Curiosità - Luigi Albano

Luigi Albano
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La misericordia del Vicario di Cristo in terra.

Luigi Albano
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Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta (Senigallia, 6 marzo 1779 – Roma, 18 giugno 1869), è noto anche in romanesco come "er boja de Roma", fu un celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio.

Più che un semplice boia era considerato un macellaio, ecco come si comportò nel corso di una esecuzione di un sacerdote, tale Ludovico:

""Ludovico montò la scala del palco. Il carnefice lo fece inginocchiare, ponendogli la mano sulla spalla ed obbligandolo a piegare le ginocchia.
Ludovico obbedì, senza piangere, invocando con voce soffocata i propri figli e la propria moglie, e senza pregare.
Il prete, sempre borbottando il latino ad un uomo che sapeva appena il dialetto romano, s'allontanò alquanto, mentre il carnefice, detto Mastro Titta, rimase in piedi di fianco al conannato.
La moltitudine tratteneva quasi il respiro; gli uomini avrebbero potuto contare le pulsazioni del cuore delle donne loro vicine.
Mastro Titta trae dal disotto della sua casacca rossa un grosso bastone piombato ed accuratamente lo esamina, poi lo fa girare siccome un capo tamburo farebbe colla sua lunga canna dal pomo d'argento, o come un giocoliere farebbe colle sue bacchette magiche.
Da ultimo lo afferra ben saldo, lo fa girare due volte intorno alla sua testa, e colpisce il condannato sulla tempia sinistra.
Un grido d'orrore sorge dalla folla.
La vittima cade siccome un bue, ed il suo corpo comincia a dibattersi nell'agonia.
Ma la giustizia del Vicario di Cristo non è ancora soddisfatta, non ancora completo il supplizio.
Mastro Titta getta lungi da sè il suo bastone, in mezzo alla gente affollata; afferra di nuovo la sua vittima, trae dal suo fianco un coltellaccio da beccaio, e la sgozza.
Poi col coltello medesimo le fa un cerchio profondo intorno al collo, come per tracciare la linea, e taglia poscia la testa, che mostra al popolo.
Il sangue di quel teschio arrossa il carnefice, mentre due fontanelle di sangue sprizzano dal collo staccato, e vanno ad inondare la tunica del prete.
Credereste che il sacrificio fosse finito ? No. – Mastro Titta taglia le due braccia alla clavicola, le due gambe al ginocchio del cadavere, e raccogliendo, co' piedi e colle mani, braccia, gambe, testa, e tronco, li getta insieme in una cassa appiè del palco, mentre cavasi di tasca un fazzoletto e si forbisce il naso.
Non è a dirsi l'orrore del popolo alla vista di questa spaventosa scena.
Un grido unanime di maledizione irresistibilmente proruppe da tutta quell'onda di gente un'ora prima si allegra: e ciò malgrado la truppa, i gendarmi, la polizia.
Il prete sul palco annasava tranquillamente a prese il suo tabacco.
Leone XII non si scosse per nulla, credendo aver adempito il suo dovere.""

Questa era la misericordia del Vicario di Cristo in terra anche nei confronti di un suo sacerdote.
(tratto da Roma Contemporanea, 1861 - pag. 103 e 104)



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© Luigi Albano 2017
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