memorie sull'Eliotropismo dell'Heliantus e sulla catalessi del Dracocephalum - Luigi Albano

Luigi Albano
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Memoria sull'Eliotropismo dell'Helianthus e sulla Catalessi del Dracocephalum.

Fino da remotissimo tempo non s’ignorava l’esistenza di alcune piante, le quali si volgevano coi loro fiori verso il sole, seguitando il di lui moto apparente diurno.

Tali piante si dissero Eliotropiche, ed Eliotropismo si chiamò il fenomeno dalle medesime offerto.

E siccome questa particolarità veniva attribuita ora a una, ora a un’altra pianta senza stabilirne nulla di positivo, perciò insorse questione fra i Botanici per determinare qual fosse la vera Eliotropia nella quale, al dir della favola, in trasmutata Clizia (1).

Ma lasciando ad altri tal questione mi farò a parlare del fenomeno che presenta l'Helianthus annus. detto volgarmente Girasole.

A tutti certamente è nota questa bella pianta che trasportata dal nuovo mondo, ovunque si mostra a ornamento sia nei ricchi giardini, sia nei più negletti: nè avvi, io credo, alcuno che ignori chiamarsi Girasole perchè si volge ove il sole si mostra.

Ma sebbene questo fatto assai volgarmente creduto, sia ammesso in opere scientifiche di conto come in quella del De Candolle (2) e del Parlatore (3), nondimeno in questi ultimi tempi è stato negato dall’Egregio mio amico sig. Dott. Moreali (4), e con lui dal Chiariss. sig. Professor Brignoli di Brunnhoff Direttore del Giardino Botanico di quella Città.

Occupato da varie tempo ad osservare i movimenti degli organi delle piante non dovevo al certo lasciare in dimenticanza la verificazione di questo controverso moto.

Perciò mi detti a ripetere le osservazioni già fatte instituendone ancora delle nuove, per le quali mi sono dovuto pienamente persuadere che veruno fino a qui di quelli che trattarono di un tal fenomeno, lo ha esposto con quella accuratezza che sola può portare all’esattezza attualmente richiesta nelle scienze di osservazione.

Infatti basta un semplice esame fatto sopra una pianta di Girasole, per rilevare dalle numerose sue calatidi in varj sensi rivolte, che la direzione loro è all‘atto indifferente alla situazione del sole, e per convincersi quindi che troppo precipitosamente azzardato fosse l’assorto degli Autori primi citati.

Ma se per questo lato torto essi ebbero, nemmeno al sig. Dott. Moreali puole attribuirsi il merito di una osservazione più accurata e diligente su tal pianta, poiché se ciò avesse fatto, si sarebbe accorto che mentre stazionarie restano tanto di giorno che di notte le calatidi bene aperte, non così si contengono quelle in boccio le quali nel giorno si volgono dietro il sole, retrocedendo nella notte, ritornando cioè con moto inverso al posto da dove si partirono sul principiare del giorno innanzi.

Venuto in cognizione di questo fatto alquanto singolare e a mia notizia non per anche avvertito, volli studiarlo sotto varj rapporti, e quindi prolungai le mie osservazioni per più giorni, tenendogli dietro in tutte le ore si del giorno che della notte, e sottoponendolo ancora ad alcuni esperimenti.

I resultati più interessanti, che da questo mio studio ottenni possono ridursi ai seguenti.

  1. Che non si muovono le calatidi quando sono sviluppaio, ma bensì quando sono in boccio in conseguenza di una torzione che avviene nel loro peduncolo.
  2. Che il moto notturno è inverso a quello diurno sempre però effettuandosi dalla medesima parte della pianta.
  3. Che il moto notturno e dipendente da quello diurno, poichè è immobile una calatide in tempo di notte, quando nel giorno per essere stata all’ oscuro non ha subito i soliti moti.
  4. Il moto è più rapido nelle giornate calde che nelle fresche.
  5. Quando per lo scostamento delle brattee dell'antodio incomincia a mostrarsi l’interno della calatide il moto diminuisce, e va questo sempre decrescendo in ragione che si approssima la fioritura, giunta la quale il moto si arresta.
  6. Che i giovani bocci si muovono più celeremente dei più avanzati.
  7. Che a indurre il moto nessuna influenza hanno le brattee, i fiorellini e la stessa calatide, poiché ottenni moto nelle calatidi private di brattee, in quelle in cui erano stati tolti i fiorellini, e ancora nel peduncolo mutilato della intiera sua infiorazione.
  8. Che il moto diurno dipende dall’azione locale della luce sul peduncolo, poiché involgendolo in panno nero, la calatide rimane immobile, mentre che essa si rivolge a seconda del sole, quando essendo all’oscuro per panno nero che la circondi, il suo peduncolo è allo scoperto.
  9. Esistono due periodi giornalieri in cui il moto è nullo e questi corrispondono al levare e al tramontare del sole.
  10. li moto si fa più celere quando si avvicina il meriggio e va continuamente ad aumentare fino alle ore cinque di sera.
  11. La rotazione dei bocci delle infìorazioni avviene in un piano che emerge dal Nord al Sud con l’inclinazione di 45 gr. Però talvolta mi accadde di vederli muovere in un piano verticale e questo in quelle che dalla parte di nord avevo munite di un piano a bianca superficie.
  12. Egualmente che nel giorno, non è nella notte uniforme la lentezza con cui si muovono le calatidi, poiché questa va sensibilmente ad aumentare dopo la mezzanotte essendo tale prima di quest’epoca da descrivere 10 gradi l’ora.

