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Luigi Albano
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Nelle vene di Gesù di Nazaret scorreva sangue Romano

Gesù soprannominato Khrist (il Messia) è italiano.

Imperocchè, sebbene egli fosse nato in Nazareth, nella Galilea, da una donna ebrea a nome Miriam (Maria), pure si ebbe per padre un italiano, Giuseppe Pantera (1). Costui era milite nella legione calabra, che a que' di e per conto de' Romani era di guarnigione nella Giudea, divenuta tributaria di Roma sin dai tempi di Pompeo il Grande (2). Giuseppe s'innamorò di Maria e la rese madre.

Il Talmud di Gerusalemme, il Midrasch Coheleth, il Sepher Toldos Jeschuae, e l'Historia Jeschuae Nazareni convengono tutti che Gesù fosse figlio di Giuseppe Pantera e della giovine nazarena Maria, pettinatrice di donne e venditrice di legumi; ma dicono che costei, convinta di adulterio, fosse stata scacciata dal marito, che il Sepher chiama col nome di Johanan. Le stesse cose affermano i Maestri della scuola Pombeditana (3), ed in entrambi i Talmudi Gesù viene appellato il Panterino, come figlio cioè di Giuseppe Pantera (4). Anche Celso, scrittore fiorito sotto l'imperatore Trajano, morto nell'anno 117, e che perciò scrisse verso la fine del primo secolo, dice le medesime cose. Egli ci dà preziose notizie sulla nascita e sui parenti di Gesù, dicendo esser egli nato in un borgo della Giudea da padre straniero e da madre
indigena (Maria), la quale era poverissima e quasi mendicante il vitto, e fu ingravidata da un soldato calabrese, il cui nome era Pantera (5). Ed appunto per essere Giuseppe nativo di Calabria in Italia, ove era allora in pieno vigore il paganesimo, gli Ebrei solevano appellare Gesù: empio figlio del pagano Pantera e dell'adultera Maria, come riferisce il Raban Maur (6).

Non mancano scrittori cristiani che favellino pure del preteso adulterio di Maria. Valga per tutti l'Evangelo di verità riferito da Ireneo (7), in cui si narra il fatto di un Ebreo che rimproverava Gesù di spacciarsi per figlio di una vergine, mentre avea avuto per madre una povera villana che vivea del suo lavoro, e che convinta di aver commesso adulterio con un soldato a nome Pantera, era stata scacciata dal marito. Altri per converso impugnano il fatto dell'adulterio, e negano che
Maria fosse stata maritata a tutt'altri che a Giuseppe.

Origene, per esempio, dice che tale assertiva fu una impostura per infamare Maria e smentire il detto degli Evangelisti, che Gesù fosse stato concepito per opera dello Spirito Santo (8). Lodovico Rogerio, nelle sue dissertazioni polemiche contro gli Ebrei, dice che quanto leggesi in entrambi i Talmudi, nelle annotazioni de' Maestri della scuola Pombeditana, nel Midrasch Coheleth, nel Sepher Toldos, ed in Celso, tutto al più provi che il marito di Maria si chiamasse Giuseppe Pantera: ma in nulla dimostrare il preteso delitto di adulterio (9).

Questa controversia però nacque da un malinteso cui diedero luogo gli scritti della stessa setta Cristiana, ed eccone il perchè: una volta che la setta, come narreremo in seguito, ebbe accreditato Gesù per l'aspettato Messia, doveva mettere in armonia quest'annunzio con tutte le antiche profezie. E poichè fra queste eravi la profezia di Isaia, che cioè il Messia sarebbe nato da una vergine, la setta inventò una leggenda che rispondesse al fine preconcetto, la quale per altro veniva in vario modo narrata dai diversi Evangelisti.

Così S. Matteo dice: che quando Giuseppe sposò Maria (son sue parole) si avvide che dessa era gravida; e non volendola pubblicamente infamare, voleva occultamente ripudiarla. Ma un Angelo gli apparve in sogno e gli disse di non temere di riceversi sua moglie, perciocchè quello che essa portava in seno era generato dallo Spirito Santo. Ed egli accolse Maria, ma non la conobbe sino a che ebbe partorito il suo figliuol primogenito (10). Le stesse cose dice presso a poco S. Luca (11). Nel proto-Evangelo poi di S. Giacomo si narra il fatto che Giuseppe, allontanatosi pe' suoi lavori, dopo sei mesi di assenza tornò e trovò gravida Maria, per cui costernato in volto si buttava a terra lagrimando e si strappava i capelli (12).

