviene, i lamenti, gli accenti di dolore assumono tale intensità e veemenza che non è possibile descriverli.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Avvenuto il spppellimento e dopo che il prete si reca alla casa del morto e la benedice ha principio su dòlu — il duolo, le condoglianze.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Le visite delle donne si ripetono per due o tre giorni consecutivi e quelle degli uomini per due o tre sere, occupate sempre a ricordare le virtù, la malattia e qualche volta l'eredità del morto e quindi rimane solo alla famiglia la cura delle altre cerimonie che hanno perciò un carattere intimo e privato.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Per celebrare meglio il settimo ed il nono giorno dell'avvenuta morte, la famiglia prepara la farina per fare sas panèddas — pane finissimo e saporito che appena si leva dal forno viene dato caldo caldo in dono alle famiglie del vicinato, ai parenti, agli amici e a tutti coloro che piansero o accompagnarono il morto alla tomba.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La famiglia poi si raduna a cena durante la quale le virtù dell'estinto son ricordate fra bocconi e lacrime.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Più caratteristica è però un altra offerta che per la sua originalità è più gradita al popolo. Il giorno settimo o nono dalla morte, nella famiglia dell'estinto è un continuo e tacito affaccendarsi di donne che fanno bollire enormi caldaie di maccheroni — i tradizionali maccheroni, di cui i Sardi che ne furono gli inventori vanno molto ghiotti — ed a grattare del cacio in gran quantità.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">A misura che i maccheroni son pronti tre o quattro ragazze con le sporte sul capo vanno in giro dai parenti, dagli amici del vicinato e dai più poveri del villaggio portando ad ogni famiglia un piatto di questa vivanda ben colmo e fumante, dono che nessuno rifiuta in memoria del morto che si commemora.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Il popolo tiene molto a conservare quest'e usanze e nessuno può schermirsi nel farlo senza andare incontro alle acri censure dei suoi concittadini amanti delle proprie tradizioni, le quali acquistano un tal carattere di nazionalità fra noi da parere impossibile o almeno assai lontano il tempo di abbandonarle. </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Chi invece è assolutamente povero, per ragioni facili a comprendersi si &nbsp;astengono.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf1"><i>Lula 1894, O. Nemi (ortografia originale)</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 23:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Usi funebri dell'alta Lombardia]]></title>
			<author><![CDATA[Cav. Luigi Albano]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=usi_e_costumi"><![CDATA[usi e costumi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_s1ra6p7x"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In alcuni paesi dell'alta Lombardia o del Veneto esiste l'usanza di distribuire pane e sale ai poveri della famiglia del defunto nel giorno del funerale.</span><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una volta, in simili occasioni, era costume offrire ai poveri frumento in luogo di pane e ciò appoggiandosi forse alla promessa della sacra Scrittura: «<i>Come seminate, cosi raccoglierete</i>».</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">In tal senso chi fa un'azione caritatevole in memoria del dipartito, ne raccoglie il frutto nella dimora celeste.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">L'offrire sale è basato, secondo me, sulle parole del Vangelo: Voi siete il sale della terra, se il sale perde la sua forza con che mai si può salare?.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Una vecchia inoltre mi diceva: neanche le gioie del paradiso potrà gustare un povero morto senza sale.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Altro uso invece troviamo del Canton Ticino in seguito a decesso: quando qualcuno muore, tutte le donne della parentela e del vicinato si ricoprono la testa con un gran fazzoletto di colore oscuro, usanza dei tempi antichi quando era costume coprirsi la faccia e la nuca volendosi così escludere le donne di qualunque e qualsiasi altra preoccupazione del mondo!</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 00:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[proverbi Arabi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.luigialbano.it/blog/index.php?category=proverbi"><![CDATA[proverbi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_mnhvfsi0"><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">(</span><i><span class="fs12lh1-5">estratto dalla Raccolta di Pro<span class="">v</span></span><span class="fs12lh1-5">erbi e Favole Arabe, composte da Nicola Misabischi Egiziano nella Imperiale Regia Stamperia di Milano nel 1818</span></i><span class="fs12lh1-5">)<br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> 1. Un Re che non ha giustizia nel suo cuore è come un fiume senza acque.<br></span><span class="fs12lh1-5">2. Un Sapiente che non si è fatto conoscere (nel mondo letterario) con le sue opere é come una nube senza pioggia.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">3. Un ricco senza libertà è simile ad un albero senza frutti.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">4. Un povero senza pazienza è una lampada senza olio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">5. Un giovane senza penitenza é come una casa senza tetto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">6. Una donna senza pudore é simile ad un intingolo senza sale.