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Sorsensi

La scrittrice Grazia Deledda nelle note alla Lauda di Sant'Antonio scrive che "in ogni circondario in Sardegna, c'è un villaggio cui si è sempre sfogato lo spirito sottilmente o grossolanamente caustico del popolo. Lodè è stato la vittima del circondario di Nuoro".

Sorso è la vittima del circondario di Sassari.

Il monello sassarese tanto bene descritto da Enrico Costa nelle sue Acqueforti, quando in polta mazzeddu (luogo di convegno in Sassari degli asinai e sfaccendati)  vede passare qualche sorsense gli grida dietro: Sussincu maccu (dal latino maccus - stupido, cretino).

L'immaginazione popolare sassarese tanto feconda, tanto spiritosa e frizzante ha intessuto un così gran numero di leggende e storielle intorno a Sorso ed ai suoi abitanti che è impossibile che i poveri Sorsensi possano togliersi da dosso la nomea di persone stupide e cretine.

Si racconta che un giorno i Sorsensi radunati a consiglio, stabilirono di rubare ai Sassaresi la fonte di Rosello.

Per un anno, le buone massaie filarono li funizeddi (fune fatta di foglie di palma, questo è un prodotto speciale di Sorso) e quando ogni cittadino ebbe la sua si avviarono verso Sassari, ivi giunti ognuno legò la sua fune alla fontana e iniziarono a tirare.

Così termina la leggenda raccontata dai Sassaresi ma i Sorsensi vi fecero un aggiunta: "quando stavamo tirando colle nostre funi la fontana di Rosello, i Sassaresi uscirono dalle mura con i fucili" , quindi gli abitanti di Sorso domandarono ai Sassaresi: Ca era oiù maccu? (chi era più stupido?).

Un altro racconto popolarissimo è questo:

Era il mese di agosto, e già da molti mesi non pioveva, preghiere, messe cantate e processioni per il villaggio a nulla servivano, si decise allora di fare una processione in campagna e benedire i campi.

Molti devoti e quasi tutti gli agricoltori uscirono in processione con il prete che con un gran crocifisso in mano dava la benedizione.

Si racconta che mentre il prete benediceva un campo, una lepre forse spaventata dai lamenti e dalle litanie del popolo supplicante uscì fuori dalla sua tana e passò spaurita a pochi passi dal prete.

Questi gli scagliò addosso il crocifisso ma la lepre sana e salva si rifugiò in una macchia. Parecchi contadini corsero dietro con i fucili ma il prete li fece desistere dicendo loro: No l'à sigghidu Gesu Criltu e no lu sigarà nemmancu la balla (non l'ha raggiunto Gesù Cristo e non lo raggiungerà neanche la palla)... continua....






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