Questa leggenda dello Spirito Santo però non venne creduta dagli Ebrei. Valga a provarlo il fatto riferito concordemente da Basilio, Origene e Lodovico Rogerio, che cioè Maria, essendo un dì venuta a pregare nel tempio, avesse preso posto nel luogo riserbato alle sole vergini. Il perchè gli Ebrei indegnati voleano scacciarla; ma il Sacerdote Zaccaria figlio di Barachia, opponendosi, diceva quella esser vergine; per cui gli Ebrei l'uccisero fra il tempio e l'altare, come violator della legge (13).

Le iterate affermazioni però degli scrittori cristiani, in torno alla misteriosa gravidanza di Maria, indussero gli scrittori non cristiani a credere che il soldato seduttore a nome Pantera fosse una persona diversa dal marito; ma tal equivoco rimarrà chiarito sol che si rifletta che il Jo-sè, il Jo-seph, in lingua siro-caldaica, allora parlata nella Galilea, suona appunto Jo-hanan, per distinguersi dal Jo-han, Jo-an; e quindi in realtà il Pantera, il Joseph, il Johanan non sono che la stessa persona; e tutti gli scrittori Ebrei di sopra citati dicono che il Pantera fosse lo sposo di Maria. Anzi il Rogerio a torto si duole che Celso voglia far passare il Pantera per lo adultero, mentre tutti lo riferiscono come il marito (14). Celso dice, è vero, che Gesù nacque in un borgo giudaico da madre indigena (Maria), la quale era stata ingravidata da un soldato calabrese a nome Pantera; ma subito dopo afferma che il falegname la sposò (15); e se anch'esso parla del preteso adulterio, fu come gli altri tratto in inganno dalle affermazioni de' cristiani, come sopra si è osservato.

Gli scrittori cristiani d'altronde non seppero in modo alcuno contestare che lo sposo di Maria fosse Giuseppe Pantera. Essi limitaronsi soltanto a denegare che il Pantera fosse italiano e lo dissero ebreo; e n'avevano ben donde; mentre ammettendo ciò, avrebbero convenuto che Giuseppe non poteva discendere da Davide, e tutto l'edifizio da essi costruito sarebbe crollato. Anzi si sforzarono a dimostrare che il cognome Pantera fosse proprio degli antenati di Maria. Giovanni Damasceno affermò che Gioachino padre di Maria fosse figlio di un Bar-Pantera, e questi figlio di un Pantera (16). Epifanio invece dice che il padre di Giuseppe, Giacobbe, era cognominato Pantera (17). Ma lo stesso Lodovico Rogerio giudiziosamente osserva che siffatte affermazioni non hanno base certa, ed è a sospettare che procedano da fonte corrotta (18). Inoltre Africano dice di aver egli conosciuto e parlato con tutti i parenti di Gesù dimoranti in Palestina, nè esservi stato mai fra questi alcun Pantera o Bar Pantera (19). Tali sforzi, rimasti perciò senza risultati, provano la veridicità dell'asserto degli scrittori non cristiani, vale a dire che lo sposo di Maria fosse straniero (20) e fosse milite calabro per nome Giuseppe Pantera.

Il padre di Gesù adunque era italiano e nato nella Calabria. Questa regione non è quella che oggidì si chiama Calabria; ma all'epoca della nascita di Gesù appellavasi con tal nome quel tratto di paese che rimaneva nella antica Japigia lungo il littorale dell'Adriatico tra il fiume Frentone ed il capo Leuca, e comprendeva le regioni dei Peucezi, Messapi e Salentini; ossia quel tratto di paese compreso ora fra il Barese e la terra d'Otranto. Tutti quei popoli appellavansi indistintamente Calabri, e noveravano diverse città cospicue, fra cui la principale era l'antica Brundusium, oggidì Brindisi, città popolosa e floridissima, fornita di un vasto e grandioso porto (21).

Di qui è che si crede il Pantera fosse nativo di Brindisi, poichè quella legione reclutata tutta presso i Calabri, era composta nella maggior parte di Brindisini, la cui estesa popolazione forniva il maggior contingente.