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">7. La buona intelligenza fa durare l'amicizia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">8. La bellezza del viso è il presagio della felicità.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">9. Un uomo senza educazione è un corpo senza un anima.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">10. Vi sono due classi d'uomini: l'una che non è soddisfatta di quello che ha trovato e l'altra che cerca e non trova nulla.</span><br></div><div><span class="imTAJustify fs12lh1-5">11. L'amico non si conosce che quando si ricorre a lui.</span><br></div><div><span class="imTAJustify fs12lh1-5">12. La Sovranità (eterna) appartiene soltanto a Dio.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">13. La passione per le ricchezze si aumenta in vecchiaia.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">14. Quel figlio che non onora i propri genitori nella sua giovinezza, non sarà stimato dalla gente perbene quando sarà adulto.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Vi sono quattro specie di morti:</span><br></div><div><ol><li><span class="fs12lh1-5">morte dei Principi.</span></li><li><span class="fs12lh1-5">morte dei ricchi.</span></li><li><span class="fs12lh1-5">morte dei sapienti.</span></li><li><span class="fs12lh1-5">morte dei poveri.</span></li></ol></div><div><span class="fs12lh1-5">La prima è un delitto.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"> La seconda è desiderata.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"> La terza è un oggetto di rammarico.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"> La quarta è un riposo</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Egli ha bevuto la terra dei morti, vale a dire l'acqua di cui si sono fatte le libazioni* sulla tomba di un morto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Era opinione degli antichi Arabi che siffata bevanda spegnesse l'amore.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">* </span><b class="fs12lh1-5"><b>LIBAZIONE</b></b><span class="fs12lh1-5"> (dal lat. </span><em class="fs12lh1-5">libo</em><span class="fs12lh1-5"> "versare"). - È il versamento di un liquido per bevanda di uno spirito o di un dio. Gli antichi, oltre collocare entro le sepolture cibi e bevande, sopra o all'intorno versavano specialmente acqua fresca, perché credevano che i morti fossero tormentati, più che dalla fame, dalla sete.</span><br></div><div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;Questo proverbio si usa allor quando si parla di un uomo che è stato crudele versoi suoi amici.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">15. Le armi del sapiente sono la sua scienza e la sua lingua, come le armi del Re sono la spada e la lancia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">16. Tutti portano le armi come tutti quelli che sono forniti di zampe non sono leoni.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">17. Simile al giacinto, che dal momento in cui viene avvicinato al fuoco brilla di nuovo splendore a causa del dispetto ch'egli ne prova.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">18. Molte promesse e pochi fatti.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">19. Vi è gran differenza fra una strada piana ed una scabrosa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">20. I legumi non si raccolgono che nei terreni coltivati.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">21. Bisogna comperare la sferza quando si compra uno schiavo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">22. Una lampada alimentata a olio si spegne quando la quantita di olio è troppa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">23. Il Pastore muore nella sua ignoranza nello stesso modo che Gallieno muore nella sua scienza.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">24. Il Sultano è l'immagine di Dio: chiunque è oppresso deve implorare il di lui appoggio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">25. Il Profeta ha detto: allorche l'uomo comincia ad invecchiare due violente passioni si accendono nel suo cuore, l'avarizia e uno smoderato amore per la vita.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">26. La base del sapere e il timor di Dio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">27. L'uomo saggio nel suo paese natio è come l'oro nella sua miniera.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">28. La stagno si forma goccia a goccia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">29. Colui che vuol sublimarsi nel sapere non deve lasciarsi condurre dalle donne.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">30. I grandi avvenimenti hanno sovente origine da piccole cause.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">31. E' cosa pia allontanare i cattivi dalla loro passione e dai loro vizi che distogliere l'uomo affilitto dal suo dolore.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">32. Colui che possiede l'arte è padrone della fortezza, vale a dire che nulla e difficile all'uomo industrioso.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">33. Non ti fidare di colui che tu non conosci.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">34. Ogni cane abbaia sulla sua porta e ogni leone va orgoglioso nella sua foresta, vale a dire che ognuno è &nbsp;forte in casa sua.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">35. Quelli che montano il carro della speranza vi trovano per compagno la miseria.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">36. L'annegato si attacca ad un filo, ad un brano e pure alla punta del muschio che trova nell'acqua.