Ho detto che le calatidi non si muovono nella notte quando sieno tenute all’oscuro nel giorno, dirò di più che se per mezza giornata solamente sono illuminate, soltanto per mezza nottata si muovono, fatti, i quali dimostrando la corrispondenza del moto notturno col diurno, indurrebbero a considerarlo siccome una conseguenza di questo.

Ma come il sole con la sua luce vale a determinare questi movimenti di torsione nel peduncolo?

Il De Candoile lo spiega ammettendo un più pronto consolidarsi delle fibre del peduncolo dal lato ove esso è maggiormente illuminato, per cui quelle che si trovano dal lato oscuro continuando ad allungarsi sospingono l’infiorazione a rivolgersi verso la sorgente luminosa, identificando un tal fenomeno con quello che presentano i cauli di quasi tutte le piante allorché crescono in un luogo inegualmente illuminato.

Ma siccome la spiegazione che il De Candelle da di quest’ultimo fenomeno è con valide ragioni confutata dal Ch.
Prof. Pietro Savi, (V. Atti della prima Riunione degli Scienziati Italiani pag. 172-173) e non meno buone sono quelle addotte dall’Egregio sig. Dott. Moreali ( v. art. estr. dal foglio di Modena N. 220. 10 agosto 1843) per dimostrare l’insufficienza della spiegazione dello stesso De Can delle rapporto al fenomeno del Girasole, cosi anche io non posso in conto alcuno abbracciarla, molto più ancora perché in quel modo raziocinando non mi spiegherei al certo il moto notturno, il quale si eseguisce mentre la causa efficace primaria qual'è il sole manca.

Perciò per le cognizioni che possiede attualmente la scienza non potendo dare sufficiente spiegazione di tal fenomeno, concluderò col dire che esso è talmente legato con la vita, da rendersi inespiicabile al pari di tutti i movimenti che si presentano nelle altre piante.

Prima di tralasciare del tutto tal soggetto piacemi di avvertire che mal s’appose il De Candelle a riguardo della causa che rende nutanti, di eretti che sono in sul principio, i peduncoli dei racemi d’Aloe, e quindi che li riporta di nuovo verso la prima loro situazione.

Questa causa che per lui sarebbe la luce è certamente tutt’altra, poiché senza riportare altri argomenti in contrario, basterà solo il dire, che il fenomeno accade ugualmente anche quando la pianta nella sua fioritura si fa soggiornare nella perfetta oscurità.

Concordo poi pienamente col sullodato Botanico di Ginevra a riguardo dell’impassibilità delle infiorazioni dell’Hoya carnosa le quali che che ne dice il Sig. Micheli de Chàteauvieux, mi sono comparse costantemente immobili in tutte le ore del giorno, sia nel peduncolo sia nei peduncoletti parziali.


APPARENTE CATALESSI DEL DRACOCEPHALUM VIRGINICUM

Non è il solo Dracocephalum Moldavica la specie che gode della catalessi, che vada cioè priva di elasticità nei suoi peduncoli, per cui i fiori rimanghino in qualunque situazione forza esteriore li spinge.

Tal proprietà si riscontra in apparenza ancora come già altri disse ( enciclop. Bot. tom. 2. p. 315.) nel Dracocephalum Virginicum, proprietà che in realtà devesi unicamente alla brattee dalla cui ascella proviene il peduncolo, la quale si oppone con la sua pressione all’abbassamento del medesimo quando questo vien rimosso dal suo posto naturale.

Ne è una prova il non eseguirsi il fenomeno di basso in alto, ma solo in senso orizzontale; e di più se si sposta il peduncolo tanto da obbligarlo a uscir fuora dell‘ambito della brattea, o se pure questa si toglie, il fenomeno cessa totalmente.

NB: tratto da memorie del dottor Attilio Tassi, aiuto alla Cattedra di Botanica nell'I. e R. Università di Pisa, anno 1842.
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