Ma se ciò è incerto non cade dubbio che Giuseppe fosse italiano, nativo di Calabria, e trovarsi a militare nella Palestina nella legione calabra. Perdurano tuttavia nella terra di Otranto i discendenti della famiglia Pantera, Patera o Potera, i quali forse ignorano che hanno comune l'origine col grande legislatore dei Cristiani.

L'autore del Sepher Toldos narra che la venuta di Giuseppe Pantera con la sua legione in Palestina ebbe luogo nell'anno 3671, durante il regno di Janneo, appellato pure Alessandro. Indubbiamente s'intende parlare dello ultimo re di tal nome ch'ebbe dominio in Giudea, quale si fu Alessandro figliuolo di Aristobulo e fratello di Antigono ucciso da Erode. Aggiugne poi lo storico che la venuta del Pantera da una terra straniera (22) fosse stata una grave calamità occasionata al popolo d'Israele dai suoi nemici. Con questo nome erano gli Ebrei usi a chiamare i Romani sin da quando costoro li avevano ridotti in servitù. E qui l'autore del Sepher scaglia contro il Pantera le più oltraggianti ingiurie chiamandolo ghiottone, dissoluto, nullatenente (23).

Per farsi una ragione di tanta ira dell'autore del Sepher contro Giuseppe Pantera, fa d'uopo tener presente che lo storico era ebreo, seguace del Mosaismo puro, e che scriveva nella seconda metà del primo secolo della èra corrente, quando cioè fervea accanita la lotta fra la setta cristiana e l'anticristiana. Or si sa che gli Ebrei ritenevano immondo tutto ciò che fosse straniero alla tribù di Giuda, uomini e cose.

Essi credevano contaminarsi se fossero venuti a contatto soltanto con lo straniero. S. Giovanni narra che quando gli Scribi, i Farisei ed i Sacerdoti menarono Gesù davanti a Pilato per farlo condannare, non vollero entrare nel palazzo Pretorio per non contaminarsi (24). E questi pregiudizi eran radicati profondamente non solo presso gli Ebrei rimasti fedeli al Mosaismo, ma anche presso gli Ebrei Cristiani. Si conoscono i gravi dissidi sorti fra gli Apostoli, i quali non volevano ammettere i non Ebrei nella loro Chiesa.

È noto il fatto di S. Paolo che in Antiochia rimproverò acerbamente S. Pietro alla presenza di tutti gli astanti, perchè si facesse lecito di mangiar coi Gentili (25). Son noti infine i gravi disturbi avvenuti nel Collegio Apostolico pel battesimo amministrato all'Eunuco Candace ed al Centurione Cornelio. Ma se gli Ebrei si credevano contaminati ove mangiassero soltanto e bevessero con lo straniero, s'immagini poi qual delitto agli occhi loro fosse il venire a più intime relazioni cogl'immondi. Il matrimonio con lo straniero era vietato, e guai a quella Ebrea che avesse contaminato il popolo santo, il popolo di Dio, il popolo eletto, unendosi con lo straniero; essa sarebbe stata punita con la morte.

Gli Ebrei dunque ritenevano come il massimo oltraggio che potesse farsi alla loro nazione il congiugnimento di un immondo straniero con una donna Ebrea. Ecco il motivo perchè lo storico Ebreo parli nel Sepher con tanta acrimonia contro Giuseppe Pantera, e chiami la venuta di lui in Palestina una calamità pubblica. Si era giunti a conoscenza che Giuseppe erasi innamorato della giovinetta Maria da Nazareth e l'aveva renduta madre; e quindi esso era divenuto colpevole verso la nazione intera del più sanguinoso affronto, per aver profanato il popolo di Dio.

E fu appunto per sottrarsi al supplizio ed alla persecuzione de' suoi concittadini che Maria, inoltrandosi la sua gravidanza, venne nella determinazione di fuggirsene nel vicino Egitto; e Giuseppe disertava le bandiere e se ne fuggiva con lei (26).

Maria però non divenne che assai più tardi la moglie di Giuseppe. Non lo potea prima, subitochè fu costretta a fuggirsi nell'Egitto per non esser punita di morte (27); e non lo divenne se non quando Giuseppe, per far ritorno in Galilea dopo molti anni, fu costretto d'abbracciare il Giudaismo e sposarla, cone vedremo più avanti. Anzi il Sepher Toldos dice che Maria si sgravò di Gesù dopo di essere arrivata in Egitto (28).