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">37. Colui che nasconde il suo segreto giunge al suo scopo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">38. Ci inganniamo in un primo tentativo ma riusciamo in un secondo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">39. Il chirurgo s'istruisce alle spese dei poveri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">40. La fortuna è facile e difficile nello stesso tempo, vale a dire la fortuna è incostante.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">41. Ciò che tu pianti in un giardino ti arreca utilità: ma se tu dai a un uomo un impiego, egli &nbsp;proverà a togliertelo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">42. Giorni di felicità uguali a giorno di disgrazie.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">43. E' meglio custodire in se stesso i propri segreti che confidarli ad altri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">44. E' andato a vendere datteri ad Hajar voale a dire, fare una cosa inutile.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">45. Quello che ti loda, dice male di te.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">46. Il bene ed il male non possono associarsi.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">47. Colui che ti racconta male degli altri agli altri racconta male di te.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">48. Aver dell"erba e non aver cammelli.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">49. Il sapiente conosce l'ignorante, perchè egli fu tale prima di essere sapiente; all'incontro l'ignorante non riconosce il sapiente perchè sapiente non fu mai.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">50. Mettere la collana alla colomba, vale a dire fare una cosa inutile.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">51. L'ignorante è nemico di se stesso e come potrebbe mai essere amico degli altri?</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">52. Tutti quelli che sono coperti di una pelle di tigre non sono mica tutti coraggiosi.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">53. La speranza non abbandona mai il cuore dell'uomo neppure al momento della morte.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">54. Egli ha restituito la freccia all'arciere, vale a dire rendere a qualcuno ciò che gli appartiene.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">55. Colui che s'imbarazza degli affari si imbarca sul mare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">56. Nel paese delle palme si danno i datteri agli asini.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">57. Lunga esperienza aumento del sapere.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">58. L'astrologo trova sempre dei presagi, cioè tira partito da tutto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">59. Se tutti gli uomini si dessero alla contemplazione il mondo diverrebbe un deserto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">60. Era tibia ed è divenuto braccio, vale a dire era povero ed è divenuto ricco.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">61. Chi rischiara gli altri brucia se stesso.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">62. Informati del vicino prima di prendere l'abitazione e del compagno prima di partire in viaggio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">63. Colui che di giorno vede gli altri anch'esso è veduto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">64. Fa bene agli altri se vuoi che gli altri lo facciano a te.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">65. E' meglio mostrare il disopra che il disotto della mano, vale a dire che è più felice colui che da di quello che riceve.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">66. Condanna i tuoi difetti con la stessa misura con cui tu condanni quelli degli altri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">67. Quantunque la luna splenda di luce il sole ne manda ancor di più.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">68. La collera ha per origine la pazzia e per fine il pentimento.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">69. Un cane vivo è preferibile ad un leone morto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">70. Un nemico saggio è preferibile ad un amico ignorante.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">71. E' ricco colui che sa porre freno alle sue passioni.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">72. Ogni mattina ha la sua sera.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">73. Nubi d'estate non danno acqua, vale a dire belle promesse che non si effettuano mai.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">74. L'orto si copre di verdura dopo che è stato concimato.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">75. Chi dorme non conosce chi è sveglio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">76. Il leone si lancia ugualmente sia sulla lepre che sul toro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">77. Il toro protegge il suo naso con le sue corna.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">78. Più costante del corvo di Noe.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">79. Se gli uomini agissero con equità il giudice sarebbe inutile.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">80. Non ha sempre occhi chi vede, non ha sempre mani chi prende, vale a dire che non e sempre nobile chi si pavoneggia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">81. Simile allo struzzo che non è né uccello nè cammello.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">82. Qualche volta si diviene sano a forza di malattie, vale a dire che le avversità sono talvolta utili.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">83. Non lanciar mai una freccia in luogo che tu non la possa ritrovare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">84. Ciò che ti avvicina deve più di tutto servirti da scuola.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">85. Il leone non si nutrisce che della sua caccia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">86. Il serpente maschio è generato dal serpente femmina.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">87. Chi precede non è nella medesima condizione di quello che viene dopo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">88. Chi abita un promontorio è nuotatore.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">89. Colui ch è stato morsicato dalla serpe teme anche delle corde, &nbsp;vale a dire che teme di tutto ciò che ha qualche rassomiglianza col serpente.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">90. Chi lava l'asino perde l'acqua ed iا sapone.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">91. I buoni cavalli conoscono con quali padroni hanno a che fare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">92. Un cane che corre vale di più di un leone coricato.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">93. Il naso nelle nubi e le natiche nell' acqua.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">94. E' meglio avere dei mobili comuni che non averne affatto, (letteralmente) i mobili comuni sono preferibili alla casa vuota.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">95. Veste gli altri e va a culo nudo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">96. L'urina di un came non sporca l'acqua del mare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">97. Respingi il sasso a colui che te l'ha, tirato. ( letteralmente ) rimanda il sasso da dove ti é venuto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">98. La visita di un nemico quando si dichiara malato è più crudele che sopportare la malattia stessa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">99. Nulla ci sembra bello quanto ciò che amiamo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">100. Le famiglie si sostengono reciprocamente.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">101. Colui che versa da bevere agli altri beve per ultimo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">102. Basta un po di amarezza per distruggere molta dolcezza.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">103. Non é l'acqua già colata che fa girare il molino.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">104. Subito vinto, subito spogliato.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">105. Ogni uccello prende piacere a sentire la sua voce.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">106. Qualche volta la testa diviene la messa della lingua.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">107. Il corvo non becca mai gli occhi dei suoi fratelli.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">108. La morte dell'asino è la festa de cani.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">109. Se la gallina avesse denaro non le si taglierebbe la testa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">110. Spaventate le bestie prima che esse vi spaventino.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">111. Non si trovano scintille nella cenere.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">112. Chi ha due occhi scopre il giorno nel momento che appare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">113. Non va a cercare il francolino (uccellino) nell'antro del leone.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">114. Sono caduto in un pozzo e tu vuoi condurmi in mare.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">115. Tutti i giorni sono giorni di festa per lui, vale a dire il giorno primo dell'anno.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">116. La notte d'oggi non rassomiglia a quella di ieri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">117. Preparati alle disgrazie prima che ti arrivino.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">118. Non si mettono due spade nello stesso fodero.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">119. Il ferro non si taglia che col ferro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">120. La pecora non ingrassa sotto l'occhio del lupo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">121. La cavalla segue il suo freno.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">122. La cammella segue la sua coreggia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">123. La secchia segue la sua corda.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">124. Si distingue quello che piange davvero da quello che finge di piangere.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">125. A colui che non crede nulla sono utili le testimonianze.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">126. Il peggiore di tutti i paesi e quello dove non si hanno amici.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">127. Spesso uno schiavo ha l'animo piu grande di un nobile.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">128. L'amore supera tutti i pericoli.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">129. Un ricco che disprezza gli altri uomini diviene egli stesso disprezzabile.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">130. Il miglior compagno per passare il tempo è un libro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">131. Le dolcezze di questo mondo sono per chi non sa conoscerle e le sue amarezze sono il partaggio dell'uomo savio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">132. Fa il bene agli altri allo stesso modo che Iddio lo ha fatto a te.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">133. Gli uomini seguono la religione dei loro Sovrani.