Gli scrittori cristiani anche convengono sulla fuga di Giuseppe con Maria nell'Egitto, benchè dicono che fuggissero colà per sottrarsi alle persecuzioni di Erode. Non mancano però scrittori che svelino il vero motivo di siffatta fuga. Valga per tutti l'Evangelo di Nicodemo (29), in cui è detto che gli anziani rimproveravano Gesù davanti a Pilato con le seguenti parole: tuo padre e tua madre se la svignarono in Egitto, perchè temevano l'ira del popolo.

Pervenuto dunque che fu Giuseppe nell'Egitto, diessi ad esercitare il mestiere di falegname (30), onde poter campare la vita e sopperire ai bisogni della sua famigliuola. Il fanciulletto Gesù, a misura che veniva su negli anni, dava a divedere di avere sortito dalla natura molto talento ed un ingegno svegliatissimo. Ora avvenne che Giuseppe legossi in amicizia con un uomo molto sapiente e stimato in Egitto, un di coloro che a quei dì chiamavano Magi, a nome Elcanan (31). Il Talmud invece afferma che costui fosse anche Ebreo e membro del Sinedrio, e che fosse partito per l'Egitto in unione di Giuseppe e di Maria (32). Ad ogni modo Elcanan venne ponendo grandissimo amore nel fanciullo, e volle curarne l'educazione aprendogli i tesori della scienza. Ei lo iniziò in molti misteri dell'arte sua; gl'insegnò la medicina, le matematiche ed altre discipline; gli fece fare uno studio particolare sul modo di curar la lebbra, che a quei di era comunissima e più di ogni altro morbo infieriva; gli comunicò il segreto di vincere le catalessie o morti apparenti, di guarire le epilessie, che in quei tempi di ignoranza credevansi effetto di ossessione, ritenendosi che gli infermi fossero invasi dal demonio; insomma gli comunicò svariate cognizioni, che lo posero in caso di operar molte cure tenute per miracolose (33).

Ma la sua istruzione rimase incompiuta per aver voluto Giuseppe dipartirsi dall'Egitto. Quanto tempo avesse dimorato Giuseppe con Maria nell'Egitto, non si conosce con precisione; ma indubbiamente vi si trattenne molti anni. S. Matteo dice (34) che fecero ritorno in Galilea dopo la morte di Erode; ma questa notizia è inesatta, poichè vedremo più innanzi che Erode era morto sin da quattro anni pria della nascita di Gesù. Abbiamo però un dato certo che nel dodicesimo anno di Gesù la famiglia di Giuseppe fosse già tornata in Nazareth, mentre in un viaggio fatto a Gerusalemme per solennizzarvi la Pasqua, quando Gesù contava appunto gli anni dodici, costui si disperse, ed i suoi genitori furono costretti di rifare la strada per andarne in cerca (35).

Checchè ne fosse, dopo parecchi anni, sia perchè Giuseppe non avesse più a temere per la sua diserzione, sia perchè la sua famiglia fosse divenuta assai numerosa pei molti figli avuti da Maria, pensò di far ritorno in Palestina. Ma per non esservi inquietato dai Giudei fu costretto d'abbracciare il giudaismo e sposare Maria. Che avesse abbracciato il giudaismo non cade dubbio alcuno.

Ogni anno lo vediamo salire in Gerusalemme con Maria e la famiglia per celebrarvi la Pasqua (36), frequentar le sinagoghe ed uniformarsi a tutti gli altri riti giudaici. Che avesse sposato Maria nemmeno può rivocarsi in dubbio. Anche il Talmud dice che il Pantera fu marito di Maria (37). Lo stesso Celso chiama ripetutamente Giuseppe marito di Maria, dicendo... dal marito che era falegname.... dal falegname che l'aveva sposata (38).

L'Evangelo di Nicodemo (39) cita i nomi di dodici anziani, i quali affermarono innanzi a Pilato di essere stati presenti al matrimonio di Maria col Pantera; ed essi sono: Eliezer, Asterius, Antonio, Giacomo, Cyrus, Samuel, Isaac, Phinees, Crispus, Agrippa, Annas e Giuda. Infine lo affermano concordemente tutti e quattro gli Evangelisti e specialmente S. Matteo e S. Luca (40), i quali per altro lo portano sposato sin dall'epoca precedente alla loro partenza per l'Egitto.

Lo dicono pure tutti gli Evangeli apocrifi ed altri libri che in gran numero andavano allora attorno, e di cui molti tuttavia si conservano. Presso i cittadini di Nazareth, da ultimo, Maria vi è costantemente riconosciuta qual moglie di Giuseppe il falegname, senza che si accenni neppure una volta che avesse avuto altro marito (41).

Pare che qualche anno dopo del ritorno in Nazareth, Giuseppe fosse venuto a morte; imperocchè non si fa d'allora in poi più menzione di lui; e sempre che occorra nominare la famiglia di Gesù, si parla soltanto della madre e de' suoi fratelli e sorelle. Sono questi, al dir di S. Giovanni, che fecero opposizione accanita a Gesù, quando costui voleva imprender la carriera profetica (42). Son questi che, quando cominciò le predicazioni vanno a prenderselo in Cafarnahum, dicendo che
era uscito di senno (43). Son questi infine quelli che nominano i cittadini di Nazareth quando lo cacciarono dalla loro città (44). Ma abbiamo ancora un altro fatto che accenna essere Giuseppe morto poco dopo il ritorno in Galilea.

Il Sepher narra (45) che un giorno, mentre molti seniori sedevano alla porta, passarono dinanzi a loro due giovinetti: l'uno
di questi scoperse il capo, l'altro passò fieramente col cappello in testa; quest'ultimo era Gesù. Il dottor della legge Eliezer disse allora che quel fanciullo dovesse essere bastardo, e chiese chi si fosse. Gli fu risposto esser figlio di Maria, la quale fu mandata a chiamare mentre sedeva in piazza a vender legumi, ed a cui Eliezer diresse un grave rabuffo.

Giuseppe dunque doveva esser già morto, diversamente avrebbesi dovuto mandare in cerca di lui, e non di Maria.

Non si conosce alcun'altra particolarità della vita di Gesù sino al suo anno 29. Una sola cosa è certa, ed è ch'ei fosse tozzo nella persona e deforme nel viso. In ciò son d'accordo, scrittori Cristiani e non Cristiani. Celso dice che a suoi dì quelli che avevano visto Gesù in vita affermavano esser egli di statura esigua e di volto deforme ed abbietto (46).

Origene in risposta dice essere vero che Gesù fosse di aspetto deforme, ma non abbietto (47). Oltre che negli Evangeli in generale si parla della niuna avvenenza di lui, Taddeo, uno dei 70 discepoli, favella della esiguità, abbiezione e viltà delle sue forme (48). Clemente Alessandrino dice che Gesù nacque con faccia deforme (49). Tertulliano parla del suo aspetto ignobile (50). Lo stesso dicono Cipriano, Teodoreto, Cirillo Alessandrino ed altri molti.

L'anonimo annotatore di Origene traccia un curioso e strano ritratto di Gesù, che vogliamo qui riprodurre. Era, dice egli, maestoso nella figura, dignitoso nella fronte, avea i sopraccigli congiunti, gli occhi vispi, capelli crespi, naso aquilino, bocca ben formata, barba divisa in due, collo flessibile, diti lunghi, piedi graziosi e colore del grano (51).

Giuseppe ebbe da Maria molti figli. Gli Evangelisti parlano di cinque maschi (52), di cui Gesù fu il primogenito (53), e di parecchie femmine. Non si specificano quante queste furono, ma S. Marco assicura che si maritarono tutte a Nazareth (54). S. Matteo però e S. Marco ci hanno conservato il nome dei cinque figli maschi di Maria (55); imperocchè parlando di un tentativo profetico fatto da Gesù nella sua patria, e di cui daremo ragguaglio in seguito, dicono che i suoi concittadini si fossero assai scandalezzati nel sentire che Gesù si annunziava figlio di Dio, ed avessero esclamato: Non è costui il figliuol del falegname Giuseppe? Sua madre non si chiama Maria? Ed i suoi fratelli Giacobbe, Giuseppe, Simone e Giuda, e le sue sorelle non sono presso di noi? Come dice dunque di esser figlio di Dio?

Forse la notizia riferita dal Talmud, dal Midrasch, dai Maestri della scuola Pombeditana, dal Sepher, dalla Historia Jeschuae, e da Celso, intorno al preteso adulterio di Maria, indusse il sig. Renan (56), nel parlare della numerosa figliuolanza di Maria, a dire che questa provenisse da uno o più matrimoni; ma abbiamo visto di sopra quanto quest'assertiva fosse infondata.