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">134. Non desolarti giacchè tu non potresti evitare ciò che Dio ha ordinato.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">135. Le ricchezze sono passeggiere e l'oro è un bene incostante.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">136. Il più felice dei regnanti é quello ch può trasmettere alla posterità la memoria le sue buone azioni.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">137. Il ridere senza ragione é prova di poca buona educazione.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">138. La nostra esistenza non é altro che un ebbrezza, passano le sue dolcezze e non rimane che la feccia.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">140. L 'acqua ferma in uno stagno si corrompe subito, se scorre sopra un letto di sabbia diviene limpida e dolce, ma appena si ferma diviene amara.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">141. Se il Sole dimorasse continuamente in mezzo degli astri i popoli della Persia e dell'Arabia simstancherebbero della benefica sua luce.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">142. Se il leone non uscisse mai dal suo antro come potrebbe provvedere pe il suo cibo? e se la freccia non si allontanasse mai dall'arco potrebbe cogliere la sua mira?</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">143. La polvere d'oro giace abbandonata nella sua miniera come paglia e I'aloe nel suo suolo natale é considerato come legno il più comune.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">144. O tu che vuoi acquistare la scienza sii diligente notte e giorno poichè la scienza non s'acquista &nbsp;che con la costanza e col travaglio ostinato.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">145. L'uomo si affida al suo genio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">146. Allorchè tu hai intrapreso una cosa qualunque sii paziente nel sostenerla.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">147. La riconoscenza fa durare il beneficio.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">148. Egli ha la gioia sul viso e il dolore nell'anima.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">149. La liberalità del povero e la migliore liberalità.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">150. Il vostro abito regola il modo con il quale dagli altri sarete ricevuti.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">151. La base della fede è la sincerita.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">152. Ognuno che si contenta del proprio stato è sempre ricco, il nostro chi contenta gode.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">153. Chiunque vuol comparir grande si mostra piccolo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">154. Ogni dolore ha le sue dolcezze.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">155. Ogni cosa ha la sua causa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">156. I tiranni non conoscono fratelli.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">157. I negozianti mettono la loro gloria nella borsa ed i sapienti la pongono nei loro scritti.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">158. Nulla e più breve della vita del Tiranno, nulla e più durevole della vita dell uomo giusto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">159. Tutti gli uomini sono uguali tra loro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">160. La gloria appartiene ai soli sapienti.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">161. Il più cattivo degli uomini é quello che non impiega i suoi talenti a beneficio degli altri.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">162. I Sapienti sono la luce, che dissipar deve le tenebre.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">163. Gli uomini sono soggetti alla morte ma i sapienti sono immortali.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">164. Se la scienza della medicina facesse guarire da tutti i mali e desse la salute, il medico non temerebbe la morte.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">165. Egli riderà per un giorno e piangerà per un anno.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">166. La vita é come il fuoco, che comincia dal fumo e finisce ad essere Cenere.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">167. La vita é un sogno, da cui ci risveglia la morte.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">168. Colui che teme, trova la sua salvezza.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">169. Non si deve avere per i bugiardi alcuna considerazione.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">170. L'amicizia di un giorno si dimentica presto.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">171. L'onesto uomo perdona facilmente l'offesa.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">172. Mostra di non avvederti delle perfidie che ti fa l'invidia: la tua pazienza la farà cessare e poichè il fuoco quando non ha più nulla da divorare si distrugge da solo.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">173. L'oro non appartiene all'avaro, ma l'avaro è schiavo dell'oro.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">174. Egli é vinto, ma è stato vincitore.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">175. Tu devi ugualmente temere un nemico sapiente che un ignorante; perche devesi paventare del pari l'astuzia del saggio che l'ignoranza dello sciocco.</span><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">176. Si ama sempre chi fù da noi amato per primo.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 00:34:00 GMT</pubDate>
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