Tranne di Gesù, degli altri quattro figli maschi di Maria non si fa menzione alcuna, se non per la opposizione che facevano al fratello (57). Di un solo gli storici contemporanei fanno speciale ricordo, cioè di Giacobbe, il quale molti anni dopo la morte di Gesù, sotto il pontificato di Anano il giovine, fu da quest'ultimo fatto lapidare assieme a taluni altri Giudei (58).

Non bisogna però confondere i germani di Gesù co' cugini suoi. Taluni han preteso che coloro, i quali son dagli Evangelisti chiamati fratelli del Signore, fossero i cugini suoi; ma niente di più inesatto. Forse gli omonimi di due de' cugini, Giacobbe e Giuda, con due dei germani han potuto ingenerare tal dubbio. Pur tuttavia non vi è cosa che gli Evangelisti mettano in maggiore evidenza. In effetti i cugini di Gesù, Giacobbe e Giuda, figli di una sorella di Maria madre di Gesù, chiamata anch'essa Maria, e maritata ad un tale Alfeo o Cleofa, sin dall'esordire di Gesù nella predicazione li veggiamo noverati fra' suoi discepoli e farsi seguaci di lui (59). Per converso, tutti e quattro gli Evangelisti sono di accordo nel dire, che i germani di Gesù e tutta la sua famiglia negarono sempre di credere alla missione divina di lui, e gli fecero una costante opposizione (60). Infine eliminerà ogni dubbio nascente dagli omonimi, il fatto che il Giacobbe cugino di Gesù e figliuolo di Maria Cleofa fosse stato il primo vescovo di Gerusalemme, fatto morire da Erode Agrippa I, col mozzarglisi il capo nell'anno 44 (61), undici anni cioè dopo la morte di Gesù, e nello stesso anno in cui anche Erode Agrippa si moriva (62); laddove il Giacobbe germano venne fatto lapidare da Anano, come abbiamo detto.

Chiudiamo questo capitolo con una avvertenza indispensabile. Esiste una colluvie di libri de' primi tempi del Cristianesimo; gli uni scritti da Ebrei che ravvisarono nella persona di Gesù il Messia (Khrist) promesso loro dai Profeti, e furon perciò più tardi appellati Cristiani; gli altri da Ebrei che ritennero ciò una impostura, e rimasero fedeli all'antica legge di Moisè, attendendola venuta del preconizzato Messia, come l'attendono tuttavia. Gli uni affermavano, gli altri negavano.

Ora è debito dello storico di avvantaggiarsi tanto degli scrittori cristiani che di quelli non cristiani, onde dal loro attrito farne scaturire le verità storiche di cui si va in cerca. È quello che abbiamo fatto sino a questo momento, e che faremo in seguito costantemente. Sinora dal raffronto di simili scritti discrepanti sembra rimanerdimostrato ad evidenza:
  1. Che Gesù fosse figlio della giovine nazarena Maria. In ciò convengono tanto gli scrittori cristiani,che gli anticristiani;
  2. Che marito di lei fosse stato un soldato, poi falegname, a nome Giuseppe Pantera. Anche in ciò convengono gli scrittori delle due sette;
  3. Che il Pantera, il Joseph, il Johanan non sieno che una sola e medesima persona;
  4. Che gli Evangelisti e tutti gli altri scrittori cristiani affermino Giuseppe Pantera essere ebreo; mentre gli scrittori non cristiani de' primi due secoli concordemente dicono che fosse un soldato calabrese venuto in Palestina con la legione calabra inviatavi di guarnigione dai Romani. Ei sembra che gli scrittori cristiani avessero taciuto a disegno siffatta particolarità, ed avessero cercato dimostrare che il Pantera non fosse italiano ma ebreo; imperocchè essi non potevano presentare un immondo straniero per padre putativo del Messia, ed inoltre dovevan farlo passare per discendente di David, onde mostrare adempiuta la profezia di Michea;
  5. Che durante la gravidanza di Maria, Giuseppe fosse fuggito con lei in Egitto. In ciò sono anche di accordo le due sette, sebbene ciascuna l'attribuisca a causa diversa;
  6. Che Giuseppe convisse con Maria per tutta la vita. Anche in ciò sono di accordo le due sette;
  7. Che Giuseppe si ebbe da Maria cinque figli maschi e più femine. Questo fatto è affermato da tutti e quattro gli Evangelisti, e non è contraddetto dagli scrittori non cristiani.
NOTE

  1. vedi: Talmud di Gerusalemme, Sanhedrin, cap. VII - Le annotazioni dei Maestri della scuola Pombeditana. lb - ll Midrasch Coheleth, cap. 13 - Il Sepher Toledoth Jeschu (Libro della generazione di Gesù). Riscontrisi il testo ebraico inserito da G. C. Wagenseil nel trattato intitolato Tela ignea Satanae, pubblicato ad Altdorf nel 1681. Riscontrisi pure la traduzione latina fatta nel secolo XIII dal domenicano Raimondo Martino, ed inserita nel Pugio Fidei. Riscontrisi infine l'altra traduzione latina del certosino Porchet, e la traduzione tedesca fatta eseguire per cura di Lutero - Historia Jeschuae Nazareni. Leida 1705, con note di HIuldrich - Raban Maur, lib. contra Judaeos, n. 40. – Chifflet, int. script. veter. de fide Cathol., pag. 333 - Fhilo, Cod. apocr., pag. 128 - Origene contra Celsum, lib. I, n. 28, 32 - Trattato de tribus impostoribus, ediz. Daelli di Milano, pag. 52 della introduzione - D'Orbach, Moisè, Gesù e Maometto, ediz. di Milano, pag. 132;
  2. V. Talmud, Midrasch, Sepher, Historia, ne' luoghi citati;
  3. Origene contra Celsum, lib. I, n. 31, nota (a);
  4. Chagiga, fol. 77;
  5. Ecco le parole del testo: «... ex vico Judaico sit ortus atque ex matre indigena et paupercula, nendoque victum quaeritante... gravida e milite calabro, cui Panthera nomen erat.» (Celso in Origene, lib. I, n. 28 e 32.);
  6. Raban Maur, lib. contra Judaeos, n. 40; in Chifflet, int. scriptor. veter. de fide cathol., pag. 333.
  7. Ireneo, adv. haeres., lib. III, cap. 11;
  8. Origene contra Celsum, lib. I, n. 32;
  9. Ludovicus Roger., Dissert. polemicoe adversus Judaeos, pag. 389. – Origene contra Celsum, lib. 1, n. 51, nota (a);
  10. S. Matteo, I, 18 e seg.;
  11. S. Luca, II, 5;
  12. Cap. XII.;
  13. Basilius, De humana Christi generatione. – Origene, tractat. 25, in Matth. – Origene contra Celsum, lib. I, n. 31, nota (a). – Ludovicus Roger., Dissert. polemicae adversus Judoeos, pag. 389;
  14. In libro Talmudico Sanhedrin, cap. VII: «Pantherem maritum Mariae fuisse memorant. Quem enim Judoei Marice sponsum Pantherem fuisse dicunt, hunc Celsus non sponsum sed adulterum fuisse dicit.» (Origene contra Celsum, n. 31, lib. I, nota (a));
  15. «A fabro qui sibi illam desponderat». – (Origene, contra Celsum, lib. I, n. 32.);
  16. Joannes Damascenus, de fide orthodoxa, lib. IV, cap. 13;
  17. Epifanius, in Damasc., loc. cit. Haeres. 78;
  18. «Sed unde haec hauserint incertum est et suspicandi locus e corruptis fontibus derivata.» (Origene contra Celsum, lib. I, n. 31, nota (a). – Ludovicus Roger., loc. cit.);
  19. Africanus, in Euseb., hist. eccl., lib. V, cap. 6: «Cum iis colloquutus esse qui se Dominicos, idest Christi cognatos et contribules dicebant, nec Pantheris, nec Bar-Pantheris meminit.»;
  20. «Ex trunco succiso tribus Judae, cui nomen Josephus Panthera». (Sepher Toldos, loc. cit.);
  21. Erodoto, lib. III, 138. - Polibio, lib. III, 88. – Strabone, lib. VI, 196-197. – Plinio, lib. III, 11.;
  22. Il testo dice: «ex trunco succiso tribus Judae» cioè da una regione separata dalla tribù di Giuda, vale a dire da terra straniera. (V. Sepher Toldos Jeschu, proemio.);
  23. Ecco le parole del testo: «Anno sexcentesimo septuagesimo primo, quarti millenarii, in diebus Jannaei Regis, quem alias Alexandrum vocant, hostibus Israelis ingens obvenit calamitas. Prodiit enim quidam ganeo, vir nequam, nulliusque frugis, ex trunco succiso tribus Judae, cui nomen Josephus Panthera ecc.»;
  24. S. Giovanni, XVIII, 28;
  25. Epistola ai Galati, lib. II, 11 a 15;
  26. Vedi: Historia Jeschuae Nazareni di sopra citata, Leida, 1705 - Il Sepher Toldos Jeschuae, con le note del Wagenseil, Altdorf 1681 - D'Orbach, Moisè, Gesù e Maometto, pag. 132 - Trattato de tribus impostoribus, edizione Daelli di Milano, pag. LlI nella introduzione - Commazzi, Politica e religione trovate insieme nella persona del Cristo, Nicoponi, 1706 - Talmud, Sanhedrin, cap. VII - Origene contra Celsum, lib. I, n. 28 e 32. - Midrasch Coheleth, cap. XIII;
  27. D'Orbach, pag. 133;
  28. Sepher Toldos, pr. – D'Orbach, pag. 133;
  29. Cap. II.;
  30. Sepher Toldos, proemio. – D'ORBACH, pag. 333;
  31. Idem, ibidem. – Idem, ibidem.;
  32. Talmud, Sanhedrin, pag. 107;
  33. Ecco le parole di Celso in proposito: «Propter paupertatem in AEgipto mercede operam suam locans, ibi arcanas quasdam artes, quas AEgiptii magni aestimant didicerit, et postea in patriam reversus tantum se propter illas artes extulerit, ut etiam se Deum appellaret. » (V. Origene contra Celsum, lib. I, n. 28.);
  34. S. Matteo, II, 19 e seg.;
  35. S. Luca II, 42 e seg.;
  36. S. Luca, II, 41;
  37. Talmud, Sanhedrin, cap. VII;
  38. Origene contra Celsum, l, 28;
  39. Cap. II.;
  40. S. Matteo, I, 18. – S. LUCA, II, 5;
  41. S. Matteo, XIII, 55 e seg. – S. Marco, VI, 2 e seg. – S. Luca, IV, 28. – S. Giovanni, VII, 5;
  42. S. Giovanni, VII, 5. – S. Matteo, XIII, 55 e seg. – S. Marco, VI, 2 e seg. – S. Luca, IV, 28;
  43. S. Matteo XII, 46 e seg. – S. Marco, III, 31. – S. Luca, VIII, 19 e seg.;
  44. S. Matteo, XIII, 55 e seg. – S. Marco, VI, 1 e seg.;
  45. Sepher Toldos, luogo citato,– Mistrali, Vita di Gesù, edizione di Milano, pag. 173;
  46. Origene contra Celsum, lib. VI, n. 75;
  47. Idem, ibidem;
  48. Eusebio, Storia Eccl., lib. I, cap. 13.;
  49. Paedagog., lib. III, cap. 1.;
  50. De carne Christi;
  51. Origene contra Celsum, lib. VI, n. 75, nota (b);
  52. S. Matteo, XII, 46 e seg.; XIII, 55 e seg. - S. Marco III, 31 e seg. – S. Giovanni, II, 12; e VII, 5, 5, 10. - Atti degli Apostoli, I, 14.;
  53. S. Matteo, I, 25. – S. Luca, II, 7.;
  54. S. Marco, VI, 3;
  55. S. Matteo, XIII, 55 e seg. – S. Marco, VI, 1 e seg.;
  56. Renan, Vita di Gesù, cap.11;
  57. S. Giovanni, VIl, 3 e seg.;
  58. «Anano convocò il Concilio dei Giudei, e menati alcuni a se stesso, fra i quali il fratello di Gesù che si dice Cristo, chiamato Giacobo, quasi facendo contro la legge, accusati gli fece lapidare.» (Giuseppe Ebreo, Antichità giudaiche, lib. XX, cap. 16.);
  59. S. Matteo, X, 2 e seg. – S. Marc0, III, 13 e seg. – S. Luca, VI, 56 e seg.;
  60. S. Matteo, XIII, 55 e seg.– S. Marco, VI, 2 e seg. – S. Luca, IV, 28, – S. Giovanni, VII, 3.;
  61. Atti degli Apostoli, cap. XII, v. 1.;
  62. Giuseppe Ebreo, Antichità giudaiche, lib. XIX, cap. 8.
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